10 maggio 2013

Le fabbriche del futuro (in 3D)

di Eleonora Ferroni

Si chiamano Fab Lab (Fabrication Laboratory) e sono delle vere e proprie officine per la fabbricazione di oggetti dal virtuale al reale. Sono dei laboratori al cui interno è possibile trovare diverse tecnologie per realizzare oggetti personalizzati. Insomma, se avete progettato un oggetto, vi basta portare una chiavetta USB con il file da trasformare in manufatto con una delle stampanti 3D a disposizione.
Dotati di strumenti e macchinari flessibili, generalmente controllati da computer, i Fab Lab possono lavorare su diverse scale di grandezza e differenti materiali e possono produrre anche oggetti tecnologici, generalmente concepiti come prerogativa della produzione di massa. In un paese dove le piccole e medie imprese non investono in ricerca e sviluppo per mancanza di fondi e ogni giorno non si fa altro che parlare della crisi del settore manifatturiero, i Fab Lab sono centri dove fare sperimentazione e realizzare prototipi a basso costo. Un’economia a chilometri zero, perché i centri di stampa stanno piano piano aprendo in tutte le grandi città: l’ultimo esempio, appena nato, è il 3DiTALY a Roma, una sorta di copisteria in cui invece di fare le fotocopie si possono stampare oggetti in 3 dimensioni. L'obiettivo finale è riportare l'industria manifatturiera in casa.
In Italia ce ne sono già diversi di Fab Lab, e la mappa sembra allargarsi a macchia d’olio, tra quelli già esistenti e quelli in procinto di apertura. L’idea è americana: il primo a porre le basi di questa attività è stato nel 2003 il MediaLab del Massachussets Institute of Technology (MIT). In Italia il capofila del progetto è Massimo Banzi, ma è stato sostenuto fin dall’inizio da numerosi esponenti della comunità scientifica come anche dai media. Da Nord a Sud la comunità dei cosiddetti “fabbers” (makers in inglese) cresce a vista d’occhio a partire da Torino, sede della prima officina 3D, passando per Reggio-Emilia e Trento. Ma poi anche a Milano, Bologna, Firenze, Roma, e le startup di Novara, Pisa, Napoli e Palermo. Nel marzo del 2011 viene aperto uno laboratorio provvisorio a Torino in una delle mostre celebrative dei 150 anni dell'unità d'Italia, Stazione Futuro, e questa installazione con una piccola stampante 3D e una tagliatrice laser, diventa meta di un pellegrinaggio quotidiano di curiosi. Nel febbraio del 2012 sempre a Torino apre il primo Fab Lab, si chiama Officine Arduino, un omaggio al mini computer da venti euro inventato a Ivrea e diventato uno strumento indispensabile dei makers di tutto il mondo perché consente facilmente di sperimentare a basso costo.
Ma in cosa consiste l’attività dei fabbers? Lo strumento principale utilizzato nei Fab Lab sono le stampanti 3D. Con l’utilizzo del programma CAD si esportano i file dei progetti nel formato standard per la stampa 3D e sarà poi la stampante e il suo software a fare tutto il lavoro: l’oggetto progettato verrà sezionato in tanti strati che saranno stampati in sequenza, uno sopra all’altro. Per adesso i materiali a disposizione sono il metallo, la plastica e la ceramica. Questo tipo di stampanti professionali non hanno ancora raggiunto un costo abbordabile ai più e arrivano a costare anche 10mila euro. Ce ne sono però in commercio anche per mille euro, ma se volete un risultato ottimale affidatevi agli esperti e ai centri specializzati. Con le stampanti 3D sarà possibile realizzare praticamente qualsiasi cosa: semplici oggetti di uso quotidiano, tessuti del corpo umano (stampanti per uso medico), cemento per le costruzioni, seta per l’abbigliamento.
In dotazione i fabbers hanno anche una macchini a taglio laser, una fresa a controllo numerico o una macchina per la prototipazione rapida. Potrebbero sembrare macchinari complicati da utilizzare, ma non è così. Chiunque può imparare, anche grazie ai corsi organizzati negli stessi laboratori.
L’idea nasce dalla prototipazione e si evolve nel concetto di produrre oggetti personali e personalizzati, o comunque prodotti distribuiti in pochi pezzi nel mondo. Cosa si potrebbe stampare? Pensate di poter creare un case originale per lo smartphone, adesso è possibile e in Rete esistono centinaia di esempi già in vendita. Oppure di poter realizzare oggetti di design, accessori di moda o qualsiasi altro oggetto. Oggi è possibile.
Oltre alla stampante 3D, l’altro tool fondamentale è una piccola piattaforma elettronica chiamata Arduino e creata proprio da Massimo Banzi, una piattaforma elettronica open-source che permette di rendere smart le nostre creazioni.
Oltre ai luoghi dove stampare fisicamente gli oggetti, in tutta Italia vengono promosse iniziative per sostenere questo movimento rivoluzionario dell’artigianato manifatturiero. Workshop e convegni sono ormai all’ordine del giorno e servono a promuovere la cultura dei Fab Lab in tutta Italia.
La particolarità di queste officine è che non sono solo delle botteghe artigianali 2.0, ma spazi open source dove condividere le conoscenze e fare rete tra professionisti. Un designer può modificare un progetto o un modello di un oggetto ideato da altri e da lì partire per realizzare altri oggetti. Il mondo dei fabbers sta diventando una rete, grazie anche ai social media, come Facebook, dove è nato un gruppo, Fabber in Italia, che raccoglie idee, testimonianze, suggerimenti di moltissimi makers italiani e non solo e ospita discussioni su scala nazionale sui temi della produzione p2p alternativa, il DIY, la Maker culture, il Fabbing, gli Hackerspace, i Fablabs, l'openHW, l'openWear e molto altro.

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