La grande crisi investe l’Unione Europea

Immagine tratta dal sito:http://www.fareforex.com

di Stefano Polli*

 
La recente crisi economica globale – la più dura e profonda dal 1929 a oggi – sta ancora presentando il suo conto, sta disegnando il profilo di un mondo che non sarà mai più lo stesso e sta ridefinendo gli equilibri geopolitici del nuovo secolo. E l’Europa, in questo frangente senza precedenti, si scopre fragile e priva degli strumenti adatti per fronteggiare la più grande sfida di inizio millennio.
Dapprima finanziaria e poi economica la crisi è poi via via diventata sociale con la perdita di posti di lavoro e di certezze nelle popolazioni di Paesi – soprattutto quelli occidentali – non abituati ad affrontare situazioni di grande difficoltà come quella degli ultimi due anni.
Ma la crisi sta adesso mettendo a dura prova i Paesi europei e più di un membro dell’UE rischia il crack finanziario. Quelli che con un termine abbastanza dispregiativo vengono definiti dalla stampa anglosassone i Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) sono gli Stati sotto stretta osservazione da parte delle istituzioni europee.
A far tremare i leader europei è soprattutto la situazione della Grecia, con Atene sotto attacco da parte della speculazione mondiale.

 
La crisi greca e la lezione per l’Europa
Corteo di protesta in Grecia. Immagine tratta dal sito: http://3.bp.blogspot.com




 








La Grecia ha messo a punto un piano lacrime e sangue con riduzione delle pensioni e delle retribuzioni e un aumento delle tasse. La proteste di piazza non hanno fermato i governanti greci consapevoli di essere molto vicini al punto di non ritorno. Con un deficit stimato tra il 12 e il 13% del Pil, un debito totalmente fuori controllo e le forti pressioni degli alleati europei, la Grecia non aveva scelta.

Ma al di là quella che sarà l’evoluzione della crisi greca nel breve termine da qui alle prossimi settimane, c’è una lezione molto dura per l’Europa: l’UE non ha gli strumenti per affrontare crisi come questa e per soccorrere partner in difficoltà. Da un lato il Patto di stabilità, parecchio annacquato negli ultimi anni, si è dimostrato poco efficace dal punto di vista delle sanzioni per i Paesi che non rispettano i parametri di Maastricht, dall’altro i Trattati europei vietano gli aiuti ai Paesi in difficoltà. Da qui l’idea di un nuovo strumento per la gestione delle crisi economiche, la creazione del Fondo Monetario Europeo.
 
La nuova sfida per l’UE: il fondo monetario europeo
L’idea è nata da una proposta tedesca con Berlino preoccupata per una crisi che può contagiare l’intera Europa e mettere a repentaglio il futuro dell’Euro. Il problema tedesco, ma naturalmente anche di tutti i Paesi della zona Euro, è che un atteggiamento poco virtuoso di un qualsiasi Paese che adotta l’Euro può ormai ripercuotersi in tutta l’Eurozona.
Ha così preso quota l'ipotesi di creare un Fondo Monetario Europeo (FME) per assistere i Paesi della zona euro in difficoltà anche con aiuti che potranno essere concessi solamente in base a condizioni draconiane di risanamento.
A Bruxelles ci stanno lavorando in coordinamento con Berlino e Parigi e la Commissione UE è pronta ad avanzare la proposta che rientra nell'ambito di un pacchetto di misure volte a rafforzare sia il coordinamento delle politiche economiche di Eurolandia sia la sorveglianza sui singoli Stati membri. L’obiettivo è quello di garantire la stabilità dell'unione monetaria ed evitare che si verifichino di nuovo emergenze come quella della Grecia, che finiscono per mettere a rischio l'intera zona Euro. L'auspicio di Bruxelles è  di presentare tale pacchetto entro l'estate, prima della fine della presidenza spagnola della UE.
''Siamo ancora in una fase di discussione preliminare'', ha sottolineato una fonte europea, ma è  chiaro che non c'è  molto tempo da perdere. Tutto dipende dal consenso che l'ipotesi
di creare un Fondo europeo avrà tra gli Stati membri. È  soprattutto Berlino – che in passato bocciò la creazione di un fondo non volendo pagare per altri – a spingere ora con
Bruxelles per la creazione dell'FME. Il ministro delle finanze, Wolfgang Schauble – alla luce dell'emergenza Grecia e del rischio contagio ad altri Paesi – ha parlato chiaramente della ''necessità di un'istituzione che disponga dell'esperienza dell'FMI e di poteri di intervento analoghi''.
Secondo alcune fonti ci sarebbe già un piano tedesco ben dettagliato, che prevede anche la possibilità per l'FME di comminare ''sanzioni severe'' per i Paesi della zona Euro troppo lassisti sul piano dei conti pubblici. Come, per esempio, la soppressione delle sovvenzioni europee, il ritiro temporaneo del diritto di voto nel corso delle riunioni ministeriali dell'UE, e persino l'esclusione provvisoria dalla zona Euro.

Il logo della della Banca Centrale Europea. Immagine tratta dal sito: http://www.ilpredellino.it























Stop ai credit default swap

La Germania, insieme alla Francia, sarebbe favorevole anche a una limitazione del ricorso ai credit default swap, gli strumenti finanziari attraverso cui alcuni Paesi – vedi la
Grecia – hanno potuto '’assicurare'' i propri titoli pubblici, mascherando di fatto l'entità del proprio debito.
A un pacchetto che va in questa direzione sta lavorando in particolare il commissario UE ai servizi finanziari, Michel Barnier, con misure che vanno dall'attuazione della riforma della vigilanza finanziaria alla stretta sugli hedge fund e sui prodotti finanziari più a rischio.
L’Europa, in sostanza, vuole un approccio più attento e prudente da parte di tutti gli Stati membri e quelli appartenenti all’Eurozona in particolare nei confronti di quei prodotti finanziari che sono alla base della grande crisi economica e finanziaria di questi tempi.


 I Il commissario UE ai servizi finanziari, Michel Barnier. Immagine tratta dal sito: http://www.jamma.itcambiamenti lenti dell’Europa



















Ma come la storia insegna, i cambiamenti in Europa sono sempre piuttosto lenti e raramente tempestivi. L’idea di un Fondo Monetario Europeo sta avendo molte resistenze che stanno rendendo la sua creazione molto difficile.
Ci vorrà sicuramente molto tempo e anche se un giorno dovesse venire alla luce non sarebbe certamente in tempo per aiutare la Grecia in questo difficile passaggio.
Una sua attuazione prevederebbe inoltre un cambiamento anche dei Trattati europei con il coinvolgimento di tutti i 27 Paesi dell’UE e non soltanto dei 16 che hanno adottato l’Euro. Tutto questo rende molto complesso il cammino della nascita del FME.
D’altra parte, appena varata, l'ipotesi di creare un Fondo Monetario Europeo naviga già in acque agitate. Germania e Francia, il tradizionale motore delle nuove iniziative europee, concordano sulla necessità di creare un nuovo strumento di questo tipo, anche se con alcune differenze di opinione.
Ma è abbastanza singolare che un primo importante 'stop' sia arrivato dal tedesco Juergen Stark, membro del board della BCE, secondo il quale lo strumento sarebbe in contrasto con le regole UE.
Stark, capo economista della BCE, ha affermato che il meccanismo non sarebbe compatibile con i principi base dell'unione economica e monetaria. Inoltre, esso potrebbe rappresentare un incentivo a quello che Stark ha definito ''azzardo morale'', cioè il non rispetto dei paletti fissati dal Patto di stabilità per la politica di bilancio.

La babele tedesca
Juergen Stark, membro tedesco del board della Banca Centrale Europea. Immagine tratta dal sito: http://www.eurotribune.eu

 














 

È quindi una partita tutta da giocare quella della creazione del FME. I tempi non saranno brevi. Anzi, se mai si opterà per questa soluzione, sarà una soluzione ''di lungo termine'', per le future crisi. Mentre la priorità della Commissione UE – come ha spiegato il suo presidente, José Manuel Barroso – è quella di mettere a punto un pacchetto di misure per coordinare le politiche economiche e rafforzare la vigilanza sugli Stati. Il FME, dunque, può attendere. E per il presidente della Bundesbank, Axel Weber (uno dei candidati alla presidenza della BCE), la discussione sulla eventuale istituzionalizzazione di un aiuto di emergenza finisce per ''distrarre pericolosamente'' gli Stati che devono invece concentrarsi sul risanamento dei propri conti.
Si assiste quindi a una prima assoluta con molti autorevoli esponenti della finanza e dell’economia tedeschi (Weber appunto ma anche Stark, come detto precedentemente) contrari all’idea del FME, mentre la cancelliera Angela Merkel continua a ribadire il
pieno appoggio alla sua nascita a patto, però, che vengano introdotte ''severe sanzioni'' per i Paesi i cui conti pubblici finiscono fuori controllo. E a patto che il ricorso al fondo sia preso in considerazione solo come ''ultima spiaggia'', per evitare il fallimento di uno Stato. Il fondo quindi non può essere una scusa per allentare i vincoli del Patto di stabilità e di crescita UE.
Parigi, pur in linea con Berlino, appare però più cauta e ritiene che quella del fondo ''è un'idea interessante che dobbiamo esplorare, ma non una priorità immediata''.

FMI, una storia gloriosa
L’idea del FME si riferisce chiaramente al Fondo Monetario Internazionale, un’istituzione che ha avuto un ruolo importante negli ultimi 50 anni.
Istituito nel 1945, dopo la Conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite, nota come la Conferenza di Bretton Woods, il FMI è un'organizzazione internazionale a carattere indipendente alla quale aderiscono più di 180 Paesi. Vale la pena ricordare in breve come funziona e quali sono le sue competenze. 
 
Immagine tratta dal sito:http://www.piazzaffari.info
 
 
 




















L'ORGANIZZAZIONE
Il FMI è  retto dal Consiglio dei Governatori, dal Consiglio esecutivo, dal Direttore generale e conta su uno staff di circa 2.700 persone. Il Consiglio dei Governatori è  formalmente il massimo organo dirigente, è  formato dai ministri delle Finanze o del Tesoro dei Paesi membri e si riunisce una volta all'anno. L'organo di maggior influenza però è il Comitato Interinale che raccoglie i ministri del Tesoro dei 24 paesi che occupano formalmente le poltrone del Comitato esecutivo. Nel Consiglio esecutivo, per la gestione quotidiana, siedono i direttori esecutivi che ratificano o discutono le proposte del direttore generale in materia di prestiti o di condizioni.
È composto da 24 membri che formalmente eleggono Direttore generale. Quest’ultimo è la massima autorità operativa del FMI.

LA MISSIONE
Il compito originario del FMI è di promuovere la cooperazione monetaria internazionale, facilitare l'espansione e bilanciare la crescita degli scambi commerciali, aumentare la stabilità economica, contribuire allo sviluppo di sistemi multilaterali di pagamento, e mettere a disposizione fondi di emergenza ai Paesi che si trovano in una crisi di liquidità o più in generale di gravi squilibri nella bilancia dei pagamenti. Una missione fortemente modificatasi nel corso degli anni che ha segnato un maggior interventismo del Fondo nelle crisi economiche internazionali.
 
I rischi dell’Europa
E certamente presto per parlarne, ma chiaramente il Fondo Monetario Europeo sarebbe in parte diverso dal Fondo Monetario Internazionale e sarebbe adattato alle esigenze europee e a quelle di riparare alle mancanze del Patto di stabilità.
La differenza fondamentale tra FMI e FME è però che il primo esiste da molto tempo ed è attivo e riconosciuto mentre il secondo è per adesso soltanto una idea bella e affascinante.
Uno dei motivi per i quali si è fatta questa ipotesi è quello di impedire l’arrivo in forze del FMI in Europa per risolvere problemi europei. La Grecia ci ha pensato seriamente costringendo i partner europei a impegnarsi concretamente in suo appoggio.
Adesso è il momento di fare le cose con una certa velocità e con pragmatismo. Ma purtroppo, come insegna la lunga storia comunitaria, queste non sono proprio le caratteristiche dell’Unione Europea di questi anni.


*Caporedattore Affari internazionali dell'agenzia ANSA



Pubblicato il 18/03/2010
 
 
 
 

 

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