a cura di Cosima Campagnolo
Cade oggi, 24 gennaio 2012, il trecentesimo anniversario della nascita di Federico il Grande, re di Prussia. E infatti in tutta la Germania, ma in particolare a Berlino e Potsdam, i luoghi del sovrano, e in tutta quella che fu l’antica Prussia, si festeggia con mostre, concerti, rappresentazioni teatrali, giochi, rievocazioni storiche il compleanno del “vecchio Fritz”, come lo chiamano i tedeschi con una semplicità da cui ben traspare quanto il sovrano sia ancora loro presente.
Già, perché non pare si possa parlare solo di affetto e di ammirazione per questo che fu uno dei massimi sovrani del secolo dei Lumi e l’artefice della trasformazione della Prussia da piccolo Stato marginale a potenza dell’Europa dell’epoca. Dietro a quest’espressione si nascondono anche posizioni critiche, inevitabili di fronte a una personalità di notevole spessore, nonché al ruolo che Federico ebbe nella costituzione dello Stato prussiano e della sua macchina militare, una realtà che fu poi ampiamente strumentalizzata dalla propaganda nazista.
Tre secoli sembrano però offrire una distanza storica sufficiente per valutare con animo equilibrato questa figura così poliedrica, contraddittoria secondo alcuni, che affiancò l’amore per le lettere e la musica a doti di condottiero degne di quelle di Napoleone e Cesare, un governo assolutistico con un’autentico spirito di servizio del proprio paese, una politica estera spregiudicata con una straordinaria capacità di riforma sul piano del diritto.
I motivi per cui noi ci possiamo sentire coinvolti dal giubileo federiciano sono naturalmente meno immediati di quelli dei tedeschi, ma non meno validi. Ferderico II di Prussia rimane uno dei sovrani più interessante del XVIII secolo, una figura di “Principe” che consente di mettere in luce i difetti e i pregi dello spirito del tempo, un elemento cardine per capire gli eventi europei che precedettero la Rivoluzione francese.
Qui cogliamo l’occasione per riproporre la voce della Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, dovuta alla penna del germanista Giuseppe Gabetti. Nonostante i decenni che ci separano dalla stesura di questo contributo, esso mantiene un carattere informativo esauriente e uno stile espositivo di limpida chiarezza che gli conferisce un piglio narrativo piacevole: “Federico II il Grande, re di Prussia”.
Pubblicato il 24/01/12
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