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141Nascondere l’umanità
Martha C. Nussbaum
Carocci, 2005, pp. 486, euro 28,00.

A pagina 94 “Non sosterrò che il disgusto e la vergogna possono, o dovrebbero, essere eliminati dalla vita umana. Al pari della gelosia, il disgusto e la vergogna primitiva sono profondamente radicati nella struttura della vita umana, e sarebbe probabilmente impossibile eliminarli. Questo perché, come indicherò in seguito, entrambe le emozioni costituiscono un modo in cui si negoziano tensioni profonde implicate nella realtà stessa dell’essere umano, con tutte le aspirazioni elevate e i severi limiti che una tale vita comporta. Ma il contenuto cognitivo di queste due emozioni si rivela problematico e le operazioni sociali legate ad esse creano pericoli per una società giusta”

L’idea L’Autrice si cimenta in un tema “classico” della letteratura filosofico-politica: quello del rapporto fra diritto e morale, analizzando l’impatto delle emozioni sulle decisioni giudiziali e, più in generale, sulle questioni di politica criminale. Partendo dall’assunto che il diritto è uno strumento utilizzato al fine di tutelare dei beni da cui l’uomo è a ragione attratto ovvero i beni indispensabili alla dignità della vita umana, la Nussbaum ricollega il diritto al desiderio; allo stesso tempo, però, nega che tutti le emozioni siano irrazionali (anche per l’ambiguità della nozione che l’aggettivo evoca), riconoscendo per alcune di esse una valenza cognitiva e distinguendole della semplici pulsioni.

Commento L’autrice riconosce l’impossibilità di un diritto tout court senza emozioni, prendendo la legge in continua considerazione lo stato emozionale delle persone (si pensi al diritto penale). Le emozioni rappresentano reazioni alle zone di vulnerabilità, animalità e debolezza umana. In questo senso, paura, compassione e rabbia ricordano all’uomo continuamente la propria condizione e sono connesse alla sua socialità. Nel diritto esse possono fungere da giustificazione per la dichiarazione di illegittimità di certe azioni o, ancora, valutabili nello stato d’animo di un criminale. Fra tutte le emozioni vengono analizzate il disgusto e la vergogna (che, nelle parole della Nussbaum, “svolgono un ruolo eminente nel diritto, esattamente come nella nostra vita quotidiana”) ed il loro impatto sulle scelte “giuridicamente” significative. Si tratta di due emozioni particolari, in quanto soggette ad un alto rischio di “distorsione normativa” e quindi “inappropriate a fare da guida ad una pratica pubblica”. Il primo, per l’autrice, ha uno spazio di legittimità molto limitato essendo nella maggior parte dei casi un sentimento irrazionale, diverso dalla rabbia perché fondato su una pericolosa aspirazione di purezza. L’autrice analizza la teoria, fra gli altri, di Lord Devlin (The Enforcement of Morals, Oxford University Press, 1965), secondo cui l’unico modo, per una società, di difendere sé stessa è approntare una legislazione che risponda alle reazioni di disgusto dei suoi membri. Nella ricostruzione della Nussbaum, esso non dovrebbe mai essere preso in considerazione dal legislatore penale. La vergogna, invece, si presenta come molto più complessa; in questo senso, è possibile distinguere diverse varietà di vergogna (la «vergogna primitiva», ad esempio). Si tratta di due emozioni che minano, su fondanti scelte di politica criminale, le basi di una società veramente liberale. Come la Nussbaum rivela, infatti, nella sua introduzione “questo libro intende essere, in definitiva, un saggio sui fondamenti psicologici del liberalismo progressista”, come denuncia, del resto, il titolo dell’ultimo capitolo («liberalismo senza finzioni»).

Giuseppe Martinico

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