Pellegrinaggio

      In agguato
       in queste budella
       di macerie
       ore e ore
5        ho strascicato
       la mia carcassa
       usata dal fango
       come una suola
       o come un seme
10        di spinalba
                  
       Ungaretti
       uomo di pena
       ti basta un’illusione
15        per farti coraggio
                  
       Un riflettore
       di là
       mette un mare
20        nella nebbia
       Valloncello dell’Albero Isolato il 16 Agosto 1916

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NOTE

1 In agguato: più come un cacciatore che come un uccisore di nemici.
2 budella: i camminamenti delle trincee.
7 usata: francesismo, levigata e consumata.
10 spinalba: biancospino.
13 uomo di pena: altro francesismo, uomo di fatica; ma è un emblematico autoritratto.

COMMENTO

Sin dalle prime composizioni del Porto sepolto, nate - come questa - nel fango delle trincee, si rivela la natura rivoluzionaria della nuova poesia: ecco i “versicoli” privi di rime, gli spazi bianchi, l’assenza di punteggiatura, l’aderenza delle immagini alle sensazioni, ispirata agli haiku giapponesi, alla poesia “pura” di Mallarmé e a quella “cubista” di Apollinaire. Il pellegrinaggio attraverso il mistero e il dolore dell’esistenza trova nell’illusione il coraggio della fede e della speranza. Ma nel fulmineo procedere dall’immersione nel paesaggio alla ‘presa diretta’ di sé e al ‘dolce naufragare’ della chiusa si avverte quella fedeltà agli amatissimi Petrarca e Leopardi che attraverso successive fasi del suo lungo percorso poetico porterà Ungaretti fino ad accensioni barocche.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto 1888 - Milano 1970), di genitori lucchesi emigrati, dal 1912 è a Parigi, ove studia alla Sorbona e conosce poeti, scrittori e artisti francesi e italiani (Cendrars, Breton, Modigliani, Picasso, Braque, De Chirico, Apollinaire). Interventista, nel 1915 è soldato semplice, nelle trincee del Carso. Insegnante e giornalista, vive poi a Parigi, Roma, a Marino. Dal 1938 al 1942 insegna a San Paolo del Brasile. Tornato a Roma, insegna letteratura italiana contemporanea nell’università. Dopo Il Porto Sepolto (1917) e Allegria di Naufragi (1919), poi raccolti in L’Allegria (1931), cui seguono Sentimento del Tempo (1935), Il dolore (1947) e La Terra Promessa (1950), pubblica Un grido e Paesaggi (1952) e Il Taccuino del Vecchio (1960). Del 1945 sono le Poesie disperse, con l’apparato delle continue varianti nelle numerose edizioni; del 1969 Tutte le poesie. Fra le prose sono Il povero nella città (1949), Il deserto e dopo (1961), Saggi e interventi (postumi, 1974); fra le traduzioni sono quelle da Saint-John Perse, Blake, Góngora, Essenin, Paulhan, Shakespeare, Mallarmé, Racine.
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