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Senza terra

VOCI DI R-ESISTENZA
Voci di R-esistenza è un viaggio storico-emotivo in cui viene ripercorsa l’Italia, da Sud a Nord, dopo settant’anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale. La storia orale si interseca con la letteratura, il teatro di narrazione incontra il cinema, generi e stili si contaminano tra loro: in scena viene portato il dramma dell’uomo turbato dal peso degli eventi della Storia. La lancetta dell’orologio torna indietro per ascoltare il pensiero e il respiro, ora affannoso ora apatico, di uomini e donne testimoni di atti di ferocia collettivi e individuali. Il viaggio storico-emotivo, suddiviso in quattro tappe distinte, si trasforma in un viaggio nella memoria, dove la memoria resiste opponendosi all’oblio e al pericolo del presente permanente.

Senza terra
«Per la nostra e la vostra libertà noi soldati polacchi demmo l’anima a Dio, i corpi alla terra d’Italia, alla Polonia i cuori». Sono le parole incise da un soldato polacco sull’obelisco del Monte Calvario, nei pressi di Montecassino, in memoria dei caduti del II Corpo d’Armata. L’incredibile storia dell’esercito che ha combattuto contro i totalitarismi del Novecento è un’odissea che comincia nel 1939 col Patto Ribbentrop-Molotov e la successiva spartizione della Polonia, passa per la Siberia, la Persia, il nord Africa e si conclude in Italia. Nella Polonia occupata dai nazisti i polacchi furono deportati o massacrati, nella Polonia orientale, invece, furono vittime del comunismo sovietico: massacrati nella foresta di Katyn o deportati nei gulag. Liberati da Stalin in seguito all’attacco tedesco della Russia nel giugno 1941, costituiranno nel 1943 in Iraq il II Corpo d’Armata. Da lì saranno trasferiti in Palestina e poi in Egitto e, tra il dicembre dello stesso anno e l’aprile del 1944, in Italia per prender parte alla Campagna d’Italia, inquadrati nell’VIII Armata britannica. I polacchi, guidati dal generale Anders, si rivelarono decisivi per vincere la quarta battaglia di Montecassino, liberarono Ancona e tutta la fascia costiera, fino a Bologna, entrandovi per primi all’alba del 21 aprile 1945.
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