Il consorzio Interpreti Traduttori Consorziati (ITC)
Una finestra sul variegato mondo dell’immigrazione

Immagine tratta dal sito: www.riviera.it

Intervista a Jamil Awan a cura di Sandro Baldi e Sabina Felici


Non è un momento facile per l’immigrazione in Italia, oggi, infatti, nel nostro Paese si rischia di avere una percezione totalmente distorta di questo fenomeno. Di fronte ai recenti fatti di cronaca che vedono il governo italiano impegnato in una politica di rimpatrio forzato di immigrati (o "riaccompagnamento"), l’Alto Commissariato delle Nazione Unite per i rifugiati (UNHCR)  esprime grave preoccupazione per il respingimento in Libia degli immigrati intercettati in mare. Proprio mentre nel nostro Paese si corre il rischio di violare il principio fondamentale del non-respingimento contenuto nella Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, negando indiscriminatamente ai migranti la possibilità di essere esaminati se meritevoli o meno del diritto d’asilo, ci fa piacere rivolgere la nostra attenzione al variegato e complesso mondo dell’immigrazione nei suoi aspetti di accoglienza, accettazione e integrazione. Oggi presentiamo, infatti, una struttura operativa nel campo di mediazione, intercultura e facilitazione linguistica che assomma le competenze necessarie a un alto profilo di etica pubblica e di spessore sociale, culturale ed economico: il Consorzio I.T.C. (Interpreti Traduttori Consorziati), una struttura fra le più attive e riconosciute oggi nel nostro Paese.

Il consorzio ITC nasce nel marzo 2005 dall’associazione di un gruppo di interpreti e traduttori che dal 1991 collabora con quella che oggi si chiama Commissione nazionale per il diritto di asilo. Attualmente svolge la propria attività soprattutto con le Commissioni Territoriali di Roma, Crotone, Foggia, Gorizia, Milano, Siracusa e Trapani e con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR), svolgendo in quest’ambito anche attività di formazione, aggiornamento professionale e informazione.
Gli interpreti e i traduttori dell’ITC, provenienti da tutti i Paesi del mondo e residenti in Italia, sono professionisti, la maggioranza dei quali laureata in Italia, con esperienza pluriennale. Oltre ai 23 soci fondatori, il Consorzio ITC si avvale di circa 350 collaboratori dislocati in tutta Italia e accuratamente selezionali in modo da garantire la presenza di interpreti qualificati anche in situazioni di emergenza.
I servizi che l’ITC offre sono sia quelli tipicamente di interpretariato (in simultanea, in consecutiva, di trattativa, chuchotage (il cosiddetto 'interpretariato sussurrato', la traduzione simultanea del discorso dell'oratore sussurrata all'orecchio dell’ascoltatore senza l’utilizzo di attrezzature di traduzione simultanea), sia quelli di traduzione nei più svariati settori: traduzioni tecniche, scientifiche, mediche, psichiatriche, giuridiche e legali, economiche e finanziarie, e via discorrendo.
Il ruolo del mediatore della comunicazione linguistica è fondamentale nel lavoro svolto da coloro i quali operano nell’ambito delle Commissioni che esaminano le richieste di diritto d’asilo politico. Per garantire professionalità adeguata e consapevolezza dei mezzi da impiegare l’ITC organizza annualmente corsi di aggiornamento e riqualificazione per gli interpreti e i traduttori.
L’ITC svolge le sue attività anche in collaborazione e per conto di Enti e istituzioni pubbliche quali: la Caritas, l’ACNUR, la segreteria di Stato del Vaticano, il Vicariato di Roma, la FAO, il Ministero degli Esteri, il CIR (Consiglio nazionale per i rifugiati). L’ITC organizza e coordina il settore linguistico in occasione di seminari, congressi e conferenze di studio.

Immagine tratta dal sito: http://cms.consorzioitc.euA guidare con sensibilità, correttezza e fermo senso dei doveri e dei diritti questo gruppo di infaticabili capitani coraggiosi dell’ITC è il dott. Jamil Awan, indiano del Kashmir, stabilmente in Italia dal 1982 dove inizialmente ha collaborato come volontario per la Caritas, laureandosi in seguito in Lingue e culture orientali. Oggi è presidente del consorzio ITC che ha  fondato insieme ad altre 25 persone provenienti da diverse regioni del mondo. È felicemente sposato e padre di una giovane studentessa ginnasiale. Al dott. Awan rivolgiamo qualche domanda.

D. Secondo la sua lunga esperienza di che cosa ha bisogno oggi il variegato e afflitto mondo dell’immigrazione in Europa e in specifico in Italia?
R. In primis occorre costruire politiche che sappiano indirizzare al mondo del lavoro per iniziare il percorso della prima esperienza. L’emigrato non ha bisogno di atti inutili ma di cose essenziali come: a) l’orientamento al lavoro; b) una qualifica professionale; c) l’apprendimento della lingua del Paese ospitante per potersi collocare nel mondo e nella vita. Questi sono i tre ingredienti di base, che l’esperienza ci indica con chiarezza.

D. Dai bisogni immediati dell’emigrato alle sue reali necessità di integrazione: che cosa occorre fare come società civile e come istituzioni?

R. Intanto occorre sapere che negli ultimi cinque anni l’Italia sperimenta tre diverse tipologie di immigrazione: a) una quota consistente di possessori di titolo di studio inferiore tipo la nostra licenza media o anche senza titoli specifici; b) un 10-15% di possessori di titolo di studio tipo secondaria superiore e c) una piccolissima percentuale di immigrati laureati o con titoli equipollenti. Ma la collocazione – per di più precaria – nel sistema lavorativo italiano non tiene assolutamente conto dei livelli di scolarizzazione e qualificazione delle persone emigrate, tanto che si corre il rischio di una vera e propria “etnicizzazione” e ghettizzazione del mondo del lavoro. Se poi si riflette sul fatto che l’immigrazione in Italia è “poliforme” e non è di ex-colonizzati, allora la situazione appare quanto meno incerta e contraddittoria.
Oltre al lavoro, un altro importante nodo sul tappeto è l’indagine e l’accertamento dei requisiti di legge per i richiedenti asilo politico. L’ITC mette a disposizione delle istituzioni per affrontare al meglio la questione del diritto di asilo oltre 102 tra lingue e dialetti.
Bisogna quindi, almeno per questi due fondamentali problemi, decidersi a iniziare una seria e costruttiva politica per l’immigrazione, che tradotto in termini socio-giuridici vuol dire uscire dalla deprimente logica del puro assistenzialismo.

Immagine tratta dal sito: http://cms.consorzioitc.euD. Come può l’ITC contribuire a migliorare la condizione della persona “migrante”, sia dal punto di vista prettamente linguistico sia da quello più latamente interculturale?
R. L’ITC è essenzialmente produzione di lavoro in comune, incontro e scambio tra italiano e immigrato, creando così le possibilità concrete di raccordo e di comprensione semantica ma anche, e non secondariamente, pragmatica. Le competenze linguistiche, è bene ribadirlo, non appartengono solo all’immigrato ma sono di tutti. In più con questa attività si gettano le basi di una vera e propria politica di arricchimento reciproco. Tant’è che almeno una volta l’anno, a rotazione, l’ITC organizza scambi di conoscenze e di metodologie tra tutti gli interpreti e i traduttori: i famosi corsi residenziali.

D. Per finire, dott. Awan, chi sono e come operano gli interpreti e i traduttori linguistici?
R. Sono uomini e donne adulti, alcuni molto giovani e altri appena laureati, provenienti da tutti e cinque i continenti. Operano nei più disparati ambienti e nei contesti istituzionali, sia come interpreti sia come trasmettitori di informazione, molto spesso rilevanti ed essenziali.

Pubblicato il 18/05/2009

 

 

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