Ripensare l’educazione interculturale fra le sponde del Mediterraneo

Immagine dal convegno"A scuola di Mediterraneo. Ripensare l’educazione in contesti multiculturali"

di Carmelo Galioto*



A scuola di Mediterraneo. Ripensare l’educazione in contesti multiculturali, questo il titolo programmatico di un seminario organizzato in Sicilia dal MIUR sui temi della presenza di alunni stranieri e l’educazione interculturale. (cfr. programma).
Un convegno che ha consentito di fare il punto sulla via intrapresa 4 anni fa con l’adozione del documento La via italiana a una scuola interculturale, avvalendosi del contributo di esperti del settore, operatori sul campo e artisti di diversa provenienza. Un dibattito in cui il Mediterraneo è stato inteso sia come spazio storico-geografico sia come sfondo di un movimento migratorio che coinvolge i banchi di scuola con tutte le novità e turbolenze del presente..

In questo contributo si desidera riportare ciò che è emerso a livello descrittivo (qual è lo stato della situazione e quali pratiche significative sono state attivate) e al contempo si vuole dar conto delle sfide che si pongono sulla questione dell'educazione in contesti multiculturali. Sfide che emergono dal preciso momento storico-sociale che stiamo vivendo e che sono in parte anche nuove.

Quadro del fenomeno: alcuni dati
Gli alunni stranieri nell’anno scolastico 2009/2010 sono 673.800 (7,5% sul totale della popolazione scolastica). Ma come chiamare questi giovani? Quale definizione usare, posto che cresce la presenza di alunni stranieri nati in Italia (quasi il 40% del totale) e il dato sugli studenti stranieri neo-arrivati nel sistema scolastico italiano rappresenta meno del 10% del numero complessivo?
Le indagini statistiche del Ministero hanno scelto la definizione di alunni con cittadinanza non italiana: ben adatto a esprimere il duplice stato di avere una cittadinanza di provenienza e insieme la condizione ambigua di non essere cittadini italiani pur essendo nati, una parte di essi, nella nostra penisola.
La proposta che è stata presentata dal professor Filtzinger, e che compare in vari studi e ricerche in ambito europeo, è quella di studenti con retroterra migratorio. È un segno ulteriore dell’articolazione non sempre lineare dei percorsi migratori e, di conseguenza, della complessitá delle identità che bambini e giovani portano con sè, e delle difficoltà a incontrare concetti analitici per un vissuto nuovo, sfuggente, proteiforme e che avrebbe bisogno di nuove politiche di ridefinizione della cittadinanza.
Altri dati importanti riguardano la riuscita scolastica degli alunni stranieri: la forbice di insuccesso scolastico fra studenti italiani e quelli con altra cittadinanza, nella scuola primaria si è attestata al -1,2%; cresce invece il divario nelle scuole secondarie: dal -13,1% dell’A.S. 2002/03 si è giunti al -15,8% del 2008/09. Inoltre il 41% degli alunni stranieri si iscrive negli istituti professionali e il 39% in quelli tecnici. Sono dati che rivelano come vi sia un nodo da affrontare nel segmento delle scuole superiori. Occorre tuttavia comprendere, come ha argomentato la sociologa Elena Besozzi, che il successo scolastico non si esaurisce nel passaggio alla classe successiva (promozione) ma è fenomeno piú complesso, di natura relazionale, che dovrebbe esprimere una crescita personale, cambiamenti positivi nella costruzione della propia personalità, e l’ inizio di un percorso positivo di effettiva integrazione nel tessuto sociale. Su un contesto così tratteggiato, cosa apprendere da quanto realizzato finora? Come accompagnare gli studenti in difficoltá con l’apprendimento della lingua? Come diversificare l’offerta formativa in rapporto alla presenza del mondo fra i banchi di scuola? Come rendere la differenza di provenienze degli studenti un’opportunitá di crescita per tutto il sistema scolastico?

Esperienze di integrazione ed educazione interculturale nei territori
Vi sono diversi cammini che sono stati intrapresi per rispondere a tali sfide. Si tratta di percorsi ben ancorati alla realtà scolastica e che avevano già trovato una descrizione complessiva nel documento nazionale citato agli inizi. Dal convegno sono emerse alcune modalità specifiche per percorrere tali strade di inclusione, integrazione ed educazione interculturale sulle quali occorre continuare a investire energie intellettuali.
Come ricorda il sociologo franco-algerino Mohamed Lahlou, che è intervenuto al convegno, “i sistemi educativi hanno una vocazione specifica a essere classificati gerarchicamente in base non alle risorse materiali a loro disposizione, ma alla loro abilitá nella diffusione di saperi coerenti con le esigenze scientifiche dello sviluppo e con la visione universale di ciò che è umano”; in tal senso, la relazione fra famiglia, scuola e territorio si mostra come il primo aspetto saliente di un approccio integrale e non isolato ai temi che stiamo illustrando.
L’esperienza che è stata raccontata è quella di Prato e del rapporto instaurato in particolare con le famiglie cinesi. Una relazione di reciproca conoscenza-consulenza sul vissuto scolastico degli allievi, nutrito anche dalla singolarità della professionalità di uno dei genitori cinesi (un pedagogista). Un rapporto che si è consolidato con la costituzione di una associazione di genitori che favorisce lo scambio scolastico e interculturale, grazie a viaggi studio fra scuole cinesi e scuole italiane di Prato. Un segno di come la famiglia sia una risorsa che può far da ponte con il Paese di origine sia per la lingua sia per la cultura. Ma anche il riconoscimento alla famiglia di un ruolo attivo e soggetto riflessivo con cui condividere l’offerta formativa e anzi con cui costruirla .
Tale approccio viene anche ampliato al territorio. I dirigenti scolastici si rendono protagonisti di accordi di reti fra scuole con la possibilità di mettere in campo progetti condivisi.
Un aspetto rilevante è l’opportunità di firmare accordi per un’equa distribuzione fra le scuole degli studenti immigrati, per evitare la costituzione di scuole-ghetto. Fondamentale si rivela anche fare patti con altri soggetti istituzionali (scolastici e non) del territorio. Significativa, a tale proposito, la costituzione del CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri di Genova – che nasce nel 2000, grazie a un protocollo d’intesa tra Comune di Genova, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria del M.P.I. e la facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Genova. Un accordo interistituzionale rinnovato nel 2004 con l’inserimento anche della provincia di Genova e la collaborazione con la prefettura. Un ufficio che si pone come finalità quella di lavorare per l’inclusione scolastica dei bambini e dei ragazzi stranieri presenti sul territorio e favorire l’accoglienza delle famiglie. Altre esperienze hanno mostrato come l’intesa con gli enti locali e la nascita di patti educativi territoriali siano uno strumento adeguato per favorire l’inserimento degli alunni stranieri.

La condivisione delle buone pratiche
Un altro snodo decisivo è la formazione e aggiornamento degli insegnanti. È stata richiamata da piú parti l’importanza della trasferibilità delle buone pratiche e quindi della loro condivisione. Un’opportunità fornita dalla banca dati predisposta dalla fondazione ISMU con la precisazione che i progetti vanno sempre contestualizzati. Ma la formazione dipende da chi disegna i percorsi formativi: è emersa la richiesta di lavorare sempre di più alla costruzione di una mentalitá professionale versatile, aperta al plurilinguismo,capace di valorizzare l’originalità degli studenti con opportuni strumenti didattici e valutativi. Si registra, a questo proposito, una  vivacità nella ricerca di metodologie didattiche volte a valorizzare il plurilinguismo nelle discipline curricolari. Ne è un esempio la metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning). Il principio è quello per cui la lingua straniera viene utilizzata per insegnare un’altra disciplina, che ha i propri obiettivi didattici che non riguardano l’insegnamento della lingua.


Immagine dal convegno"A scuola di Mediterraneo. Ripensare l’educazione in contesti multiculturali"




















Per un curriculum interculturale

Un ulteriore tratto che mette in discussione l’intero sistema scolastico è quello della revisione dei curricula scolastici in chiave interculturale. Il convegno ha affrontato tale aspetto cercando di capire come valorizzare le capacità degli studenti stranieri in alcune discipline. È il caso della bravura degli studenti cinesi e indiani in matematica.L’università di Palermo, con il dottorato di ricerca in didattica della matematica,ha presentato i risultati di una ricerca sul tema. Eccellenze motivate dal fatto che in quei Paesi l’abilità matematica è molto apprezzata socialmente,che vi è una forte tendenza all’esercizio mnemonico e che la scrittura ideografica cinese consente lo sviluppo di una mentalitá simbolica consona all’apprendimento dei vari elementi matematici.

Italiano L2
L’insegnamento dell’italiano come L2 rappresenta il punto su cui sono maturate varie iniziative nate per rispondere al bisogno immediato dell’apprendimento della lingua veicolare per la scolarizzazione in particolare degli studenti neo-arrivati ma anche per gli adulti. Una di queste iniziative è Certifica il tuo italiano, nata in Lombardia nel 2006. Con il contributo di più soggetti (fra cui Ministero del Lavoro e politiche sociali e l’Ufficio Scolastico Regionale) e un’azione di sistema, le scuole si sono rese protagoniste di una campagna che ha permesso la creazione di corsi specifici, l' avvicinamento del mondo della scuola a quello delle famiglie straniere e la certificazione della conoscenza della lingua, mezzo decisivo per il riconoscimento successivo della cittadinanza.

I nodi da affrontare
Le vie appena tratteggiate sono una conferma di come, attraverso la verifica dell’esperienza sul campo, i presupposti teorici e i principi ispirativi del documento La via italiana a una scuola interculturale restino validi: la scuola italiana si fonda sul diritto universale all’istruzione da garantire a tutti, e concepisce se stessa come quello spazio pubblico in cui far interagire le varie voci e le varie esigenze, per la crescita formativa di tutti. Dal punto di vista pedagogico, si rafforza l’opzione per un’educazione interculturale centrata sulla persona. Sotto il profilo pratico ció si traduce nell’inserimento degli stranieri nelle classi comuni. Va detto che, pur con i limiti di diverse situazioni puntuali, tale approccio, suffragato da svariate esperienze, è originale nella cornice d’insieme dell’Unione Europea e potrebbe profilarsi proprio come una dimensione mediterranea dell’educazione in contesti multiculturali.Tuttavia non mancano zone d’ombra e situazioni critiche con cui misurarsi: la strada da fare è ancora tanta.
Dal punto di vista complessivo emerge una attititudine ancora debole a giocare d’anticipo rispetto a questioni che erano giá sul tappeto e di cui si potevano leggere e interpretare i segnali d’avviso. Inoltre, la presa di coscienza degli interventi realizzati, insieme al dato di una migliore riuscita scolastica degli alunni stranieri nella scuola primaria, potrebbero far sorgere il rischio di naturalizzazione del fenomeno: considerare cioè ormai finita l’emergenza educativa e agire senza spinte creative e innovative. Avanzano invece questioni socio-educative che meritano rinnovata attenzione. Una è il rischio di segregazione scolastica di quegli istituti con alta percentuale di alunni stranieri. Le risposte normative che si richiamano a quote e tetti non appaiono adeguate. Servono linee di indirizzo che diano indicazioni alla luce delle esperienze locali attive in Italia. La possibile segregazione formativa sta assumendo un altro volto: l’insuccesso scolastico alle scuole superiori degli alunni stranieri e la loro concentrazione in alcune tipologie di percorsi di studio. Si pone dunque una questione delicata che coinvolge l’orientamento scolastico dei ragazzi al momento della conclusione della scuola primaria di secondo grado. Azioni di orientamento tanto più necessarie alla luce della recente riforma ministeriale dell’istruzione secondaria. È urgente anche uno studio rigoroso basato su indagini empiriche delle difficoltá specifiche che incontrano nella scuola superiore. Emerge poi un nodo trasverasle a tutti gli ordini di scuole: la valutazione degli alunni stranieri. La normativa al riguardo non offre un quadro coerente che consenta di conciliare la valutazione formativa e quella certificativa. È Un tratto che si delinea in maniera chiara nelle prove INVALSI, fondate su una visione nomotetica della valutazione e non ideografica che vanno a discapito dei percorsi educativi personalizzati.

Per una sintesi provvisoria
Questi elementi di criticitá per gli studenti stranieri rivelano come il problema debba ridefinirsi in termini di diseguglianza sociale, di potenziale esclusione che si aggiunge alla stigmatizzazione tuttora presente in seno alla societá. Si tratta dunque di garantire il diritto allo studio con opportune politiche sociali. La profssa Graziella Giovannini ha ricordato il recente documento sul tema dell’integrazione degli alunni stranieri elaborato dalla VII commissione della Camera dei Deputati (Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse all'accoglienza degli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano). Tale documento segnala in modo lucido e pertinente le difficoltà che la scuola sta attraversando. Strettoie che non riguardano solo l’inserimento e il successo scolastico di una tipologia di alunni. La posta in gioco è la ridefinizione dell’intero sistema educativo. Il livello organizzativo dei dispostivi educativi nella loro interezza gioca dunque un ruolo chiave.
Per affrontare seriamente le sfide attuali è dunque decisivo un richiamo alla chiarezza di compiti e responsabilità fra scuola dell'autonomia, uffici scolastici decentrati, ministero centrale ed enti locali, insieme a un riconoscimento autentico della scuola come soggetto da coinvolgere per promuovere cambiamenti sociali.



*Esperto in politiche pubbliche , ha svolto un tirocinio presso il Ministero della Pubblica istruzione su integrazione degli alunni stranieri ed educazione interculturale. Docente di Filosofia e Storia presso il Liceo Europeo del Centro Educativo Ignaziano di Palermo.

Pubblicato il 9/03/2011


 

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