Europa attore globale nella crisi finanziaria

Immagine tratta dal sito: www.vnet.org.uk

a cura di Stefano Polli*

In uno dei momenti più difficili e più duri per l’economia mondiale da molti decenni a questa parte, l’Europa – dopo un lungo periodo di incertezze – ha saputo ritrovare la determinazione e la coesione che spesso erano mancate negli ultimi anni. La crisi dei mutui subprime – diventata molto velocemente una crisi finanziaria globale dai contorni ancora da definire pienamente – ha avuto almeno il merito di scuotere l’Unione europea dal torpore nel quale era caduta da quasi tre anni, da quando il no dei cittadini olandesi e francesi al referendum costituzionale ha fatto precipitare l’Europa in una profonda crisi istituzionale e politica.
I 27 nelle ultime settimane hanno dimostrato di saper reagire con tempestività e di saper tenere i nervi a posto nel momento in cui dall’altra parte dell’Atlantico a molti stanno in realtà tremando le vene dei polsi.
L’Europa in questo momento appare sempre di più come il punto di riferimento irrinunciabile per una soluzione della crisi, l’unico attore in grado di fare proposte concrete e lungimiranti, capaci, almeno in parte, di tenere a freno mercati impazziti e borse fuori controllo.
Al confronto, le decisioni e gli atteggiamenti americani sono stati giudicati dai vertici finanziari mondiali come imprecise e fuori fuoco, non in grado di trasmettere fiducia e speranze.

Europa e Usa, destini comuni ma ricette diverse
La grande novità di questa crisi è stata proprio la capacità europea di muoversi per tempo e di saper rimediare ad alcuni errori di misura americani. Il piano del ministro del tesoro Usa Henry Paulson non era infatti piaciuto ai mercati e, subito, non era sembrato all’altezza di una crisi con pochi precedenti.
L’idea europea – proposta inizialmente dalla Gran Bretagna di Gordon Brown – di una garanzia pubblica sul mercato interbancario, vero punto nodale della crisi, si è subito mostrata vincente almeno nel breve periodo. Questa iniziativa è riuscita a frenare la valanga della crisi anche se è chiaro a tutti che siamo di fronte a una situazione davvero unica e che imporrà nuove iniziative e nuovi provvedimenti nelle prossime settimane e nel medio e lungo periodo.
L’Europa insiste – di fronte a una sostanziale resistenza passiva degli Usa – per una rivisitazione e rifondazione di tutta la struttura istituzionale della finanza globale per evitare che, in futuro, si ripresentino le mancanze e gli errori che hanno portato alla crisi attuale. È sicuramente questa la strada da seguire, con una certa fretta, anche se da Washington si continua a storcere il naso di fronte a quella che sembra una necessità non più rinviabile.
D’altra parte, gli Stati Uniti sono finiti in cima alla lista dei colpevoli per questa crisi che sta devastando i mercati globali e che rischia di riaprire una frattura fra le due ideologie economiche da sempre su fronti contrapposti: liberismo e statalismo.
''Ora non solo il sistema Usa non è in grado di garantire una leadership, ma neanche di prendere misure assolutamente necessarie per superare la crisi'', ha affermato il primo ministro russo Vladimir Putin.
Secondo il presidente del Brasile Ignacio Lula, ''la responsabilità per la soluzione della crisi economica mondiale è esclusivamente degli Stati Uniti''. “Noi non abbiamo colpa se hanno fatto della loro economia un gioco d'azzardo''.
Il ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbruck ha previsto invece che ''gli Stati Uniti perderanno il loro status di superpotenza nel sistema finanziario mondiale''.
È assolutamente prematuro fare una previsione del genere, ma certo questa crisi è destinata a cambiare gli assetti mondiali e l’ Europa ha la possibilità, nelle difficoltà, di ritrovare il bandolo di una matassa davvero ingarbugliata.

Un inizio in sordina, poi entra in scena Sarkozy
Inizialmente, nelle prime battute della crisi, l’Europa non aveva dimostrato molta voglia di muoversi unita. I Paesi dell’Ue avevano subito preso iniziative nazionali per provare a uscire fuori dal pantano in cui si erano ritrovati. Poi hanno cercato di coordinare meglio gli interventi nazionali anche se non sono mancate polemiche trasversali all’interno dell’Ue.
Quando si è capito che non si trattava di una crisi qualsiasi, la presidenza di turno francese ha deciso di prendere in mano la situazione e il presidente Nicolas Sarkozy ha convocato uno dietro l’altro un vertice del G4 e dell’Eurogruppo, prima del Consiglio europeo d’autunno. Queste tre riunioni nell’arco di pochi giorni hanno dato forma a una posizione europea strutturata ed efficace, capace di infondere un po’ di fiducia a un mondo finanziario assolutamente depresso.

Dal G4 il primo squillo di tromba europeo
La prima riunione convocata in poche ore da Sarkzoy è stata quella del G4, il gruppo dei quattro grandi Paesi dell’Unione europea: Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia. Queste sono, in sintesi, le conclusioni del vertice.
SOSTEGNO A BANCHE – I quattro hanno preso l'impegno di assicurare la solidità e la stabilità del sistema bancario e finanziario e di prendere tutte le misure necessarie per raggiungere questo obiettivo.
PUNIRE MANAGER RESPONSABILI - In caso di sostegno pubblico a una banca in difficoltà, ogni Stato membro del G4 si impegna a che i dirigenti che hanno fallito siano puniti e i contribuenti protetti.
COMMISSIONE UE PIÙ FLESSIBILE - I Paesi europei del G4 chiedono inoltre che la Commissione continui ad agire rapidamente e a dare prova di flessibilità nelle sue decisioni in materia di aiuti di Stato, mantenendo i principi del mercato unico e del regime degli aiuti di Stato.
ADEGUARE PATTO STABILITÀ -  L'applicazione del Patto di stabilità e di crescita dovrebbe ugualmente riflettere le circostanze eccezionali che noi stiamo attraversando, nell'applicazione delle regole del Patto.

Secondo round, arrivano i paesi dell’Euro
Quello del G4 è stato il primo vertice convocato d’urgenza e ha necessariamente coinvolto soltanto i quattro grandi d’Europa. Successivamente, Sarkozy ha convocato una riunione dell’Eurogruppo, vale a dire il gruppo dei Paesi che hanno adottato l’Euro.
I governi dell'Eurogruppo hanno raggiunto un accordo su un piano d'emergenza che indica gli strumenti da utilizzare per difendere la solidità del sistema bancario e garantire che la crisi di liquidità non strangoli l'economia reale che è stato successivamente tradotto in provvedimenti varati dalle autorità di tutti i Paesi coinvolti.
Il piano anti-crisi è composto in sostanza da una 'tool box' (letteralmente, una 'cassetta degli attrezzi', come l'ha definita il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker) a cui si potrà ricorrere in base alle esigenze e alle realtà specifiche dei singoli Paesi. Ma sempre e comunque in stretto coordinamento ed evitando di danneggiarsi l'un l'altro. Tra le misure adottate ci sono le garanzie dei governi sulle operazioni di rifinanziamento delle banche, maggiori iniezioni di liquidità da parte della Bce grazie a nuovi strumenti, fornitura di nuovi fondi propri agli istituti di credito da parte dello Stato per sostenere l'attività produttiva, ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, flessibilità nell'applicazione di regole contabili. ''Sono impressionato dagli orientamenti adottati'', ha sottolineato più volte il presidente della Bce Jean-Claude Trichet commentando l'esito del vertice. ''Vogliamo ridare alle banche la capacità di concedere prestiti e per questo occorre ripristinare la liquidità del sistema'', ha rilevato a sua volta il presidente francese Nicolas Sarkozy. I governi si sono quindi dichiarati pronti a interventi coordinati e concertati per sostenere, anche attraverso garanzie pubbliche, il rifinanziamento delle banche a breve termine sul mercato interbancario. Ma anche a garantire, o acquisire direttamente, emissioni obbligazionarie a medio termine fino a una durata massima di cinque anni.
Queste misure dovranno essere limitate nel tempo e nell'importo, saranno sottoposte al controllo delle autorità finanziarie e potranno essere realizzate fino al 31/12/2009.
Ma i 15 sono andati anche oltre la distribuzione a piene mani di garanzie. Preoccupati degli effetti negativi della crisi di liquidità sull'economia reale, hanno previsto la possibilità di mettere a disposizione delle banche nuovi ''mezzi propri'', in cambio di azioni privilegiate o simili, finalizzati al sostegno delle attività produttive.
Infine, le ricapitalizzazioni: i Paesi dell'Eurogruppo ribadiscono l'impegno a evitare qualsiasi fallimento di banche attraverso le necessarie iniezioni di capitali. Ma questi interventi, è stato scritto nero su bianco, dovranno essere effettuati nel rispetto degli interessi dei contribuenti e accompagnati da adeguati piani di ristrutturazione.

L’Europa unita affronta la crisi, ma teme per l’economia reale
Tutto questo è avvenuto in pochi giorni nella prima metà di ottobre. Pochi giorni dopo, al tradizionale vertice d’autunno a Bruxelles il 15 e 16 ottobre, anche gli altri Paesi dell’Ue hanno dato il loro ok all’accordo raggiungendo quindi un’intesa a 27. L’Europa unita affronta quindi compatta la più grande crisi finanziaria dal ’29 a oggi.
Ma la preoccupazione degli europei non riguarda soltanto la pur difficile e drammatica crisi finanziaria. Per l'Europa è giunto il momento di fare i conti con l'economia reale, dando una ''risposta coordinata'' anche alla crisi economica che oramai attanaglia il Vecchio Continente.
I 27 leader dell'Ue ne sono consapevoli, anche se si è ancora lontani da una ricetta comune. Ma i crescenti timori di una recessione potrebbero accelerare i tempi. Anche perché - è il grido di allarme del commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia - non v'è dubbio che le turbolenze sui mercati stanno già colpendo duramente famiglie e imprese.
D’altra parte sono cupe le prospettive di crescita dell'economia europea, con la paura che cresce tra la gente, che teme di perdere il posto di lavoro o di non poter più pagare il mutuo, e tra le aziende, che hanno sempre più difficoltà nell'accesso al credito.
E certo non c'è dubbio che la crisi finanziaria stia già colpendo l'economia reale, visto che i problemi di liquidità e la mancanza di fiducia sui mercati si è riflessa nelle nostre economie sotto forma di stretta sui finanziamenti di famiglie e imprese.
 
Una dura lezione per il futuro
L’Europa ha dunque trovato la forza e il coraggio per rispondere in maniera per il momento efficace a una grave crisi. Ma deve imparare la lezione e ritenersi fortunata.
Cosa sarebbe accaduto se al posto della Francia ci fosse stato un piccolo Paese, un Paese con uno spessore politico inferiore? Probabilmente la risposta dell’Europa sarebbe stata diversa, presumibilmente meno efficace.
Per questo, la crisi finanziaria impone all’ Europa di andare avanti senza più tentennamenti sulla strada delle riforme. è necessario che i 27 trovino una soluzione allo stallo che impedisce da troppo tempo all’Ue di avere nuove istituzioni e nuovi meccanismi decisionali.
Il Trattato di Lisbona, che contiene almeno in parte tali riforme, deve entrare in vigore e bisogna superare i problemi derivati dallo stop imposto dal no irlandese al referendum per la ratifica del Trattato.
I 27 non possono permettersi altri rinvii. Questo insegna la crisi finanziaria. Ed è una lezione da apprendere molto in fretta.


*Caporedattore Affari internazionali dell'agenzia ANSA

Pubblicato il 5/11/2008



 

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