Maschere di guerra

Maschere di guerra - Dietro la maschera - Claudio Santamaria

MASCHERE DI GUERRA
La prima grande esperienza collettiva degli italiani, contadini ed operai, adulti e bambini, soldati e civili, da nord a sud, legati da un unico destino, trascinati nell’abisso della guerra più violenta mai vista prima, la Grande Guerra. Milioni di esseri umani conobbero la precarietà dell’esistenza, divenuti all’improvviso protagonisti di un meccanismo distruttivo che ebbe come epilogo la morte di massa. Le donne, grandi protagoniste di quei momenti, diedero prova di svolgere attività appannaggio degli uomini: impiegate nell’industria bellica, al fronte o come braccianti agricole, attesero i mariti, i figli, soccorsero soldati. I diari, le memorie scritte, le lettere inviate a casa e gli album restituiscono i sentimenti di chi ha visto i propri sogni soccombere nel fango delle trincee, la speranza di chi uscì vivo dal conflitto e il dolore di chi si portò appresso i segni delle trasformazioni del corpo, mutilazioni e nevrosi. Gli uomini divennero maschere di guerra in cerca di un’identità perduta. Tutti hanno provato a raccontare e tutti hanno ricordato. Ognuno a proprio modo. Maschere di guerra racconta la storia della prima guerra mondiale attraverso storie di persone comuni coinvolte e travolte da un evento eccezionale.

DIETRO LA MASCHERA
In che modo trattare i tanti soldati colpiti da tremori, paralisi, amnesie e tanti altri sintomi, in assenza di lesioni? Questa domanda mise in crisi molti medici militari che si occupavano di rimettere in sesto i soldati. Molti soffrivano di una patologia nuova, causata dalla crudeltà e dalla spersonalizzazione della guerra moderna: bombardamenti interminabili, bombe chimiche, assalti improvvisi. Gaetano Boschi, neurologo, docente universitario e vicedirettore del Manicomio provinciale di Ferrara, fu chiamato a fondare a Ferrara il primo Ospedale Militare per nevrosi di guerra presso la Villa del Seminario, messa a disposizione della Sanità Militare dall’allora arcivescovo. La città estense divenne uno dei centri principali di sperimentazione per la medicina militare e presero avvio iniziative come le riunioni medico-militari alle quali parteciparono stimati studiosi come Luigi Cappelletti, Nando Bennati, Corrado Tumiati. Boschi, che nel 1915 aveva già pubblicato per l’editore Rava “La nevrosi traumatica in guerra”, capì per primo che la guerra moderna fosse da collegare a molte forme di nevrosi. Come spiegato nell’importante saggio dello storico Leonardo Raito, Gaetano Boschi. Sviluppi della neuropsichiatria di guerra (1915-1918), il prof. Boschi voleva distinguere le diagnosi e le cure delle malattie mentali presenti nei civili da quelle che insorgevano nei militari impegnati al fronte. A Villa del Seminario furono ricoverati, nel 1916, anche Carlo Carrà e Giorgio De Chirico. In una di quelle stanze iniziarono l’indagine metafisica e dipinsero alcune delle loro opere più importanti come “Le muse inquietanti” e “Ettore e Andromaca”.
Testi di riferimento: Leonardo Raito, Gaetano Boschi. Sviluppi della neuropsichiatria di guerra (1915-1918), Roma, Carocci, 2010
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