Analisi del film
Francesco Casetti, Federico di Chio
Strumenti Bompiani.
Stabilendo dei criteri di lettura… Obiettivo dichiarato di questo libro, da anni disponibile come strumento didattico non soltanto per gli studenti universitari ma anche per quanti vogliano avvicinarsi alla lettura dei film e in generale dei testi audiovisivi, è quello di fornire un orientamento immediato e funzionale, appunto, sia a coloro i quali necessitano di una cultura di base, sia a chi, invece, desideri riorganizzare le proprie conoscenze. «[…] suggerisce come impostare il lavoro, di quali strumenti avvalersi e quali obiettivi perseguire. Dapprima vengono illustrate le tecniche di scomposizione e ricomposizione del film, che portano da un lato alle sue unità costitutive, dall’altro al suo principio di funzionamento. Poi vengono ripercorse quattro grandi aree di ricerca: l’analisi dei segni e dei codici dei film; l’analisi dell’universo rappresentato, con speciale riguardo per lo spazio e il tempo; l’analisi della narrazione, con i personaggi, le azioni e i mutamenti; l’analisi delle strategie di comunicazione, con l’affacciarsi nel testo dell’autore e dello spettatore». Questa analisi guidata, resa a partire dalla concezione del film come testo e, dunque, come oggetto di linguaggio, luogo di rappresentazione, momento di narrazione e unità comunicativa, ribadisce il suo essere strumento indispensabile per smontare e rimontare l’oggetto in questione al fine di coglierne la struttura e afferrarne i meccanismi base. Nel ricercare un valido quadro metodologico, va però puntualizzato che non esiste alcun modello universale di analisi filmica, e che essa, invece, deve essere attivata a partire da un singolo testo filmico. Ogni film richiede differenti approcci analitici, giunge a differenti risultati, e contribuisce, a suo modo, a determinare dei criteri di studio validi universalmente. Pur potendo distinguere delle categorie generali, dunque, il percorso di esplorazione di un film offre un ventaglio di proposte più che fornire una risposta univoca. Secondo quest’ottica di completa apertura alle più diverse angolazioni analitiche, ogni capitolo di Analisi del film segue un diverso ambito; dall’analisi delle componenti cinematografiche, a quella delle forme della rappresentazione, delle strutture narrative e delle dinamiche comunicative.
I presupposti dell’analisi Nel procedere all’analisi del testo filmico e nell’accettare la sua triplice valenza di strumento didattico, teorico e documentario, è necessario assecondare l’esigenza di una presa di distanza dall’oggetto. Soltanto in questo modo, infatti, non si rimane vincolati a una errata comprensione preliminare (che scaturirebbe in un giudizio critico più che analitico), ma anzi si accetta la posizione di equilibrio tra chiusura e disponibilità. Da una parte, infatti, presupposto fondamentale è l’apertura alle più diverse interpretazioni, dall’altra una netta e decisa delimitazione del campo di investigazione e scelta del metodo. Al di là che si scelga di procedere con un’analisi lineare (segmentare il testo) o trasversale (stratificare il testo), la fase di scomposizione presuppone uno studio delle componenti strutturali del film. Conoscere la differenza tra un episodio, una sequenza, un’inquadratura e un’immagine (o sottoinquadratura) si rivela, infatti determinante al fine dell’individuazione del criterio di ricompattazione di tali segmenti nell’ottica dell’unità filmica.
Significato, segno e codice È indubbio che il cinema abbia una propria ‘linguisticità’. La sua eterogenea area espressiva può essere ordinata a partire dal suo individuarsi serie di significati, serie di segni o serie di codici. I significati, di tipo visivo e sonoro, delimitano i materiali sensibili di cui sono intessuti i segni. I segni, individuando il rapporto tra significante, significato e referente, si distinguono in simboli, icone e indici. I codici, infine, riguardano più propriamente la trasmissione dell’informazione cinematografica e a essa appartengono (riguarda lo studio dei codici, per esempio, la distinzione tra i diversi gradi di angolazione e le differenti inclinazioni della macchina da presa, oltre che la delimitazione della scala dei campi e dei piani). A completare l’analisi dei codici visivi va, inoltre, aggiunta quella dei codici sonori e di quelli grafici, la cui importanza non è affatto secondaria; studiare il valore di didascalie, sottotitoli e in generale delle scritte che appaiono sullo schermo e che appartengono alla realtà filmica si rivela fondamentale non soltanto per il cinema muto. Infine, oltre ai codici appartenenti all’immagine, vanno considerati quelli riguardanti il legame tra un’immagine e l’altra; determinare i criteri della loro associazione, aiuta a stabilire anche la specificità di ogni elemento raccordato e associato.
Diversità degli approcci analitici I testi dedicati all’analisi filmica sono numerosi, alcuni dei quali da considerarsi strumenti fondamentali per qualsivoglia approccio strutturale al cinema. Le conclusioni a cui giungono Jacques Aumount e Michel Marie in L’analyse des films (trad. it. L’analisi dei film, Bulzoni) prendono in considerazione tre diversi tipi di rapporti tra analisi e teoria, realtà indissolubilmente legate: l’analisi come ‘verifica’ della teoria; come sua ‘invenzione’, se si accetta il presupposto che individua nell’analisi stessa l’enunciazione di una teoria; l’analisi come ‘dimostrazione’ di una teoria precedentemente elaborata. In ognuno dei casi se ne ricava l’affermazione della assoluta necessità di un’analisi filmica, la qual cosa viene esposta attraverso un percorso storico che individua le considerazioni dei principali strutturalisti che al cinema come testo hanno dedicato parte dei loro studi. Secondo i due studiosi francesi al testo filmico ci si può avvicinare con intenti analitici differenti, secondo, cioè, un’analisi di stampo prettamente testuale, narratologica (alla ricerca delle strutture narrative del film stesso), iconica (il cui studio verterà sui dati visivi e sonori), psicoanalitica (valutando l’effetto prodotto sullo spettatore). Ancora Aumount e Marie seguono un’evoluzione storica dell’approccio analitico; dal precursore di ogni analisi, il sovietico Lev Kulešov, con il suo originale studio sulla recitazione negli anni Venti, agli importanti contributi di Sergej M. Ejzenštejn, fino a quelli degli strutturalisti Lévi-Strauss, Umberto Eco, Roland Barthes, Christian Metz, o a quelli di F. de Saussure. Se, infatti, la pretesa di un’analisi esaustiva di un testo, sia esso filmico o di altro genere, si rivela un’impresa utopica, dall’altro non si può negare che nel corso dei decenni si siano susseguiti approcci differenti, a seconda delle tendenze critiche, delle ideologie, degli strumenti messi a disposizione dal cinema stesso per la decifrazione dei propri codici. Si sono prese in prestito teorie originariamente applicate ad altre arti, quali, per esempio, gli studi di Vladimir Propp sulla fiaba, o quelli di Algirdas-Julien Greimas sulla semantica strutturale, il cui elemento elementare viene riconosciuto nella coppia ‘congiunzione-disgiunzione’ elaborata attraverso gli schemi attanziali. Un intero capitolo viene dedicato all’analisi filmica anche nel libro di Gianni Rondolino e Dario Tomasi, Manuale del film. Linguaggio, racconto, analisi (Utet). Per l’esattezza si tratta dell’ultima parte della trattazione, che segue a una scansione degli elementi che contribuiscono a creare il prodotto finito, il film. Dopo un’analisi delle diverse componenti che contribuiscono a rendere un’inquadratura diversa da ogni altra, un’attenta valutazione dei meccanismi utilizzati in fase di montaggio, e un’introduzione all’‘ascolto’ del suono in funzione dell’immagine, Rondolino e Tomasi dedicano, appunto, spazio ai criteri analitici di un film. Seguendo le linee tracciate dal testo francese di Aumount-Marie e da quello italiano di Casetti-di Chio, si ribadisce il valore documentario (nel senso di vera documentazione sul testo filmico) delle analisi che, a partire soprattutto dagli anni Sessanta, si sono incrementate di pari passo con la nascita della volontà da parte di semiologi e studiosi di ‘indagare’ sul film.
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