Cade quest’anno il bicentenario della nascita di Charles Dickens, uno scrittore la cui popolarità sembra non tramontare mai. Basta dare un’occhiata in giro per il Web per rendersi conto di quanto Oliver Twist, David Copperfield, Ebenezer Scrooge siano ormai patrimonio universale. Soprattutto, però, sembra che abbiamo tutti uno scampolo d’infanzia legato ai personaggi dickensiani, a come ce li eravamo immaginati, a come li avevamo visti rappresentati… E infatti la rappresentazione figurativa dei racconti e romanzi dello scrittore inglese è entrata, al pari delle sue pagine, nell’immaginario collettivo. Dickens era un osservatore minuzioso e attento, e quindi narrava “con gli occhi”. Era consapevole che la letteratura popolare è legata all’immagine quanto allo scritto, ma questo gli riusciva anche congeniale. Sceglieva accuratamente i suoi illustratori, non esitava a farli sostituire quando non lo soddisfacevano, lavorava a stretto contatto con loro quando corrispondevano ai suoi desideri. Tanto che in un paio di casi essi rivendicarono la paternità di alcune sue opere: in realtà tali pretese erano ingiustificate, ma sono sintomatiche di un rapporto di collaborazione da cui evidentemente Dickens stesso traeva giovamento nello sviluppo delle sue storie. La fortuna della rappresentazione dickensiana continua oggi con il cinema, testimonianza della vitalità del visivo nelle sue pagine.
Tra la rappresentazione del testo dickensiano e la rappresentazione del suo tempo e delle sue durezze e ipocrisie il passo è breve. A Dickens dobbiamo la creazione del romanzo sociale che si impose poi in tutta la letteratura europea, naturalmente con modi e forme diverse secondo i paesi.
Dickens nella letteratura inglese di Maria Grazia Rigoni
L’Europa del romanzo sociale di Diana Lanternari
Il romanzo sociale nell’Italia di 'Cuore' di Diana Lanternari
Il primo neorealista. Dickens e il cinema di Francesco Zippel
La rivoluzione industriale
L'iconografia dickensiana
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