di Stefano Polli*
Dopo un lunghissimo periodo d’incertezze e delusioni, qualche piccolo segnale di ripresa europea comincia ad emergere. Non c’è da gridare al miracolo, né pensare che l’Europa abbia risolto tutti i suoi problemi storici e strutturali. Eppure un piccolo cambio di rotta è finalmente percepibile.
L’Unione Europea continua ad avere difficoltà enormi nel parlare con una voce sola e nel presentarsi compatta negli scenari internazionali. La vicenda libica con la “deriva francese” lo dimostra ampiamente. Il ritardo nel reagire alla rivolta siriana lo conferma. La titubanza nell’avere una comune politica estera verso una primavera araba che vive un momento di forte stallo lo ribadisce.
Sarà ancora molto difficile la costruzione di una vera politica europea e i grandi dell’UE continueranno ad avere singole politiche nazionali nelle sfide globali di inizio millennio per ancora molto tempo.
Ma, costretta dall’emergenza economica e dalla più profonda crisi finanziaria dal 1929 ad oggi a prendere decisioni in tempi veloci, l’Europa, pur nella babele dei suoi tanti linguaggi, è riuscita a individuare un percorso per provare a uscire dalle secche della crisi.
La Germania traina la (debole) ripresa economica dell’UE
Prima di tutto c’è da segnalare una significativa ripresa dell’economia, dopo lunghi anni di crisi con la locomotiva tedesca che ha ripreso a correre a ritmi dimenticati, trascinando il resto dell’UE.
Più ordine nei conti degli Stati
Nel vertice di primavera, tenutosi a marzo, i 27 hanno anche deciso di chiedere più sforzi ai singoli Paesi affinché tengano più in ordine i loro bilanci.
La crisi dei debiti sovrani resta una grave minaccia per la stabilità dell'Eurozona. E i leader europei hanno deciso di dettare la linea per la stesura delle prossime Finanziarie, chiedendo maggiori sforzi ai Paesi con i conti più in disordine. A questo c’è da aggiungere che le manovre economiche dei singoli Stati saranno coordinate attraverso il semestre europeo, vale a dire una sorta di presa di visione da parte della Commissione di tutte le finanziarie nei primi sei mesi dell’anno.
I Paesi più in difficoltà dal punto di vista economico sono invitati a spingere sull'acceleratore sul fronte del consolidamento dei propri bilanci.
Il messaggio dei capi di Stato e di governo della UE è chiaro: il risanamento dovrebbe essere accelerato negli Stati membri che versano in una situazione di forte disavanzo strutturale o di livello del debito pubblico molto alto o in rapida crescita. Le indicazioni del Consiglio UE sono precise: le politiche di bilancio per il 2012 dovrebbero mirare a ripristinare la fiducia, assicurando la sostenibilità del trend del debito e garantendo che i disavanzi siano ricondotti al di sotto del 3% del Pil, secondo la tempistica convenuta dal Consiglio.
Per ogni Paese, infatti, è stata fissata una scadenza.
A tal fine è necessario, nella maggior parte dei casi, un aggiustamento strutturale su base annua ben superiore allo 0,5% del Pil.
Gli sforzi in materia di risanamento di bilancio devono essere integrati da riforme strutturali a sostegno della crescita. Tutto ciò va inquadrato nell'ambito proprio del semestre europeo, inaugurato all'inizio di quest'anno e finalizzato a uno stretto coordinamento tra le Finanziarie dei vari Paesi.
Tutti gli Stati, in pratica, dovranno tradurre le priorità indicate in sede UE in misure concrete che saranno inserite nei rispettivi programmi di stabilità e nei programmi nazionali di riforma.
Un mistero delle finanze europeo
Ma il segnale più forte del cambiamento delle prospettive europee viene dalla proposta per la creazione di un Ministero delle Finanze europeo. Si tratta di una proposta davvero rivoluzionaria e che porterebbe a una concreta governance comune dell’economia.
D’altra parte, la crisi dei debiti sovrani ha portato alla luce tutte le discrepanze di una unione monetaria incompleta in seno all'UE. Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, che a novembre lascerà la guida dell'Istituto a Mario Draghi, ha lanciato quindi un appello ai Paesi membri affinché venga creato un Ministero delle Finanze Europeo per rafforzare il progetto della moneta unica e meglio coordinare le politiche di bilancio. L'eventuale Ministero delle Finanze europeo, secondo Trichet, non dovrebbe necessariamente gestire un budget federale ma sarebbe responsabile per la vigilanza sulle politiche di bilancio e di competitività dei Paesi membri, per l'assistenza fiscale degli Stati che sforano i parametri comunitari. Inoltre, avrebbe il compito di svolgere tutte le funzioni esecutive in un'ottica di integrazione del settore finanziario dell'Unione e rappresentare l'Eurozona nelle istituzioni finanziarie internazionali. Questa riforma della governance della UE, sottolinea Trichet, dovrà comunque essere decisa dal "popolo europeo". Più di una volta il presidente della BCE ha manifestato il proprio malumore davanti al modo con cui i ministri delle finanze di Eurolandia hanno affrontato e affrontano il nodo dei debiti sovrani.
L'Eurotower, in effetti, si è dovuto accollare tutto il peso della crisi, varando misure di stimolo, come quella di ridurre i tassi al minimo storico, e intervenendo sul mercato per acquistare i titoli di Stato dei Paesi sull'orlo della bancarotta.
È giunto il tempo di cedere a una istituzione sovranazionale un'altra fetta di sovranità nazionale.
Ma l’idea di Trichet dovrà inevitabilmente scontrarsi con le gelosie di Parigi e Berlino.
*Caporedattore Affari internazionali dell'agenzia ANSA
Pubblicato il 15/06/2011
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