Non volano gli anni, è l’uomo

      Non volano gli anni, è l’uomo
       che si affanna a misurare con il tempo
       i cambiamenti della carne, del cuore.
       Infinito dolore lo lega
5        al paradiso perduto senza rimedio.
       Attimi di gioia, idea dell’eterno,
       invenzioni, appelli continui
       per contrastar la discesa. O abbandonarsi
       e rendere dolce la resa.

  • Condividi
COMMENTO

In questi versi, dal volume Una comunità degli animi, che comprende poesie scritte fra il 1992 e il 1995, torna la riflessione esistenziale del poeta Cesare Viviani sulla condizione umana, in una sorta di confronto dialettico tra la natura indifferente e inesorabile e una ricerca ininterrotta del senso della vita. Il linguaggio, che qui, dopo le sperimentazioni giovanili, si rivela nella sua concretezza in forma epigrammatica e ‘naturale’, sembra penetrare all’interno delle cose, nella percezione e forse nell’accettazione – del dolore e del destino.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Cesare Viviani (Siena 1947), dal 1972 a Milano, si laurea in giurisprudenza e in pedagogia; collaboratore di vari giornali, dal 1978 si dedica all’attività di psicanalista. Numerose sono le sue raccolte di versi, dagli echi crepuscolari e postermetici di Confidenze a parole (1971, poi in Summulae 19661972, 1983) a una fase ‘dadaista’ di destrutturazione del linguaggio con L’ostrabismo cara (1973) e Piumana (1977) e a successivi momenti più narrativi con L’amore delle parti (1981) e Merisi (1986) e strutture poetiche di più ampio respiro in Preghiera del nome (1990, premio Viareggio), L’opera lasciata sola (1993), Cori non io 1975-1977 (1994), Una comunità degli animi (1997), Silenzio dell’universo (2000); seguono Passanti (2002), Poesie 1967-2002 (2003), La forma della vita (2005), Credere nell'invisibile (2009, premio Pen), Infinita fine (2012). Del 1987 è il romanzo Folle avena (1987). La sua produzione saggistica comprende La scena (1985), Pensieri per una poetica della veste (1988), Il mondo non è uno spettacolo (1998) e i saggi psicanalitici Il sogno dell’interpretazione (1989, 1991, 2006) e L’autonomia della psicanalisi, 2008). Raffinato traduttore da Verlaine (Feste galanti, 1979; Feste galanti - La Buona Canzone, 1988; Il profilo lieve delle voci antiche, 1998), nel 1978-79 cura, con Tomaso Kemeny, gli atti dei convegni Il movimento della poesia italiana negli anni settanta (1979) e I percorsi della nuova poesia italiana (1980).
0