Thomas Mann. I Buddenbrook

di Fiammetta Lozzi Gallo

I Buddenbrook (Buddenbrooks.Verfall einer Familie), pubblicato nel 1901, è il romanzo con il quale Thomas Mann, futuro premio Nobel per la letteratura del 1929, a soli 26 anni fu consacrato come uno dei pilastri della narrativa tedesca.

Il romanzo, che segue le vicende di una famiglia della ricca borghesia commerciale di Lubecca per tutto il corso del XIX secolo, durante l’arco di quattro generazioni, è uno dei capolavori della letteratura del Novecento. Da una parte, la summa della sensibilità letteraria di un’epoca, dall’altra il suo superamento.
Mentre nella struttura e nei modi della narrazione si può dire che esprima al massimo e porti a compimento temi e forme del romanzo del realismo ottocentesco tedesco, russo e francese, da Honoré de Balzac a Lev Nikolaevič Tolstoj, nella rappresentazione dei personaggi, invece, utilizza una caratterizzazione di ampio respiro psicologico – e quasi, si potrebbe dire, psicoanalitico – di tipo già novecentesco. Occorre ricordare che L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud è del 1899, Psicopatologia della vita quotidiana del 1901 e che nei decenni successivi il nuovo romanzo e la nuova sensibilità artistica avrebbero creato capolavori quali Il processo di Franz Kafka (1925) e L’uomo senza qualità di Robert Musil (1930-1942).
Il titolo originale, Buddenbrooks. Decadenza di una famiglia, rende subito chiaro il percorso narrato: dallo splendore alla catastrofe.
Attraverso la storia della famiglia Buddenbrook, infatti, Mann descrive, da una parte, il progressivo sgretolarsi delle certezze del positivismo ottocentesco e, conseguentemente, anche della vitalità dello spirito borghese, e, dall’altra, il sopraggiungere di una spiritualità assai più complessa e conflittuale, dai limiti e confini impossibili da tracciare. 
I Buddenbrook – scrive Claudio Magris – sono il più amabile e godibile dei libri di Mann, ma anche il più difficile, perché in esso la diagnosi politica e culturale è calata nel gesto quotidiano e nel dettaglio semplice, come accade nella vita; la profondità della riflessione è nascosta nella superficie, anziché essere semplicemente dichiarata, come avverrà più tardi in altri romanzi ideologici, apparentemente più complessi e in realtà più facili, perché tutti spiegati e sottolineati. È il libro della vita, della sua caducità pur così piena di senso; del suo trascorrere pieno di malinconia ma anche di grazia”. (I Buddenbrook, Garzanti Libri, 2008, prefazione di Claudio Magris) 

La trama
La progressiva decadenza dei Buddenbrook si sviluppa tra due figure emblematiche.
Il romanzo si apre con la figura del capostipite della famiglia, Johann, un uomo sicuro di sé e pienamente soddisfatto della propria vita, a capo di una ditta commerciale fiorente e di una famiglia numerosa che lo rispetta e lo riempie di affetto, e finisce con la figura del suo ultimo rappresentante, Hanno, un ragazzo gracile e malaticcio, amante della musica, completamente incapace di gestire le fortune di famiglia.
La narrazione inizia nel 1835, anno dell’acquisto da parte di Johann di una grande casa nel centro di Lubecca, simbolo della ricchezza dell’impresa commerciale dei Buddenbrook. Durante i festeggiamenti per questo avvenimento, la famiglia si presenta facoltosa e serena.
Alla morte del capostipite, il figlio Johann junior, detto Jean –  che nelle prime pagine viene sempre indicato come “il console” a indicare il potere politico oltre che commerciale della famiglia Buddenbrook –  prende le redini della ditta. Si mostra un buon amministratore e il commercio continua a fiorire. Alla sua morte, però, il controllo dell’impresa passa nelle mani dei figli – Thomas e Christian – e da qui le fortune Buddenbrook inizieranno a declinare.
Thomas, infatti, è un imprenditore abile e accorto, ma – come sottolinea Salvatore Guglielmino – è vittima di un’oscura malinconia, molto lontana dalla sicurezza e dalla vitale solidità dei suoi antenati. Christian, poi, da subito si mostra disinteressato agli affari e perde nel gioco e nei divertimenti la sua parte di patrimonio. In breve, la situazione tra i due fratelli diviene molto tesa. Thomas inizia ad avere un atteggiamento sprezzante nei confronti del fratello e gli offre solo un piccolo incarico. Christian se ne sentirà umiliato e rinuncerà a ogni coinvolgimento nella ditta.
La sorella Antonie, del resto, che nelle prime pagine del romanzo avevamo conosciuto bambina giocare sulle gambe di nonno Johann ripetendo filastrocche, dopo un matrimonio sbagliato e un divorzio torna, disperata, nella casa di famiglia.
Thomas sposa Gerda, una bella olandese, appassionata musicista che presto darà alla luce l’erede tanto desiderato, Hanno. Le fortune dei Buddenbrook sembrano avere una ripresa. Il periodo, però, non dura molto e la decadenza arriverà fino a costringere Thomas a mettere in vendita quella casa tanto prestigiosa in cui avevamo visto la famiglia serena e felice nelle prime pagine del romanzo.
Per qualche tempo egli ripone nel figlio Hanno tutte le sue speranze e in tutti i modi cerca di sviluppare in lui le doti che sono necessarie a un uomo dedito al commercio: spirito d’iniziativa, robustezza psicologica e fisica. Tali caratteristiche sono, però, del tutto contrarie alle inclinazioni del figlio. Hanno, infatti, mostrerà via via una vocazione per l’arte, e per la musica in particolare, nonché un fisico gracile e debole.
Thomas muore, ancora giovane, stanco e amareggiato da quello che considera un ingiusto fallimento e frustrato dalla delusione per quella 'rinascita' attraverso il figlio che ha ormai compreso essere impossibile.
Hanno morirà di tifo pochi anni dopo.
Sarà la fine della famiglia Buddenbrook, insieme al disfacimento di quegli ideali sui quali si era basata per secoli la crescita e prosperità di tutte le imprese del Baltico e che Mann avverte chiaramente in tutta la borghesia d’Europa.

Biografia e creazione artistica
Nella stesura del romanzo, Mann utilizzò ampiamente la propria biografia.
Egli apparteneva, infatti, a una famiglia di commercianti di Lubecca che, dopo aver gestito una fiorente ditta e aver avuto un ruolo di primo piano nella vita politica della città, era via via decaduta fino allo scioglimento dell’impresa e al trasferimento a Monaco. Aveva, dunque, diretta consuetudine con quel ceto sociale e le sue dinamiche.
L’impasto tra autobiografia e creazione artistica è testimoniato, inoltre, da alcune lettere nelle quali lo scrittore si rivolge al fratello Heinrich e ad altri parenti per ricordare alcuni episodi della sua infanzia e giovinezza che poi saranno un chiaro spunto per le vicende dei vari personaggi.
È interessante segnalare, però, che l’autore iniziò la stesura di questo romanzo durante un lungo soggiorno a Roma, come se per scrivere un testo così vicino al proprio vissuto avesse avuto bisogno di allontanarsi chilometri dalla sua città.
La biografia di Mann si riflette anche in quell'antitesi insanabile tra spirito imprenditoriale e sensibilità artistica alla base di tutti i temi affrontati nel romanzo, nel dissidio tra ammirazione per la vitalità che sente chiara nel ceto commerciale della sua città e, allo stesso tempo, rifiuto per le sue facili certezze. Un doppio atteggiamento, dunque, nei confronti di quello spirito positivista ottocentesco che ammirava, ma del quale vedeva chiari i limiti e per il quale provava insofferenza e una insopprimibile necessità di superarne i confini verso le infinite inquietudini dell’arte, con le prime e potenti suggestioni del Decadentismo europeo.
Il padre di Thomas Mann era infatti, come si è detto, un commerciante di Lubecca, la madre, però, di origine tedesca ma nata in Brasile, era un'amante dell’arte e della musica in particolare. Mann, come appare dal suo epistolario, parlava spesso con suo fratello Heinrich di questa doppia radice della loro cultura e riteneva la sua quasi una duplice identità, in qualche modo dolorosa.

La vicenda editoriale
L’editore Samuel Fisher pubblicò per la prima volta I Buddenbrook nel 1900, senza che il romanzo avesse alcun successo. L’anno successivo, lo pubblicò di nuovo –  un grandissimo atto di fiducia, dunque, in uno scrittore ancora giovane e niente affatto conosciuto – questa volta in edizione economica, e il libro vendette migliaia di copie.
Da allora, Mann è riconosciuto come uno dei maggiori autori del Novecento. Sorpreso del grande successo del libro, scrisse:
“Mi passò per la testa che da questa storia della decadenza di una famiglia si sarebbe sentita toccata e colpita la borghesia di altri paesi e avrebbe potuto riconoscervisi; che […] mentre avevo dato alle stampe un libro molto tedesco, quanto a forma e contenuto, nello stesso tempo avevo dato un libro europeo, un brano della storia dell’anima della borghesia europea”.

Risorse Treccani on line
Bonaventura Tecchi, Mann, Thomas, Enciclopedia Italiana, 1934  
Antonella Gargano, Mann, Thomas, Enciclopedia dei ragazzi, 2006

Altre fonti e risorse on line
Il Caffè Letterario Vol.19 Marino Freschi racconta Thomas Mann
Massimo Raffaeli, Umanesimo militante

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