Tendenze attuali dell'italiano

 di Vittorio Coletti*

ColettiFotografare i movimenti di una lingua viva è impresa difficile, e quasi impossibile se si vogliono cogliere i mutamenti in atto. I tempi della lingua sono sempre medio-lunghi, mai brevi. Sicché, le novità che si registrano oggi nell'italiano sono già state osservate venticinque anni fa da Luca Serianni e Francesco Sabatini, che, a loro volta, riconoscevano e classificavano fenomeni in atto già da mezzo secolo. Ci si deve quindi limitare ad aggiornare il quadro delle novità disegnato dai due autorevoli linguisti, cominciando coll'osservare che qualcuna di esse ha perso il passo (per esempio il rafforzamento di noi e voi con noialtri, voialtri) rispetto ad altre (affatto con valore negativo) che invece hanno ulteriormente rafforzato la loro marcia o ad altre ancora che non sono andate né avanti né indietro (gli per loro/a loro, siccome nel ruolo di congiunzione causale).

Economia’ linguistica
Se dovessi indicare la tendenza che mi sembra più forte nel movimento attuale della nostra lingua nominerei, con Serianni, quella che lo è già dall'Ottocento: la riduzione degli allotropi, dei doppioni fonomorfologici di una stessa parola, delle alternative grammaticali equipollenti, all'insegna dell'economia d'esercizio, regola aurea di ogni lingua viva.
Quando, oggi, si lamenta che il congiuntivo è in diminuzione (specie, e sia pur lentamente, nelle completive e nelle interrogative indirette, non nelle subordinate introdotte da congiunzioni che lo richiedono), si dimentica che la leggera ma costante contrazione di questo modo (il cui quadro italo-romanzo è ben definito da Serianni e Antonelli, che ricordano l’avanzata forte dell’indicativo in francese e la sovrapposizione in italiano di forme, in certe persone, del presente indicativo e del congiuntivo: ami, amiamo) avviene in contesti in cui da tempo è possibile anche l'indicativo (completiva: non dico che sia/ che è sbagliato; interrogativa indiretta: non so se sia/è giusto; limitativa: per quanto mi riguarda, per quanto lo desiderino).
Ragion per cui il processo soggiacente non è troppo diverso da quello che notiamo nella semplificazione ormai certificata del sistema dei pronomi di terza persona soggetto (con costante decrescita di egli a vantaggio di lui, quasi scomparsa di esso/a, solo un po' più resistenti al plurale, affermazione incontrastata di loro)  o nella riduzione di varianti fonetiche tipo comperare (attestato nell'Archivio del Corriere della sera 17632 volte) che ha la meglio su comprare (2271), uguale (12267) su eguale (1314) o fonomorfologiche come devo (28071)  che supera  debbo (2408), devono (83507) debbono (6769) e perfino nell’incipiente rottura dell’alternanza tra perso (63883) e perduto (13950), viste (10945) e vedute (2976).
Anche la riduzione del numero e tipo di congiunzioni subordinanti (giacché, affinché, quantunque, ancorché, dacché sono in sofferenza) è parzialmente riferibile alla stessa ragione (con perché che fa tanto da nesso causale che finale, ma cede campo a come mai nel ruolo interrogativo), anche se è  soprattutto spiegabile con la più generale tendenza a semplificare i modi verbali, in cui (come si vede dalla mia stessa frase) anche se concessivo (che prevale con 99 milioni di occorrenze in Google su sebbene, oltre 9 milioni, benché, oltre 5 milioni) ammette l'indicativo, e con la predilezione per più trasparenti locuzioni verbali nella frequente funzione causale (dato, visto che), che restituiscono all'utente quel senso proprio e pieno del nesso congiuntivo che il tempo e l'univerbazione (processo sempre in corso, che porta oggi, per esempio, verso perlopiù come ha già fatto con perlomeno) hanno invece fatto perdere in poiché (da un precedente poi che) o perché (da un per che).

Semplificazioni fonetiche
Sono sempre più evidenti i segni della detoscanizzazione fonetica e prosodica dell'italiano, da tempo chiari con la riduzione (anche nello scritto) di elisioni  (mi importa, si interrompe), e, solo nel parlato (ma con ricadute in grafie erronee tipo perchè), di opposizioni timbriche tra vocali aperte e chiuse, s intervocalica sorda e sonora, della pronuncia intensa di gn o sc (bagno, coscia). Interessante lo spostamento dell'accento in polisillabi piani in cui tende a retrocedere (la valùta/lei vàluta, guaìna/guàina, persuadére/ persuàdere, scandinàvo/scandìnavo, caramèl/càramel) e in qualche bisillabo tronco che passa a piano (disfà / dìsfa,  cognàc/cògnac).

Tendenze per nomi, aggettivi e verbi
Nel campo dei nomi si rafforza l’eccezione grammaticale di femminili in –o (auto, moto), prima limitata solo a mano ed eco,  dei nomi invariabili al plurale (si è molto discusso del plurale invariato di euro in luogo di euri) e degli aggettivi indeclinati (ragazze preparate/ ragazze modello), con vincoli di posizione (sistema, sezione antifurto). Le forme polirematiche sono in espansione costante (parco giochi, prezzo chiavi in mano) e si rafforza l’uso di verbi sintagmatici (mettere giù) e procomplementari (fregarsene); gli anglismi restano e crescono: ma sono, come del resto quasi tutti i precedenti, fenomeni non certo dell’ultima ora; di questi, se ce ne sono, ci accorgeremo forse tra vent’anni.

*Professore di Storia della lingua italiana all’Università di Genova. Autore di diversi testi sulla storia della lingua, quali Storia dell’italiano letterario e il più recente Romanzo mondo. La letteratura nel villaggio globale. Con Francesco Sabatini è curatore di un diffuso Dizionario della lingua italiana.
 

Pubblicato il 14/12/2011

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