Segnali di rilancio per l'Europa

Immagine tratta dal sito: www.solofinanza.it


di Stefano Polli*

Dopo un lunghissimo periodo d’incertezze e delusioni, qualche piccolo segnale di ripresa europea comincia ad emergere. Non c’è da gridare al miracolo, né pensare che l’Europa abbia risolto tutti i suoi problemi storici e strutturali. Eppure un piccolo cambio di rotta è finalmente percepibile.
L’Unione Europea continua ad avere difficoltà enormi nel parlare con una voce sola e nel presentarsi compatta negli scenari internazionali. La vicenda libica con la “deriva francese” lo dimostra ampiamente. Il ritardo nel reagire alla rivolta siriana lo conferma. La titubanza nell’avere una comune politica estera verso una primavera araba che vive un momento di forte stallo lo ribadisce.
Sarà ancora molto difficile la costruzione di una vera politica europea e i grandi dell’UE continueranno ad avere singole politiche nazionali nelle sfide globali di inizio millennio per ancora molto tempo.
Ma, costretta dall’emergenza economica e dalla più profonda crisi finanziaria dal 1929 ad oggi a prendere decisioni in tempi veloci, l’Europa, pur nella babele dei suoi tanti linguaggi, è riuscita a individuare un percorso per provare a uscire dalle secche della crisi.

La Germania traina la (debole) ripresa economica dell’UE
Prima di tutto c’è da segnalare una significativa ripresa dell’economia, dopo lunghi anni di crisi con la locomotiva tedesca che ha ripreso a correre a ritmi dimenticati, trascinando il resto dell’UE.

 

 

PAESE          CRESCITA SU TRIMESTRE   CRESCITA SU ANNO
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Ue-17                   +0,8%              +2,5%
Italia                     +0,1%              +1,0%
Germania             +1,5%              +4,9%
Francia                 +1,0%              +2,2%
Gran Bretagna      +0,5%              +1,8%
Spagna                 +0,3%              +0,8%
Grecia                   +0,8%              -4,8%
Portogallo             -0,7%              -0,7%
Belgio                   +1,0%              +3,0%
Paesi Bassi           +0,9%              +3,2%
(Fonte: ANSA).
 
L'Italia cresce poco, anche se bisogna sottolineare che tra i partner europei si registrano anche 'segni meno': Nel primo trimestre del 2011 la Penisola cresce (sull'ultimo trimestre del 2010) di un 'timido' 0,1%. Fa meglio la Spagna con un +0,3%. Sul podio, appunto, la Germania che mette a segno nel trimestre un +1,5%, collocandosi ampiamente al di sopra delle stime degli analisti e della stessa media europea.
Nel complesso il Pil dei 17 Paesi della zona dell'euro e quello dell'Unione Europea è aumentato dello 0,8% nel primo trimestre dell'anno, in rapporto al trimestre precedente. Subase annua invece nelle due zone la crescita si è attestata al2,5%.
I dati sopra riportati sono stati diffusi dai principali istituti di statistica nazionali ed Eurostat per registrare la crescita nel primo trimestre dell'anno di alcuni Paesi europei.

Ciambella di salvataggio europea a Lisbona
Un altro segnale importante di cambiamento è stato il via libera dato dall’Eurogruppo al piano di aiuti da 78 miliardi di euro al Portogallo.
Si tratta di un segnale fondamentale perché rappresenta una prova di solidarietà europea concreta dopo lunghe polemiche e titubanze di vari Paesi. Grazie a questa ciambella di salvataggio europea, il nuovo governo portoghese di centrodestra (che per la prima volta dalla rivoluzione dei Garofani va al potere dopo decenni di strapotere del centrosinistra) avrà un po’ di ossigeno per provare a trascinare il Portogallo fuori dalla drammatica situazione in cui si trova attualmente.
I 78 miliardi di prestiti del piano triennale sarannno ripartiti in parti uguali, da 26 miliardi di euro ciascuna, tra il meccanismo di stabilità finanziaria permanente dell'UE (EFSM), il fondo salva-Stati dell'Eurozona (EFSF) e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).
A fronte degli aiuti il Portogallo si è impegnato su un programma di austerity che è stato negoziato nelle scorse settimane con la Commissione UE, la BCE e lo FMI. Piano che prevede in particolare un aggiustamento di bilancio ambizioso ma credibile per riportare il deficit sotto il 3% entro il 2013 con tre condizioni: rafforzamento del processo di bilancio attraverso un più stretto monitoraggio sul sistema di partnership pubblico-privato e sulle imprese statali; riforme del sistema sanitario nazionale e della pubblica  amministrazione; un ambizioso programma di privatizzazioni.
Lisbona si impegna anche a sostenere crescita e competitività grazie alla riforma del mercato del lavoro, del sistema giudiziario e dei settori delle imprese industriali, immobiliari e dei servizi.
Immagine tratta dal sito: www.buongiornoslovacchia.it

Più ordine nei conti degli Stati
Nel vertice di primavera, tenutosi a marzo, i 27 hanno anche deciso di chiedere più sforzi ai singoli Paesi affinché tengano più in ordine i loro bilanci.
La crisi dei debiti sovrani resta una grave minaccia per la stabilità dell'Eurozona. E i leader europei hanno deciso di dettare la linea per la stesura delle prossime Finanziarie, chiedendo maggiori sforzi ai Paesi con i conti più in disordine. A questo c’è da aggiungere che le manovre economiche dei singoli Stati saranno coordinate attraverso il semestre europeo, vale a dire una sorta di presa di visione da parte della Commissione di tutte le finanziarie nei primi sei mesi dell’anno.
I Paesi più in difficoltà dal punto di vista economico sono invitati a spingere sull'acceleratore sul fronte del consolidamento dei propri bilanci.
Il messaggio dei capi di Stato e di governo della UE è chiaro: il risanamento dovrebbe essere accelerato negli Stati membri che versano in una situazione di forte disavanzo strutturale o di livello del debito pubblico molto alto o in rapida crescita. Le indicazioni del Consiglio UE sono precise: le politiche di bilancio per il 2012 dovrebbero mirare a ripristinare la fiducia, assicurando la sostenibilità del trend del debito e garantendo che i disavanzi siano ricondotti al di sotto del 3% del Pil, secondo la tempistica convenuta dal Consiglio.
Per ogni Paese, infatti, è stata fissata una scadenza.
A tal fine è necessario, nella maggior parte dei casi, un aggiustamento strutturale su base annua ben superiore allo 0,5% del Pil.
Gli sforzi in materia di risanamento di bilancio devono essere integrati da riforme strutturali a sostegno della crescita. Tutto ciò va inquadrato nell'ambito proprio del semestre europeo, inaugurato all'inizio di quest'anno e finalizzato a uno stretto coordinamento tra le Finanziarie dei vari Paesi.
Tutti gli Stati, in pratica, dovranno tradurre le priorità indicate in sede UE in misure concrete che saranno inserite nei rispettivi programmi di stabilità e nei programmi nazionali di riforma.

Il presidente della Banca Centrale Europea Jaen-Claude Trichet. Immagine tratta dal sito: www.ec.europa.eu

Un mistero delle finanze europeo
Ma il segnale più forte del cambiamento delle prospettive europee viene dalla proposta per la creazione di un Ministero delle Finanze europeo. Si tratta di una proposta davvero rivoluzionaria e che porterebbe a una concreta governance comune dell’economia.
D’altra parte, la crisi dei debiti sovrani ha portato alla luce tutte le discrepanze di una unione monetaria incompleta in seno all'UE. Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, che a novembre lascerà la guida dell'Istituto a Mario Draghi, ha lanciato quindi un appello ai Paesi membri affinché venga creato un Ministero delle Finanze Europeo per rafforzare il progetto della moneta unica e meglio coordinare le politiche di bilancio. L'eventuale Ministero delle Finanze europeo, secondo Trichet, non dovrebbe necessariamente gestire un budget federale ma sarebbe responsabile per la vigilanza sulle politiche di bilancio e di competitività dei Paesi membri, per l'assistenza fiscale degli Stati che sforano i parametri comunitari. Inoltre, avrebbe il compito di svolgere tutte le funzioni esecutive in un'ottica di integrazione del settore finanziario dell'Unione e rappresentare l'Eurozona nelle istituzioni finanziarie internazionali. Questa riforma della governance della UE, sottolinea Trichet, dovrà comunque essere decisa dal "popolo europeo". Più di una volta il presidente della BCE ha manifestato il proprio malumore davanti al modo con cui i ministri delle finanze di Eurolandia hanno affrontato e affrontano il nodo dei debiti sovrani.
L'Eurotower, in effetti, si è dovuto accollare tutto il peso della crisi, varando misure di stimolo, come quella di ridurre i tassi al minimo storico, e intervenendo sul mercato per acquistare i titoli di Stato dei Paesi sull'orlo della bancarotta.
È giunto il tempo di cedere a una istituzione sovranazionale un'altra fetta di sovranità nazionale.
Ma l’idea di Trichet dovrà inevitabilmente scontrarsi con le gelosie di Parigi e Berlino.

*Caporedattore Affari internazionali dell'agenzia ANSA


Pubblicato il 15/06/2011

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