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L’ULTIMO GRIDO

L’ULTIMO GRIDO

La vita degli ebrei italiani durante le Leggi razziali

Con il ritrovamento e la lettura di quattro lettere, vengono ripercorse le storie di vita di quattro cittadini italiani di religione ebraica rimaste ai margini della Storia. È dalla dimensione privata che bisogna partire per comprendere le vicissitudini di Francesca, Stefano, Monica e Francesco, i quattro protagonisti di questa web-serie, e non è un caso se la lettera è stata scelta come emblema del viaggio che ci porta a ritroso nel tempo. Nel contrasto tra “spazio privato-libertà” e “spazio pubblico-negazione” si poggiano le fondamenta di una comunità che, come nessun’altra, tentò di non piegarsi alla bieca violenza. Fino a quando le porte di casa rimangono invalicabili viene coltivata una speranza, nutrita dalla fede e dalla cultura; nel momento in cui verrà violata la dimensione privata-familiare, mediante rastrellamenti e deportazioni, inizierà la «persecuzione delle vite» e il periodo più fosco della storia del Novecento. Le epistole diventano veri e propri luoghi della riflessione, della paranoia, del ripensamento, della scissione, dell’auto-analisi, del malessere, dell’intimità, della resistenza e della libertà. L’ultimo grido racconta da una prospettiva diversa gli anni tra il 1938 e il 1943.

DUCE PENSACI!

Dopo la pubblicazione de Gli ebrei in Italia di Paolo Orano (primavera 1937), dopo il Manifesto della Razza degli scienziati fascisti (14 luglio 1938), e l’Informazione diplomatica n.18 (5 agosto 1938), gli animi degli italiani di religione ebraica si caricarono di tensione. Le Leggi razziali varate nel settembre del ‘38, e seguite da decreti che, successivamente, furono ampliati, precisati e progressivamente convertiti in legge, segnarono il prima e il dopo di una generazione intera. Sin da subito, moltissime persone scrissero lettere a Mussolini appellandosi ai valori risorgimentali, alla fedeltà alla nazione e al fascismo. Vittoria Levi, nel luglio del ’38, si rivolge a Vito Mussolini, figlio di Arnaldo, direttore del Popolo d’Italia mettendo in chiaro di parlare da italiana a italiano; Valfredo Segre invia una lettera di dimissioni dall’esercito in cui rinuncia ai gradi, alle decorazioni e parte per l’America; la professoressa Olga Debenedetti, invece, da Torino arriva a Roma decisa a non tornare a casa senza prima aver avuto un colloquio con Mussolini. I documenti sono tanti ed interessanti, come la richiesta di non licenziamento dell’ingegnere De Benedetti sottoscritta dal Presidente della Fiat Giovanni Agnelli. Le lettere al Duce rappresentano, forse, la microstoria della Shoah in Italia, tuttavia sono di estremo interesse poiché tracciano una testimonianza viva attraverso cui leggere il cambiamento emotivo degli ebrei italiani. Qui Stefano, ebreo veneziano, dipendente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, viene improvvisamente licenziato dopo molti anni di onorato servizio.
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