di Stefano Polli*
Dopo tanti dubbi e molte incertezze, l’Europa ha, forse, preso in mano il proprio destino. Di fronte a nuove crisi economiche potrebbe, tra qualche tempo, essere in grado di intervenire in aiuto di quei Paesi membri che dovessero avere difficoltà e trovarsi di fronte allo spettro del default.
I 27 Paesi membri hanno avviato una riforma del Patto di stabilità e crescita e iniziato un percorso che dovrà portare alla creazione di un fondo europeo anti-crisi.
I tempi saranno lunghi e ci vorrà qualche anno per avere risultati concreti. Politicamente però si può già osservare che l’asse franco tedesco ha ripreso a condurre i giochi in Europa, lasciando però più di un partner amareggiato.
Soprattutto cresce chiaramente il peso della Germania di Angela Merkel, stretta tra la necessità di convincere la sua opinione pubblica che la Germania difende i suoi interessi nazionali e una solidarietà europea che appare sempre più flebile.
L’Europa cerca di difendersi come può nei mari in tempesta della più grave crisi economica dal 1929 a oggi, ma le decisioni prese dai 27, anche se doverose e opportune, non danno ancora l’idea di un’Unione Europea compatta. Al contrario, l’Europa rimane a rimorchio delle decisioni che vengono prese a Berlino e Parigi. In un’Europa composta da 27 Paesi membri con gravi difficoltà decisionali, in questo momento può andare bene così.
Ma in prospettiva, di fronte alla crescita esponenziale dei nuovi grandi attori mondiali, come Cina, India e Brasile, in futuro servirà qualcosa di più. Servirà una vera politica estera comune e una vera governance unitaria della politica economica. Per arrivare a questo sarà però necessario che i singoli Stati rinuncino a porzioni di sovranità nazionale in nome di un visione comune dell’Europa. Fino a oggi tutto questo non è accaduto.
La strada franco-tedesca alla costruzione dell’Europa
Alla fine del Vertice europeo che ha segnato la svolta nella politica economica europea, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy erano molto soddisfatti. “È stata approvata la linea franco-tedesca concordata a Deauville”, ha detto il presidente francese, riferendosi al vertice trilaterale (era presente anche la Russia) in cui con la Merkel ha delineato il profilo della nuova governance economica europea, poi approvata dal summit di Bruxelles.
L’intesa tra Berlino e Parigi “sebbene abbia indispettito molti, ha fatto progredire i lavori della UE”, ha confermato la Merkel. Di fatto, molti Paesi hanno abbassato la testa di fronte alla forza decisionale di Berlino e Parigi, ma adesso gli Europei sono di fronte a un altro spettro.
Per inserire la nuova governance europea nella regole comunitarie sarà necessario riaprire il Trattato di Lisbona, che per vedere la luce è passato attraverso una lunga crisi istituzionale europea.
La decisione di modificare il Trattato risveglia infatti l'incubo del processo delle ratifiche che ha accompagnato per ben otto anni il progetto di Costituzione europea prima e Lisbona poi. Il passo è stato ritenuto necessario dai 27, ma da qui a dicembre si cercherà di individuare un intervento limitato al massimo per mettere il processo al riparo da brutte sorprese, sia per quel che riguarda la riforma del Patto UE di stabilità e di crescita, sia per la messa a punto del meccanismo anticrisi per sostenere i Paesi euro in gravi difficoltà finanziarie.
In quest'ultimo caso si indica la metà del 2013, considerando anche la ratifica dei 27 alle necessarie modifiche del Trattato di Lisbona come la data per l’entrata in vigore del nuovo meccanismo.

Per questo, le modalità di funzionamento del Fondo dovranno essere sul tavolo del Consiglio UE già in dicembre. I negoziati partiranno quindi subito. Come quelli sulla riforma del Patto UE di stabilità e di crescita su cui si vuole un accordo definitivo entro l'estate del 2011.
Per quel che riguarda la possibilità di introdurre nel Patto anche delle sanzioni politiche, prosegue il braccio di ferro tra la Merkel e la gran parte degli altri leader europei. Privare i Paesi non virtuosi del diritto di voto in Consiglio UE per la Merkel “è un tema che resta sul tavolo”. Non la pensa così il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: “Mi pare che la questione sia stata rinviata alle calende greche”.
Il cantiere delle nuove regole europee
L’Europa si è messa quindi al lavoro, rimboccandosi le maniche e cercando di accelerare i tempi di fronte a una crisi che sembra infinita.
Questi i principali punti dell’accordo sul quale i leader europei lavoreranno nei prossimi mesi.


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