Günter Grass. Il tamburo di latta

di Fiammetta Lozzi Gallo
Foto tratta dal sito www.cervantesmilehighcity.com

Il tamburo di latta (Die Blechtrommel, Germania, 1959) è il romanzo con il quale lo scrittore tedesco di origine polacca Günter Grass ottenne il suo primo successo mondiale. In Italia venne tradotto e pubblicato da Feltrinelli nel 1962 (Il tamburo di latta) e negli Stati Uniti nel 1963 dalla Pantheon Books (The Tin Drum).
Nel 1999, Grass ha vinto il Nobel per la letteratura.

La trama
Oskar Matzerath è un polacco trentenne di origine casciuba recluso in un ospedale psichiatrico tedesco. Decide di raccontare la sua storia e quella della propria famiglia, accompagnandosi con il suono del suo inseparabile tamburo di latta.
Le vicende familiari s’intrecciano con gli eventi storici accaduti in Polonia dai primi anni del Novecento fino al secondo dopoguerra. Tra questi, la presa del potere a Danzica da parte dei nazisti, l’invasione dell’Armata Rossa e l’arrivo delle truppe alleate.
Il racconto inizia dalla nonna di Oskar, Anna Bronski, che nel 1899, nel cuore della Casciubia, mentre sta in un campo di patate riscaldandosi al fuoco, incontra Joseph Koljaiczek, che è inseguito da due poliziotti, e lo nasconde sotto le sue quattro gonne.
Quel giorno, Anna e Joseph, che poi si saprà è ricercato come pericoloso incendiario, concepiscono la loro unica figlia, Agnes, la madre di Oskar, dando il via a tutti gli avvenimenti che saranno narrati.
Per qualche anno Joseph vive sotto falso nome e la famiglia è serena.
Un giorno, però, la polizia si mette di nuovo sulle sue tracce e lo scopre. Joseph, dopo un rocambolesco inseguimento, sparisce tuffandosi in un fiume. Nessuno lo vedrà più, né il corpo verrà mai ritrovato.
Anna sposa Gregor, il fratello di Joseph, un alcolista violento e scansafatiche e, per mantenere sé stessa e la figlia, apre un piccolo negozio di generi coloniali. Alla morte di Gregor, inizia a vivere con le due donne Jan, un giovane nipote di Anna. Agnes e Jan presto s’innamorano. Questa, però, si fidanza con Alfred Matzerath, paziente nell’ospedale dove è infermiera volontaria, e lo sposa. Continuerà, tuttavia, sempre a vedere Jan.
Dopo poco nasce Oskar e la famiglia vive per qualche tempo un’esistenza apparentemente tranquilla a Danzica, dove Agnes e Alfred gestiscono il piccolo negozio che Anna ha ceduto loro.
Nel giorno del suo terzo compleanno, Agnes regala a Oskar un tamburo di latta.
In quello stesso giorno, Oskar decide che smetterà di crescere.
“Allora dissi, allora decisi, allora risolsi di non diventare in alcun caso un uomo politico e tanto meno un negoziante di generi coloniali, ma di far punto e basta, di rimanere così. E così rimasi nella misura della mia persona, con questo equipaggiamento, per molti anni. [...] dal mio terzo compleanno in poi non crebbi di un dito, rimasi il bambino di tre anni, ma anche il tre volte furbo, che tutti gli adulti sorpassavano in altezza, ma che a tutti gli adulti doveva essere tanto superiore, che non avrebbe voluto misurare neanche la propria ombra con la loro, che di mente e di corpo era ormai un uomo fatto, mentre quelli ancora da vegliardi dovevano preoccuparsi del loro sviluppo, che non faceva altro che farsi confermare quello che essi a fatica e spesso dolorosamente dovevano sperimentare, che di anno in anno non aveva bisogno di scarpe e di calzoni più grandi per dimostrare che qualcosa in lui cresceva”.
Per trovare una causa che potesse dare agli adulti una ragione del fenomeno della sua mancata crescita, Oskar sfrutta una botola per la cantina lasciata aperta dal suo presunto padre Alfred, per buttarsi giù dalle scale fingendo una caduta rovinosa. Tutti addebitano a quell’incidente l’arresto improvviso del suo sviluppo fisico e mentale.
Oskar ha le sembianze di un treenne, ma lo sviluppo mentale di un ragazzo che invece cresce velocemente pur continuando, con il mondo esterno, a fare finta di essere analfabeta e ritardato.
Ha dei rapporti molto difficili con i ragazzi della sua età, e passa molto tempo con la madre che lo porta spesso con sé anche quando, come ogni giovedì, esce con la scusa di andare a fare compere e va a incontrarsi con Jan, che è probabilmente il vero padre di Oskar.
Agnes si fa accompagnare da suo figlio anche in chiesa, la domenica. Un giorno Oskar mette il suo tamburo di latta sul crocefisso aspettando che suoni, creando – come spesso gli capita – sconcerto intorno e la disperazione della madre.
Un giorno, Agnes e Matzerath portano Oskar al circo e questi incontra il clown Bebra, a capo di una compagnia di lillipuziani. Questi gli parlerà per la prima e unica volta con la saggezza allucinata di un clown, usando, così, un linguaggio molto simile a quello del tamburino.
I nazisti sono sempre più forti in Polonia: Oskar osserva i propri concittadini chinare il capo e, in alcuni casi, entusiasmarsi per il folle progetto di Hitler. Con il suo tamburo, che non suona allo stesso ritmo dei tamburi in onore del Führer, si trova a disturbare un’adunata nazista.
Un giorno al mare, Agnes vede pescare le anguille con una testa di cavallo e ne rimane sconvolta. Alfred, arrivati a casa, la costringe a mangiare quel pesce, benché lei ne mostri disgusto. Da allora, Agnes comincia a dare segni di squilibrio. Mangia pesce compulsivamente e, dopo poco tempo, muore.
Intanto, s’intensificano le persecuzioni nei confronti degli ebrei. I nazisti distruggono il negozio di balocchi di Sigismund Markus, il giocattolaio che riforniva Oskar di nuovi tamburi di latta ogni volta che, con il suo continuo tambureggiare, ne rompeva uno. Markus, innamorato di Agnes, si prendeva cura del figlio mentre questa andava a incontrare Jan. Quel giorno, entrando nel negozio Oskar trova Markus suicida.
Scrive: “C’era una volta un negoziante di giocattoli, si chiamava Markus e vendeva […] tamburi di latta laccati in biancorosso. […] e portò via con sé tutti i giocattoli da questo mondo”.
I casciubi tentano una disperata resistenza ai nazisti asserragliandosi nella Posta polacca di Danzica. Jan si trova lì con in braccio Oskar che, sfruttando le sue sembianze da bambino, si comporterà come se fosse stato obbligato a entrare nella Posta da Jan, che verrà fucilato.
I nazisti trionfano. Si festeggia l’annessione al Reich.
Una volta morta Agnes, Matzerath assume una ragazza, Maria, per aiutarlo con il figlio e nelle faccende domestiche. Maria diventa il primo amore di Oskar.
Maria è, però, anche l’amante di Matzerath. Presto rimane incinta, probabilmente di Oskar, e nasce Kurt, al quale questi promette, fin dalla culla, un tamburo di latta per il suo terzo compleanno.
Un giorno Oskar rincontra Bebra che fa spettacoli per le truppe del Reich con la sua amica Roswitha e gli propone di unirsi a loro. Oskar parte e si esibisce a Parigi.
Roswitha muore poco dopo in un attacco aereo dell’esercito alleato e Oskar torna a casa. Kurt compie tre anni e Oskar gli regala, come si era ripromesso, un tamburo di latta, ma al bambino non sembra interessare.
Arriva l’Armata Rossa, la famiglia Matzerath si rifugia in cantina. Alfred si rende conto di avere una spilletta con un distintivo nazista e cerca di farla sparire nascondendola, ma Oskar la riprende e gliela porge dopo averne aperto l'ago, proprio mentre i soldati sono ormai in cantina. Matzerath preso dal panico cerca di ingoiarla, ma l'ago lo strozza costringendolo a dimenarsi.
I soldati, vedendolo agitarsi, lo uccidono.
Il giorno del funerale di Matzerath, Oskar decide di ricominciare e crescere.
A Düsseldorf, nel durissimo secondo dopoguerra, lavora come scalpellino e poi modello, con il suo corpo deforme e mostruoso, per gli studenti delle Belle Arti. Fa amicizia con il suo strano vicino, Klepp, e fonda con lui una jazz-band. Oskar si esibisce con il suo tamburo e Klepp con il flauto e ottengono un grande successo. Suonano nella “Cantina delle Cipolle”, un locale dove va la gente che vorrebbe piangere, ma non riesce a farlo. L'uso simbolico della cipolla verrà ripreso ancora da Grass, in tempi recenti, nella sua autobiografia intitolata, appunto, Sbucciando la cipolla (Einaudi, 2009), una confessione – tra l’altro - della sua gioventù filonazista. Una via per imparare a riconoscere e a piangere sul proprio passato.
Oskar, con il suo complesso sviluppo fisico e il suo difficile equilibrio mentale, giungerà, dopo una serie di disavventure, nella clinica psichiatrica dalla quale ha raccontato tutta la sua storia.


La rabbia
Il sentimento che pervade tutto il romanzo è la rabbia, espressa da Oskar fin dai primi vagiti fino al rifiuto totale di crescere.
Una rabbia che, in tutto il romanzo, guarda con occhio lucido, acuto e paranoide, l'ipocrisia dei legami familiari, la falsità delle istituzioni religiose, la violenza della politica e l’idiozia che la permette, la mancanza di coraggio e l’inutile eroismo delle persone che gli sono più vicine e di tutto il popolo polacco.


Il romanzo come metafora
Il Tamburo di latta è stato analizzato in rapporto con la vita dell’autore, originario di Danzica, in gioventù per un periodo filonazista, poi in un campo di prigionia e, dopo la guerra, studente all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, fino al grande successo del romanzo.
È stato visto come metafora del difficilissimo momento storico che la Polonia visse tra le due guerre. Il tamburino, con lo sguardo sempre originale di chi ha deciso comunque di vivere fuori dalla società, descrive l’avvento del nazismo con l’occhio lucido dell’adulto e le straordinarie parole del bambino, o del pazzo.
Oskar per poter crescere deve uccidere il proprio padre, l’opportunista e imbelle Alfred Matzerath, che descrive come un Mitläufer, "uno che va con la folla”. Un opportunista quindi, un carrierista, una persona debole che imita gli altri, abbracciando il nazismo.
Il romanzo va visto anche, però, più direttamente come la potentissima vicenda umana di un bambino che, disgustato dal mondo adulto, decide di smettere di crescere. E che per crescere ha bisogno di uccidere la propria madre e il proprio padre. Tematica antica, ma sempre attuale, in ogni letteratura.



Fonti e Risorse on line 

Elisabetta Formisano, Recensione a “Il tamburo di latta” 

Paola Sorge, Un’esplosione di rabbia contro i mostri tedeschi, la Repubblica

The Tin Drum Notes & Analysis (in inglese)

Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi, Piccolo viaggio nell’anima tedesca, Feltrinelli, 2004

Sbucciando la cipolla, Einaudi, 2009 – Scheda Libro 
 

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Il film tratto dal romanzo: Volker Schlöndorff Die Blechtrommel (1979)

I video: 

1. L’incontro tra Anna e Joseph

2. Il terzo compleanno. La decisione di Oskar – ‘L’incidente’ – Oskar scopre che con la sua voce può rompere i vetri – Il primo giorno di scuola – La visita dal dottore

3. Il difficile rapporto con i ragazzi del quartiere – La minestra - Gli incontri tra Agnes e Jan - Il giocattolaio Markus – Il circo: Bebra e i lillipuziani

4. L’incontro con il nano Bebra - L’adunata nazista

5. Al mare – Il pescatore e la testa di cavallo – Oskar in chiesa mette il tamburo di latta al crocefisso

6. Agnes dà segni di squilibrio. Mangia pesce compulsivamente – La morte di Agnes – Il funerale

7. I nazisti distruggono il negozio di balocchi di Sigismund Markus – Oskar trova Markus suicida – I nazisti uccidono Jan alla Posta polacca di Danzica

8. Sepoltura di Jan – Festeggiamenti per l’annessione al Reich – Oskar conosce Maria – Oskar e Maria hanno il loro primo rapporto sessuale

9. Maria, l’amante anche di Matzerath è incinta – Nasce Kurt – Oskar rincontra Bebra e Roswitha Raguna, sua amica, “la più famosa veggente d’Italia”, che fanno spettacoli per le truppe del Reich che gli propongono di unirsi a loro – Oskar si esibisce a Parigi con la sua voce

10. Notte d’amore tra Oskar e Roswitha – Arrivano gli americani - Roswitha muore – Addio a Bebra – Oskar torna a casa per il terzo compleanno di Kurt cui regala un tamburo di latta – Arrivano i russi, Matzerath cerca di far sparire il distintivo nazista ingoiandolo – I russi lo vedono dimenarsi e lo uccidono – Il giorno del funerale di Matzerath Oskar decide di ricominciare e crescere

11. Oskar parte con Maria per la Renania

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