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Nonne d’Italia in cucina - Polenta con salame, cipolle e aceto

Daniele De Michele
Il cibo è un concentrato di memoria, salvaguardia di un patrimonio, rappresentazioni simboliche, prisma perfetto attraverso cui osservare e raccontare i mutamenti del mondo. Perchè raccontare una ricetta significa raccontare la storia di chi la racconta.

Come si può raccontare la cucina italiana? Il cibo è un linguaggio, è lo strumento attraverso cui si tramanda una storia, familiare, paesana, collettiva. Donpasta si è fatto invitare a pranzo da venti nonne, una per regione, gente comune di tutta Italia per un viaggio nelle cucine familiari della penisola. Un viaggio in tutte le regioni per parlare di ciò che si è salvato delle cucine popolari, di ricette che ancora oggi rappresentano il pregio e l’orgoglio della cucina italiana nel mondo, grazie alla memoria di queste persone. Ogni incontro una ricetta regionale, come sfondo di una conversazione più ampia che permette di raccontare l’Italia tutta, e capire cosa sia stato conservato dell’immenso patrimonio culinario e cosa rischia di perdersi e del perché si smarriscono.

Friuli Venezia Giulia - Cividale del Friuli
Antonietta Bonessi - Produttrice di vino
La polenta è buona con tutto, ma tanto c’era solo quella, allora bisognava variare. Poi dopo il molto lavoro nei campi al freddo, c’era da far qualcosa di sostanzioso sapendo che non c’era nulla di sostanzioso date le poche economie a disposizione. Tanta, tantissima cipolla, il salame e l’aceto a dar freschezza, acidità, saggiamente per sgrassare. La cucina economica per regolare il fuoco e cuocere molto molto lentamente. La polenta tagliata al filo. Rituale geometrico, elementare, saporito.
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