Bufale. Breve storia delle beffe mediatiche da Orson Welles a Luther Blissett
Luca Damiani
Roma, Castelvecchi, 2004, pp. 176, euro 10,00.
A pagina 9 “Quando si può parlare di beffa mediatica? Essenzialmente quando attraverso un mezzo di comunicazione di massa si mette a segno una manipolazione scardinante, un’azione il cui significato sfugge ai più al momento della sua epifania e che una volta scoperta [...] si mostra in tutta la sua carica dirompente”.
L’idea Il libro traccia una singolare storia delle ‘beffe mediatiche’. Gli ambiti e gli esempi sono molti. La storia: la celebre ‘Donazione di Costantino’, il falso documento redatto dalla curia pontifica in epoca più tarda ma attribuito all’imperatore Costantino, la cui inautenticità verrà dimostrata con argomentazioni filologiche dall’umanista Lorenzo Valla. L’arte: le false teste di Modigliani, che, una ventina d’anni fa, provocarono la pessima figura del critico d’arte Giulio Carlo Argan, pronto a certificarne l’autenticità. La radio: Orson Welles che annuncia lo storico sbarco dei marziani sulla Terra. La fotografia: un’istantanea di un ragazzo sulla terrazza di una delle due Torri Gemelle con un aereo che sta giungendo alle sue spalle (su Internet è stata spacciata come scattata pochi secondi prima della tragedia dell’11 settembre 2001; in realtà, si scoprirà, risaliva al 1997).
Il commento ‘Bufale’, ‘patacche’, ‘falsi storici’, sono altrettanti sinonimi per indicare questo tipo di burla, che si basa sul sensazionalismo di una notizia curiosa o inverosimile, la quale però, per essere creduta, deve trovare anime candide disposte ad accoglierla. Ma non si tratta sempre di ingenuità: i perversi meccanismi che presiedono al funzionamento dei mass media fanno sì che l’obiettivo della credulità sia molto più semplice da ottenere di quanto si possa pensare. Libri, giornali, radio, televisione, cinema e, più di recente, anche Internet sono strumenti ai quali si tende ad attribuire un’eccessiva dose di fiducia (forse un po’ meno a Internet, essendo una sorta di ‘piazza virtuale’ in cui ciascuno può dire quello che vuole senza troppi filtri). Il libro è utile per entrare nel merito di come funziona il mondo dell’informazione di massa, per approfondirne, attraverso alcuni ‘casi estremi’, anche i meccanismi di ordinario funzionamento (o malfunzionamento). Tuttavia, le beffe mediatiche presentano una caratteristica costante: prima o poi richiedono di essere scoperte. In questo appaiono meno pericolose del mondo dell’informazione tout court, che invece, molto spesso, tende ad ingannare l’utente, senza però svelargli il trucco alla fine.
Roberto Carnero
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