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176Thomas Bernhard e la musica
Luigi Reitani
Carocci, 2006, pp. 159, euro 14,50.

"Quanto più ci si occupa delle opere di Bernhard facendo attenzione al loro aspetto musicale, tanto più chiaramente dovrebbe risultare che in esse non sono ripresi né la Sinfonia Haffner, né il Quintetto della Trota, né il Flauto Magico e nemmeno le Variazioni Goldberg. Innanzi tutto ciò è impossibile sia da un punto di vista puramente musicologico che da un punto di vista sintattico e lessicale; in secondo luogo si fa un grosso torto alla fantasia di Bernhard…" (Bloemsaat-Voerknecht, p. 83). Il volume raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Udine nell’ottobre 2002 e dedicato al complesso rapporto del grande scrittore austriaco con la musica. Musicisti, compositori e critici musicali sono spesso i protagonisti delle pagine di Bernhard, segnate da uno sconforto insanabile, espresso implacabilmente con ossessività lessicale e sintattica fino al limite d’un manierato virtuosismo. E “musicale” è spesso considerata la scrittura stessa di Bernhard, maestro della variazione, che orchestra la sua partitura di parole in infiniti rimandi simmetrici. Mittermayer delinea un profilo a tutto tondo di Bernhard scrittore “musicale” per eccellenza, identificando i temi, i riferimenti espliciti e impliciti e le figure correlate alla musica presenti nei suoi scritti; il valore biografico dell’esperienza musicale; infine lo stato degli studi dedicati alla “scrittura musicale” di Bernhard. Il pensiero di Schopenhauer rappresenta uno dei più significativi orizzonti di riferimento artistico-filosofici degli scritti di Bernhard: il contributo di M. Huber si incentra sulla convincente analisi del rapporto tra il terzo libro del Mondo come volontà e rappresentazione – nel quale Schopenhauer ha sviluppato la sua filosofia della musica – e Il soccombente (Der Untergeher), forse il più noto romanzo di Bernhard. Come impariamo da Il soccombente, la perfezione uccide; con l’elogio dell’incompiutezza, Bernhard può riaffermare la parentela tra le arti sorelle: “non esiste un quadro compiuto, e non esiste un libro compiuto e non esiste un pezzo musicale compiuto”. Il destino critico del romanzo Antichi Maestri (Alte Meister, 1985) lo pone a compimento della cosiddetta trilogia delle arti, dopo Il soccombente e A colpi d’ascia (Holzfallen), in una sequenza che delineerebbe un “sistema delle belle arti”: musica, teatro/poesia e pittura. M. Cometa affronta la “reciproca illuminazione delle arti” (Walzer) attraverso l’acuta analisi di questo romanzo, che tematizza radicalmente e in anticipo sulla riflessione teorica la questione del “vedere” e dello “sguardo”, divenuta centrale dopo Freud, Foucault e Lacan nel pensiero del Novecento, con conseguenze fondamentali riguardo la musica e la poesia. Dopo gli studi dedicati a Bernhard da I. Berthier-Verondini (1974), B. Sorg (1977), M. Jurgensen (1981), U. Rubini (1984), L. Quattrocchi (1987), A. G. Gargani (1990), M. Mittermayer (1995), questo volume – che raccoglie undici contributi di autorevoli studiosi – tenta un approccio organico a un tema certamente centrale per la comprensione di Bernhard offrendo anche al lettore non specialista puntuali analisi testuali e spunti metodologici sul rapporto tra letteratura e musica.

Federico Pirani

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