Maschere di guerra - Incroci - Stefano Muroni

MASCHERE DI GUERRA
La prima grande esperienza collettiva degli italiani, contadini ed operai, adulti e bambini, soldati e civili, da nord a sud, legati da un unico destino, trascinati nell’abisso della guerra più violenta mai vista prima, la Grande Guerra. Milioni di esseri umani conobbero la precarietà dell’esistenza, divenuti all’improvviso protagonisti di un meccanismo distruttivo che ebbe come epilogo la morte di massa. Le donne, grandi protagoniste di quei momenti, diedero prova di svolgere attività appannaggio degli uomini: impiegate nell’industria bellica, al fronte o come braccianti agricole, attesero i mariti, i figli, soccorsero soldati. I diari, le memorie scritte, le lettere inviate a casa e gli album restituiscono i sentimenti di chi ha visto i propri sogni soccombere nel fango delle trincee, la speranza di chi uscì vivo dal conflitto e il dolore di chi si portò appresso i segni delle trasformazioni del corpo, mutilazioni e nevrosi. Gli uomini divennero maschere di guerra in cerca di un’identità perduta. Tutti hanno provato a raccontare e tutti hanno ricordato. Ognuno a proprio modo. Maschere di guerra racconta la storia della prima guerra mondiale attraverso storie di persone comuni coinvolte e travolte da un evento eccezionale.

INCROCI
Migliaia di uomini e donne trentini e giuliani che parlavano e scrivevano in italiano o in dialetti italici come l’istriano, ma sudditi austriaci, furono trascinati nell’ingranaggio della storia e portati nel cuore dell’Europa. Nel 1914 l’imperatore li mandò a combattere contro i russi in Serbia e Galizia o li allontanò dalle zone di confine per timore di manifestazioni di infedeltà. In 25 mila, circa, furono fatti prigionieri e rinchiusi nei campi di internamento in Siberia. Molti di loro furono liberati perché si dichiararono irredenti ed essendo italiani erano legati a un Paese alleato della Russia. Le lancette della storia, però, erano pronte a rimettersi in moto: con la Rivoluzione d’ottobre gli italiani furono catapultati in un Paese in fiamme, dilaniato dalla guerra civile. A migliaia riuscirono a raggiungere in modo rocambolesco Tientsin, una piccola colonia italiana in Cina, altri combatterono contro i bolscevichi a Irkutsk, Vladivostok, fino all’estate del 1919 e tornarono a casa nel 1920 in un’Italia totalmente trasformata. Un fante goriziano riuscì a fuggire a questo destino abbandonando appena in tempo Gorizia e arruolandosi nell’esercito italiano. La diffidenza nei suoi confronti da parte dei soldati italiani si intreccia alla storia del fratello rimasto a Gorizia e reclutato nelle file austriache.
© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata
Vedi altri video della stessa sezione
Ultimi Video
I piu' visti
0