Madre non dimentico

CESARE VIVALDI

      A nun me sun scurdàu de ti, che ti me
       disgevi, o màe, che “u ventu u nasceva
       da e muntagne e u caàva in t’e maìne,
       cu u ventu ti sei nascìüu ti”. Fasgeva
5        freidu, un utubre frèidu: u gh’èa in finestrun
       darè au letu, e u ventu u ghe batteva
       e sensa fin nìvue gianche. Dimme
       se au ventu ti sei morta ti! Cureva
       troppu u me cö cu u ventu. In t’e maìne
10        trövu a to faccia, e au so che ti sei morta.
       Trövu u to cö duse e amaru in te st’agri
       àsgini d’üga, e toe man sensa fin
       in t’e nìvue, e (so che ti sei morta)
       in t’u me cö u diamante d’ina lagrima.

  • Condividi
PARAFRASI

Non mi sono dimenticato di te, che mi dicevi, o madre, che “il vento nasceva dalle montagne e calava nelle marine, con il vento sei nato tu”. Faceva freddo, un ottobre freddo: c’era un finestrone dietro al letto, e il vento ci batteva, e nuvole bianche senza fine. Dimmi se al vento sei morta tu! Correva troppo il mio cuore col vento. Nelle marine trovo la tua faccia, e lo so che sei morta. Trovo il tuo cuore dolce e amaro in questi aspri acini d’uva, le tue mani senza fine nelle nuvole, e (so che sei morta) nel mio cuore il diamante d’una lacrima.

COMMENTO

Questo sonetto in dialetto ligure, dalle Poesie scelte, affronta con immagini vigorose uno dei temi centrali della poesia lirica di Cesare Vivaldi: il ricordo della madre e il senso della perdita irrimediabile che domina il destino umano. La frase dolente so che ti sei morta, ritmata e ribattuta come la finestra picchiata dal vento (sottolineata dalla frattura in fine verso, fine-strun), vi assume la lenta solennità di una preghiera, conclusa nella durezza di una lacrima nel cuore, pietrificata come un diamante.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


BIO AUTORE
Cesare Vivaldi (Imperia, 1925 - Roma 1999) dal 1933 vive a Roma. Laureato con Giuseppe Ungaretti, giornalista e critico d’arte, docente di storia dell’arte nelle Accademie di Napoli e di Roma, valente latinista, traduttore dell’Eneide di Virgilio, degli Epigrammi di Marziale e dell’Arte d’amare di Ovidio, pubblica numerose raccolte di versi, inizialmente ispirate all’ermetismo, poi al neorealismo, alle forme sperimentali dell’avanguardia e infine a un maggiore abbandono lirico: I porti (1943), Ode all’Europa ed altre poesie (1952), Il cuore di una volta (1956), Dialogo con l’ombra (1960), Dettagli (1964), Esercizi di lettura (1965), A caldi occhi (1973), Una mano di bianco (1978), La parola e la forma (1984), La brace delle parole (1984), Pietra d’Assisi, 1985-1987 (1988), Poesie scelte (1993), Umbria negli occhi (1995), Il colore della speranza (1999), e vari volumi in dialetto: Otto poesie nel dialetto ligure di Imperia, 1951; Poesie liguri, 1960; Poesie liguri vecchie e nuove, 1980, raccolte in La vita sa di buono (1996).
0