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Saprò annodarmi la cravatta a farfalla?

NELO RISI

12 ottobre

      Saprò annodarmi la cravatta a farfalla?
       bilanciare d’un sol colpo le bretelle
       dietro le spalle? questo non altro
       diceva il me stesso turbato quando
5        il mattino saltavo piedi nudi sul loro letto
       e assistevo al rito
       accucciato nello stampo ancora caldo
       ignorando la mamma cui stavo accanto
       per il papà riflesso nello specchio
10        col rasoio a mano libera su una guancia insaponata -
       stranamente quel gesto veloce
       mi ridava la stessa fiducia
       della volta che mi tenne ben saldo tra le gambe
       che mi tolse in due colpi le tonsille
15        e un fiotto del mio sangue
       si rovesciò sullo specchio frontale
       per un attimo accecandolo.

COMMENTO

Compreso nel 1952 fra i sei poeti della “storica” antologia Linea lombarda di Luciano Anceschi, Nelo Risi è apparentato alla tradizione illuministica e morale del Parini e del Manzoni. La sua prima produzione è “postermetica”, anzi postmontaliana, pur conservando l’impronta di un surrealismo alla francese anche nelle immagini della vita “usuale”. Nelle opere della maturità - come in Amica mia nemica, da cui è tratta questa composizione - il suo discorso si fa più ironico, o meglio autoironico, nei confronti di una realtà deludente, ma sempre osservata - direbbe il Parini - “con ciglio asciutto”. Questo ritratto del bambino affascinato dalla figura paterna è netto e chirurgico come la lama di un bisturi e, nel contempo, avvolto in un’aura di affetti poeticamente familiari e di improvvisi risvolti drammatici.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Nelo Risi (Milano 1920), si laurea in medicina come il padre e fratello, il regista cinematografico Dino (1916-2008). Alle prose poetiche di Le opere e i giorni (1941) seguono i versi di L'esperienza (1948), che rievoca la sua partecipazione alla campagna di Russia e l’internamento in Svizzera. Dal 1948 al 1953 vive a Parigi (molte le sue traduzioni da poeti francesi, tra cui Pierre Jean Jouve e Jules Laforgue, raccolte in Compito di francese e altre lingue, 1943-1993, 1994) e poi a Roma. Tra le maggiori raccolte successive: Polso teso, 1956 e 1973; Pensieri elementari, 1961; Dentro la sostanza, 1966; Di certe cose, 1970, premio Viareggio; Amica mia nemica, 1975; Poesie scelte 1943-1975, a cura di Giovanni Raboni, 1977; Di certe cose, poesie 1953-2005, 2006; Né il giorno né l'ora, 2008). Come regista cinematografico, gira film d’impegno civile e di rigorosa moralità, tra i quali Andremo in città (1966); Diario di una schizofrenica (1968), la sua prova migliore; Ondata di calore (1970); Una stagione all'inferno (1971); La colonna infame (1973).