Michelangelo. Una vita inquieta
Antonio Forcellino
Bari, Editori Laterza, 2005, pp. 494 con ill., euro 20,00.
Dalla prefazione “Il venerdì 18 febbraio 1564, Michelangelo di Ludovico Buonarroti, patrizio fiorentino, “divino” scultore pittore e architetto, moriva in una casa nel quartiere detto del Macello dei Corvi a Roma.[…]. Cinque giorni prima, lunedì di Carnevale, sotto la pioggia fredda che illividiva Roma, qualcuno aveva visto quel piccolo vecchio vestito di nero, senza cappello, camminare per la strada. L’avevano riconosciuto, ma non avevano avuto il coraggio di avvicinarlo.”
L’idea Lettura di fonti e documenti, apparato illustrativo, tavole di confronto, diagrammi delle giornate di lavoro ad affresco e digressioni esplicative sulle tecniche artistiche, premessa indispensabile alla comprensione delle imprese figurative di Michelangelo, per un saggio romanzato, nel quale tutti gli strumenti dello studioso non ostacolano una narrazione efficacissima, che ricompone un ritratto inedito del primo grande artista dell’era moderna. Più umano nella sua condizione d’esule, nella sua fragilità psicologica ed esistenziale, il Michelangelo che Forcellino vuole restituire al suo tempo, liberandolo dal gravoso corredo ideologico imposto dalla tradizione fiorentina e dall’aura di mito in cui lo imprigionò la storiografia romantica per alimentare l’idea dell’artista come genio isolato dalla realtà sociale, è perciò tanto più vicino alla sensibilità del lettore contemporaneo.
Il commento Alla luce di una profonda esperienza di restauro, maturata sulle grandi opere di Michelangelo, tra cui il Mosè di San Pietro in Vincoli, l’autore propone un metodo di lettura dell’opera d’arte davvero inedito. Non si ferma, come nell’interpretazione tradizionale, all’immagine dell’opera, ma ne mostra la materia in tutta la sua asprezza, racconta la sfida tecnica che avvince l’artefice alla realizzazione dell’opera sua e che rende ogni autentica creazione d’arte un capolavoro di tecnologia. Per questo, nei paragrafi dedicati alla Volta della Sistina, la narrazione inizia dalla creazione dei ponteggi, prima grande invenzione architettonica di Michelangelo per affrescare – come mai si era tentato prima – una superficie curva di 1200 metri. Nelle pagine seguenti, il miracolo di tecnica della rappresentazione, grazie al quale Michelangelo porta a temine l’intero ciclo: l’illusione prospettica dei troni scorciati, che annullano visivamente il supporto fisico della volta e l’intuizione di aumentare al massimo le proporzioni delle figure, negli spazi ridotti all’essenziale, concentrandosi sul movimento e sul gesto, per dare vita ad una trionfale celebrazione del corpo umano.
Lorenzo Mantile
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