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Nonne d’Italia in cucina - Polenta Concia

Daniele De Michele
Il cibo è un concentrato di memoria, salvaguardia di un patrimonio, rappresentazioni simboliche, prisma perfetto attraverso cui osservare e raccontare i mutamenti del mondo. Perchè raccontare una ricetta significa raccontare la storia di chi la racconta.

Come si può raccontare la cucina italiana? Il cibo è un linguaggio, è lo strumento attraverso cui si tramanda una storia, familiare, paesana, collettiva. Donpasta si è fatto invitare a pranzo da venti nonne, una per regione, gente comune di tutta Italia per un viaggio nelle cucine familiari della penisola. Un viaggio in tutte le regioni per parlare di ciò che si è salvato delle cucine popolari, di ricette che ancora oggi rappresentano il pregio e l’orgoglio della cucina italiana nel mondo, grazie alla memoria di queste persone. Ogni incontro una ricetta regionale, come sfondo di una conversazione più ampia che permette di raccontare l’Italia tutta, e capire cosa sia stato conservato dell’immenso patrimonio culinario e cosa rischia di perdersi e del perché si smarriscono.

Trentino Alto Adige - Trambileno (Rovereto)
Luigina Marcella Speri - Contadina e insegnante di Yoga
Piatto della festa, per i contadini, per il freddo. Si mette ciò che si ha, formaggio, tanto, tantissimo e la Lucanica, salsiccia freschissima di maiale. Farina gialla non setacciata, per far polenta abbastanza corposa. Come dice Luigina, “la polenta va fatta con la cucina economica con paiolo di rame. Va fatta li, altrimenti chiamatela in altro modo, pseudo-polenta”. Di famiglia di mezzadri, impara a far la contadina da loro per poi farne mestiere in montagna. “E’ importante conservare la tradizione. Dove mi appoggio se non ho la tradizione, perché non ho un appoggio e i libri non sono sufficienti per trasmettere. Ci vuole la pratica”.
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