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L'ultimo grido

L’ULTIMO GRIDO

L’ULTIMO GRIDO

La vita degli ebrei italiani durante le Leggi razziali

Con il ritrovamento e la lettura di quattro lettere, vengono ripercorse le storie di vita di quattro cittadini italiani di religione ebraica rimaste ai margini della Storia. È dalla dimensione privata che bisogna partire per comprendere le vicissitudini di Francesca, Stefano, Monica e Francesco, i quattro protagonisti di questa web-serie, e non è un caso se la lettera è stata scelta come emblema del viaggio che ci porta a ritroso nel tempo. Nel contrasto tra “spazio privato-libertà” e “spazio pubblico-negazione” si poggiano le fondamenta di una comunità che, come nessun’altra, tentò di non piegarsi alla bieca violenza. Fino a quando le porte di casa rimangono invalicabili viene coltivata una speranza, nutrita dalla fede e dalla cultura; nel momento in cui verrà violata la dimensione privata-familiare, mediante rastrellamenti e deportazioni, inizierà la «persecuzione delle vite» e il periodo più fosco della storia del Novecento. Le epistole diventano veri e propri luoghi della riflessione, della paranoia, del ripensamento, della scissione, dell’auto-analisi, del malessere, dell’intimità, della resistenza e della libertà. L’ultimo grido racconta da una prospettiva diversa gli anni tra il 1938 e il 1943.

I MURI DI TORINO

Dopo le Leggi razziali dell'autunno del 1938, i torinesi di religione ebraica presero a riunirsi nella zona vicina alla Sinagoga: via San Pio V, via Galliari, via Sant'Anselmo, via Goito, via Berthollet, via Bidone, via Orto Botanico, sede dell'orfanotrofio, piazza Santa Giulia, sede dell'ospizio. Nell’autunno del 1941, la campagna antisemita assume toni preoccupanti: sui muri della città vengono affissi manifesti inneggianti all’odio antiebraico e il portone della Sinagoga è dato alle fiamme. Sono i primi segnali allarmanti della tragedia incombente. La storia della città si collega a quella nazionale: Monica, una donna sola, cammina disperata sotto la pioggia per le vie del centro. Sono passati pochi giorni dall’affissione di manifesti e volantini con su scritti i nominativi degli ebrei della città. La protagonista, rivolgendosi al marito morto a New York, si interroga sulle azioni svolte e sugli ideali da lei professati.
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