Da quando i primi navigatori Fenici e Greci solcavano il Mediterraneo, le terre che si ivi si affacciano sono state sedi di scambi, conflitti, contaminazioni. I tre continenti (Asia, Africa, Europa) che si incontrano su questo mare, in fondo angusto, hanno ognuno trasportato il peso delle propria civiltà, cercando, con varia e intermittente forza, di ‘lanciarla’ sulle sponde opposte. Questa situazione, tanto radicata storicamente da non essere quasi più notata e sottolineata, trova oggi nuovi e inediti scenari politici e sociali: in particolare, il grande e inarrestabile flusso di migranti dall’Africa all’Europa, la repentina ‒ e per molti inaspettata ‒ rivolta sociale in quasi tutti i Paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo. Sempre più questo complicato mare sembra destinato a non appartenere (né storicamente né culturalmente) a nessuno ma a configurarsi come territorio di inevitabili confronti, anche aspri, che devono trovare una soluzione comune, perché uno e uno soltanto è il luogo dove le diversità si riversano: appunto, omnium gentium mare. Ci è dunque sembrato utile, per focalizzare una attenzione che ha anche senso educativo e didattico, riproporre alcune riflessioni scritte alcuni anni fa per la rivista Iter, edita dall’Istituto e dedicata agli insegnanti di scuola media superiore, su diversi aspetti della storia mediterranea. Accanto a questi contributi, abbiamo chiesto a due esperti di delinearci l’attuale situazione politica, vista da Luciana Sgrena dalla sponda africana e asiatica e da Stefano Polli da quella europea.
Il cambiamento inarrestabile del Sud del Mediterraneo di Giuliana Sgrena
La primavera araba e le incertezze dell'Europa di Stefano Polli
Mediterraneo di Robert Ilbert
L'esperienza coloniale di Giampaolo Calchi Novati
Sicilia, l'isola del mondo di Antonino Buttita
Uomini, navi e merci nel mediterraneo antico di Sebastiano Tusa
Archetipi del mare: un'esperienza didattica di Annarita Placella
La cultura in Rete secondo Treccani.