Il profilo della nuova università secondo la Commissione europea

Immagine tratta dal sito: http://www.centrocicogna.it

di Stefano Polli*
 

Il futuro dell'Europa e dei suoi cittadini passa anche attraverso la creazione di un sistema universitario più efficiente e moderno, capace di stare al passo con i tempi e di formare i dirigenti europei del nuovo millennio. Partendo da questa convinzione, la Commissione europea ha presentato, il dieci maggio, un documento programmatico che rappresenta una vera svolta nel modo di 'pensare' l'università da parte dell'Ue e che fornisce agli Stati membri una lunga e dettagliata serie di suggerimenti e di consigli, che indica la strada da seguire per disegnare il profilo della nuova università europea.
Gli obiettivi del progetto sono chiari: investire più soldi nella ricerca, creare gli strumenti per permettere agli studenti di passare più tempo all'estero anche attraverso un rinnovato sistema di scambi culturali fra università europee, favorire l'arrivo in Europa di ricercatori di Paesi extra-europei, ripensare in maniera meritocratica il sistema delle tasse e degli aiuti allo studio, dare alle università maggiore autonomia e responsabilità, anche finanziaria. Insomma, in sintesi, lavorare per un cambiamento immediato, profondo e coordinato che porti a un nuovo sistema universitario nel vecchio continente.

Svecchiare e modernizzare
D'altra parte, la Commissione riconosce che l'attuale sistema universitario europeo è ormai troppo prigioniero di ostacoli burocratici e amministrativi, vincoli finanziari e chiusure nazionalistiche. La parola d'ordine è svecchiare e modernizzare. Erano stati i capi di stato e di governo dei 25 riuniti nel Consiglio europeo di Hampton Court nell'ottobre del 2005 a sottolineare l'esigenza di uno studio capillare sul sistema universitario europeo dando alla Commissione il mandato di portarlo avanti. E dopo 6 mesi la Commissione ha presentato il documento nel quale afferma che modernizzare le università europee è essenziale anche per raggiungere l'obiettivo di far diventare quella dell'Ue l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo.
È innegabile che il sistema universitario europeo possieda un potenziale enorme, gran parte del quale non viene però valorizzato a causa di una sostanziale rigidità. Ma sbloccare questo serbatoio di conoscenze, talenti ed energie richiede un cambiamento coordinato al quale devono partecipare tutti i Paesi membri dell'Ue.
Nel giorno della presentazione del documento, Ján Figel, commissario responsabile per l'Istruzione e la formazione, ha affermato che "anche se formano annualmente milioni di persone, i sistemi dell'istruzione superiore in Europa sono impastoiati da diversi ostacoli, molti dei quali affondano le loro radici nei decenni passati. La comunicazione adottata oggi vuole essere un contributo al dibattito sulla necessaria modernizzazione delle università dell'Ue".
"Le università sono le dinamo che servono a generare conoscenza" ha aggiunto Janez Potočnik, commissario preposto a Scienza e ricerca. "Esse dovranno adattarsi alle esigenze di un'economia basata sulle conoscenze come del resto devono farlo altri settori delle società e dell'economia. Le idee che esponiamo oggi dovrebbero contribuire a innescare un dibattito tra gli Stati membri e tra le università stesse."

Un nuovo sistema universitario per il rilancio economico
Un cambiamento del sistema universitario potrebbe portare, secondo la Commissione europea, anche enormi vantaggi economici nel medio e nel lungo periodo. Un'Europa che ancora stenta parecchio sulla strada del rilancio economico e che si è data un'impegnativa Agenda di Lisbona proprio nei settori finanziario ed economico deve assolutamente prendere in considerazione questo aspetto. In altra parole senza un sistema universitario efficiente, una moderna classe dirigente e sistemi europei integrati, anche il rilancio economico e, più in generale, la stabilità complessiva potranno in futuro essere difficili da raggiungere in maniera definitiva.

Nove priorità per un'economia delle conoscenze
La Commissione europea ha identificato nove punti prioritari sui quali lavorare affinché le università dell'Europa contribuiscano alla creazione di una reale economia delle conoscenze. Ciascuna istituzione dovrebbe trovare il giusto equilibrio di istruzione, ricerca e innovazione che meglio si addice al suo ruolo all'interno della sua regione o del suo paese. Ciò comporterà necessariamente un approccio differenziato. L'obiettivo è di creare una rete all'interno della quale le università possano diventare attori più forti nella società e nell'economia globali basate sulle conoscenze.
L'obiettivo primario deve essere di raggiungere l'eccellenza nelle funzioni di insegnamento e di ricerca delle università.
Questi sono i punti principali della proposta così come li ha sintetizzati la stessa Commissione.

  • Accrescere la proporzione di laureati che trascorrano almeno un semestre all'estero o nel mondo dell'industria.
  • Consentire agli studenti di avvalersi di prestiti e borse di studio nazionali indipendentemente dal paese dell'UE in cui decidono di studiare o fare ricerca.
  • Porre in linea le procedure per il riconoscimento delle qualifiche accademiche con quelle che valgono per le qualifiche professionali e far sì che le lauree rilasciate in Europa siano più agevolmente riconosciute fuori dall'Europa.
  • Introdurre una formazione nel campo della proprietà intellettuale, del management, della comunicazione, della costituzione di reti, dell'imprenditorialità e del lavoro di gruppo contestualmente a una carriera nel campo della ricerca.
  • Reimpostare i corsi in modo da consentire una maggiore partecipazione nelle fasi ulteriori del ciclo di vita, assicurando così le abilità necessarie alla forza lavoro europea e assicurando inoltre che le università siano in grado di adattarsi a una popolazione europea che invecchia.
  • Ripensare i sistemi nazionali di tasse e aiuti agli studenti per far sì che i migliori studenti possano partecipare all'istruzione superiore e intraprendere carriere nel campo della ricerca indipendentemente dal loro contesto di provenienza.
  • Ripensare i sistemi di finanziamento delle università affinché questi siano maggiormente orientati sui risultati e conferiscano maggiori responsabilità alle università per quanto concerne la loro sostenibilità finanziaria di lungo periodo, particolarmente nel campo della ricerca.
  • Conferire alle università maggiore autonomia e responsabilità affinché esse possano reagire celermente al cambiamento. In ciò dovrebbe rientrare una revisione dei curricoli per adattarli a nuovi sviluppi, la creazione di legami più stretti tra le varie discipline e una maggiore attenzione per grandi ambiti di ricerca (per esempio le energie rinnovabili, le nanotecnologie) piuttosto che per singole discipline. Ciò potrebbe configurarsi anche quale maggiore autonomia a livello delle singole istituzioni nella scelta del personale docente e di ricerca.

La Commissione è pronta a sostenere la modernizzazione delle università dell'Ue anche facendo leva sui suoi programmi per il finanziamento dell'istruzione, della ricerca e dell'innovazione: il Programma per l'apprendimento permanente, il Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo, il Programma competitività e innovazione e i Fondi strutturali e di coesione.

Sarà indubbiamente un lavoro lungo e non privo di ostacoli, ma adesso in Europa c'è almeno la piena coscienza che anche attraverso sentieri di questo tipo si costruisce concretamente quell'Europa integrata che in molti settori esiste soltanto nella teoria o nei sogni degli europeisti più ferventi.

*Capo redattore Esteri Agenzia Ansa

Pubblicato il 26/5/2006