Il romanzo sociale nell'Italia di 'Cuore'

 

di Diana Lanternari*

I manzoniani
Ippolito NievoLa narrativa del secondo Ottocento in Italia s’imposta prevalentemente sul modello manzoniano, e quindi del romanzo storico. Alla componente storico-realista si affianca comunque anche un intendimento educativo, in particolare nell’ambito della letteratura che ha come protagonisti i giovani, e naturalmente la tipologia narrativa prevalente è rappresentata dal romanzo di formazione. I riferimenti alla situazione storica e agli ideali postrisorgimentali, l’attenzione ai problemi sociali, la centralità della famiglia, una forte componente etica e quindi l’enfatizzazione dei “buoni propositi” costituiscono le componenti essenziali di tutta la produzione letteraria. In questo ambito si muovono i più rappresentativi narratori con le più note fra le loro opere: basta citare Cesare Cantù con la sua Margherita Pusterla (1838), Massimo d’Azeglio col suo Ettore Fieramosca (1838), Giuseppe Rovani con Cento anni (1869) e, primo fra tutti, Ippolito Nievo, con il celeberrimo Le confessioni di un italiano. Va inoltre sottolineato che la maggior parte di queste opere, prima di uscire in volume, sono state pubblicate a puntate su riviste o periodici, allo scopo di favorirne la divulgazione presso un pubblico poco aduso alla lettura di libri, il che ne avvalora l’intento sociale.

Nievo, Le confessioni di un italiano
Le vicende di Carlino, protagonista del romanzo di Nievo, si articolano fra il 1755 e il 1855: l’opera, pur rispondendo ai criteri del romanzo di formazione, presenta una valenza fortemente drammatica, in quanto il protagonista, come di consueto povero, orfano e male accolto dai familiari che se ne dovrebbero far carico, riuscirà a riscattarsi dalle sue origini studiando e combattendo, ma non riuscirà mai a realizzare la sua storia d’amore con la cugina Pisana che finirà con lui travolta dalla malattia e dalla miseria. Tutta l’opera (1867), in particolare con la persona del protagonista Carlino, per un verso ricalca i modelli dickensiani (escludendo però il lieto fine), per altro verso anticipa personaggi infantili ed eroici presenti anche nell’ambito della letteratura neorealista del ‘900, non ultimo il piccolo Pin del Sentiero dei nidi di ragno (1947) di Calvino.

Cuore di Edmondo De Amicis
cuoreLa dimensione realista della narrativa in questo periodo è avvalorata dal fatto che gli scrittori di romanzi, come del resto accadeva anche negli altri paesi europei, esercitavano per lo più la professione di cronisti, il che consentiva loro di padroneggiare con competenza le vicende della storia e i risvolti sociali. È il caso di De Amicis, autore di uno dei più grandi successi narrativi per la gioventù che ha contribuito alla formazione di milioni di giovani per l’intero corso del secolo passato, Cuore (1886). L’autore, scrittore e cronista, devoto al modello manzoniano ma anche animato da forti intendimenti educativi, attribuisce questo titolo al suo libro per sottolinearne la valenza sentimentale ed emotiva; ma in esso offre uno spaccato dell’Italia postrisorgimentale sottolineandone gli ideali morali, espressi dalle personalità dei giovani protagonisti e degli adulti che li accompagnano. De Amicis inoltre costruisce un macrotesto perché inserisce nel testo, esposto sotto forma di diario di un anno scolastico vissuto in una scuola torinese, la narrazione di storie di giovani eroi del risorgimento che si affiancano alle vicende di Enrico e dei suoi familiari, di Garrone, Franti, De Rossi, il muratorino, Precossi, del maestro Parboni, della maestra. Il libro evidenzia gli ideali e i valori laici della borghesia in ascesa, pur con una punta di indulgenza alla retorica: tali valori si riassumono nei concetti di studio, lavoro, patriottismo, meritocrazia, rispetto delle gerarchie sociali, onore, dignità. Un bel film di Comencini è stato tratto dal romanzo nel 1984.

Le avventure di Pinocchio di Collodi
Sempre nell’ambito della letteratura di argomento infantile ma destinata ad un pubblico non solo di bambini, si ascrive il capolavoro di Carlo Lorenzini (Collodi), Le avventure di Pinocchio. Anche qui siamo di fronte ad un racconto di formazione, intriso di valori simbolici e pienamente inserito nella realtà sociale e culturale della Toscana ottocentesca. Si tratta di una favola destinata dall’autore “ai bambini piccoli e grandi” e costruita attraverso una lunga elaborazione che ne vide la pubblicazione in fasi successive sul ”Giornale dei bambini”, un periodico romano diretto da F. Martini e infine uscito in volume illustrato a Firenze nel 1893.
Il carattere realistico dell’opera, una fiaba popolare e picaresca, è determinato soprattutto dall’uso magistrale della lingua e dall’efficacia affabulatoria della narrazione e delle descrizioni. Anche da questo libro il maestro Luigi Comencini ha voluto trarre un indimenticabile sceneggiato per la televisione (1972).


*Ha insegnato nelle sezioni sperimentali e Brocca del Liceo Virgilio, ha lavorato alcuni anni presso il dipartimento di filologia classica della Sapienza, ha pubblicato articoli scientifici, traduzioni e commenti di classici per la scuola, ha collaborato alla produzione di  testi scolastici e divulgativi e alla compilazione di  voci dell’Enciclopedia Virgiliana della Treccani; ha partecipato in qualità di coordinatrice a corsi di formazione e progetti didattici. 


Pubblicato il 23/02/2012


 

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