di Nicoletta Lanciano
Presso il Centro Linceo Interdisciplinare dell’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma si è svolto il 2 aprile 2012 il convegno “Lo sguardo sugli astri - scienza, cultura e arte” in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), la Società Italiana di Archeoastronomia (SIA) e la Società Astronomica Italiana (S.A.It.)
Sono stati invitati studiosi di diversi settori quali la Storia dell’arte, l’Astronomia, l’Archeoastronomia, l’Architettura ad intervenire sulla tematica della raffigurazione degli astri e dell’immagine che gli uomini se ne sono fatti nel tempo e nelle diverse culture: dal IV millennio a.C. fino alle immagini che oggi riceviamo dal Telescopio Spaziale.
Nel pomeriggio hanno partecipato ai lavori alcuni insegnanti di liceo accompagnando quelli tra i loro allievi particolarmente interessati all’argomento. Anche gli studenti universitari del Corso di Didattica della Geometria e dello spazio avevano ricevuto l’indicazione del Convegno come opportunità per incontrare la scienza ai suoi livelli più alti, e raccontata direttamente dai protagonisti della ricerca. Si è trattato di un’occasione per conoscere settori di ricerca e di studio non sempre noti alla scuola, quali l’Archeoastronomia, e per venire a sapere che “materie separate a scuola” dialogano sul campo, in seno a quella che, da circa vent’anni, chiamiamo l’Astronomia culturale.
Abbiamo ricevuto tra l’altro un invito a guardare le architetture sia in pianta, con i loro orientamenti cardinali, sia in alzato con le loro prese di luce e giochi di luci e di ombre in momenti particolari dell’anno, oltre che negli aspetti decorativi che spesso sono non soltanto di decoro ma sono ricchi di riferimenti culturali e di simboli.
Qualche titolo: L'immagine del cielo nelle culture dell'antica Mesopotamia; Disegnare il cosmo, disegnare l’architettura; L'orientamento come enigma: gli affreschi astrologici di Palazzo Schifanoia a Ferrara; Se tu segui tua stella: le stelle di Dante nella Biblioteca di Warburg; Il demone meridiano; Il Mondo concepito da un gesuita del '600: Le immagini della luna nel ’600 e ’700; L’immagine del cielo invisibile; Le immagini dell'Universo del telescopio spaziale Hubble; Il fondo cosmico a microonde e l'immagine più antica dell'Universo.
Interventi che comunicano la peculiarità di tante città che vale la pena andare a visitare con occhio attento alla scienza oltre che all’arte e all’archeologia, manufatti iconografici a cui è possibile legare un brano letterario, luoghi che rivelano la loro caratteristica in un preciso momento del calendario astronomico e liturgico.
E poi un numero importante nell’astronomia di oggi: 4440. Per 4000 anni abbiamo lasciato tracce dell’universo guardato ad occhio nudo, da 400 anni lo guardiamo attraverso il telescopio e negli ultimi 40 anni dallo spazio.
In parallelo nella sala di accesso al Convegno è stata ospitata una Esposizione di materiali didattici del Gruppo di ricerca sulla pedagogia del cielo del MCE (Movimento di Cooperazione Educativa). Alcuni modelli realizzati da studenti universitari di due diverse tipologie di meridiane orizzontali. Una meridiana interna o a camera oscura in cui la luce del Sole entra nella sala per segnare l’istante del mezzogiorno locale, quella del 1700 della chiesa di S. Maria degli Angeli a Roma e quella del 1800 in cui il tempo è indicato dall’ombra dell’obelisco in Piazza San Pietro. Entrambe le linee meridiane (materializzazione di un tratto del meridiano del luogo) servono da “calendario” oltre che da orologio del mezzodì. I segni dello zodiaco che affiancano la linea sono particolari raffigurazioni degli asterismi delle 12 costellazioni zodiacali. Grandi meridiane di queste tipologie si trovano in tante località italiane. E inoltre una grande carta di Roma con le indicazioni dei luoghi legati ai ben 6 viaggi che Galileo fece nella città per motivi diversi: per dialogare con i gesuiti astronomi del Collegio Romano per divulgare il suo strumento, il cannocchiale, e le sue scoperte astronomiche e poi per difendersi e essere giudicato dal Santo Uffizio. Protagonista della nostra mappa è la “muletta” di cui Galileo veniva fornito per i suoi spostamenti in città dall’ambasciatore del Granduca di Toscana che lo ospitava a Villa Medici. Questo piccolo segno ci aiuta a immaginare come era la città all’inizio del 1600.
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Centro Linceo Interdisciplinare
masciangelo@lincei.it
Pubblicato il 5/04/2012
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