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Nonne d’Italia in cucina - Cibreo fiorentino

Daniele De Michele
Il cibo è un concentrato di memoria, salvaguardia di un patrimonio, rappresentazioni simboliche, prisma perfetto attraverso cui osservare e raccontare i mutamenti del mondo. Perchè raccontare una ricetta significa raccontare la storia di chi la racconta.

Come si può raccontare la cucina italiana? Il cibo è un linguaggio, è lo strumento attraverso cui si tramanda una storia, familiare, paesana, collettiva. Donpasta si è fatto invitare a pranzo da venti nonne, una per regione, gente comune di tutta Italia per un viaggio nelle cucine familiari della penisola. Un viaggio in tutte le regioni per parlare di ciò che si è salvato delle cucine popolari, di ricette che ancora oggi rappresentano il pregio e l’orgoglio della cucina italiana nel mondo, grazie alla memoria di queste persone. Ogni incontro una ricetta regionale, come sfondo di una conversazione più ampia che permette di raccontare l’Italia tutta, e capire cosa sia stato conservato dell’immenso patrimonio culinario e cosa rischia di perdersi e del perché si smarriscono.

Toscana - Firenze
Mara Nesi Romanelli - Macellaia
Piatto antichissimo della cucina fiorentina, sorta di frittata a base di interiora del gallo, praticamente una delle cose più povere che la natura può darci. Si usa proprio tuttò: i dorelli, la milza, la cresta, i cuori. La presenza del limone con le uova permette di dare risalto al piatto. La signora Mara, macellaia per tutta la vita, ha una tale consapevolezza della sua cucina che è capace di spiegare passaggio per passaggio le differenze sostanziali tra il suo cibreo e quello descritto dai maestri della cucina italiana, come Artusi.
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