Questo sito contribuisce all'audience di

La visita di Pascal

LEONARDO SINISGALLI

14 novembre

      Pascal venne col solleone
       a casa nostra
       in sembianza di lattaio.
       Non c’era la bottiglia.
5        E fece scivolare
       sotto la porta di servizio
       un breve saluto
       scritto con un mozzicone di matita:
       “Non ò trovato il vuoto”.

NOTE

1 Pascal: Blaise Pascal (1623-1662), tra i maggiori scienziati, pensatori e scrittori francesi, autore dei Pensieri e delle Provinciali, pubblica nel 1647, a ventiquattro anni, il trattato Nuove esperienze riguardanti il vuoto, nel quale riesce a dimostrarne l’esistenza, confutando il pensiero della fisica antica, che lo negava.
3 in sembianza: sotto forma, quasi alludendo ironicamente a una prodigiosa trasfigurazione.

COMMENTO

In questi versi epigrammatici del 1970 (da Il passero e il lebbroso) il “matematico-poeta” Leonardo Sinisgalli pone le piccole cose quotidiane, e il loro tranquillo registro linguistico, al servizio di temi più elevati e, si può ben dire, rarefatti: qui il vuoto, cui Pascal riservò studi approfonditi. La forma vetero-popolare “ò” per “ho” e il bisenso tra il vuoto inteso scientificamente e quello della bottiglia del latte del giorno prima contribuiscono a creare uno scarto mentale e psicologico tra presenza e assenza. Già nel 1945, in Horror vacui, Sinisgalli parla del vuoto e dell’assenza, parola cara a Carlo Bo (L’assenza, la poesia, 1939). Poesia, dice Sinisgalli, come sentimento del nulla, tipico della condizione poetica, quindi “perenne in Pascal, in Mallarmé, in Leopardi”.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Leonardo Sinisgalli (Montemurro, Potenza, 1908 - Roma 1981), dopo gli studi di matematica e la laurea in ingegneria industriale, dal 1934 vive a Milano e a Roma, amico di pittori come Scipione, e lavora per la Olivetti, la Pirelli, la Finmeccanica, l’Eni, l’Alitalia. Nel 1953 fonda, e dirige fino al 1959, la rivista Civiltà delle macchine. Sempre interessato alle “due culture”, quella scientifica e quella umanistica, scrive opere in prosa, tra cui Furor mathematicus (1944), Horror vacui e Fiori pari, fiori dispari (1945), Belliboschi (1948). Molte le raccolte poetiche, tra cui 18 Poesie (1936), Campi Elisi (1939) e Vidi le Muse (1943), di toni ermetizzanti, e le successive, di geometrica nitidezza, che per certi versi potrebbero farlo considerare un anello di congiunzione tra Ungaretti e Montale: I nuovi Campi Elisi (1947), La vigna vecchia (1952), L’età della luna (1962), Il passero e il lebbroso (1970), Mosche in bottiglia (1975, premio Viareggio), Dimenticatoio (1978).