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200Elogio della bicicletta
Ivan Illich
Bollati Boringhieri, 2006, pp. 95, Euro 7,00.

A pagina 7 “Da qualche tempo è venuto di moda parlare di un’imminente crisi energetica. Questo eufemismo occulta una contraddizione e consacra un’illusione. Maschera la contraddizione che è implicita nel perseguire assieme l’equità e lo sviluppo industriale; fa salva l’illusione che la potenza della macchina possa sostituire indefinitamente il lavoro dell’uomo. Per superare la contraddizione e dissolvere l’illusione, è urgente chiarire quella realtà che viene oscurata dal linguaggio della crisi: e la realtà è che elevati quanta di energia degradano le relazioni sociali con la stessa ineluttabilità con cui distruggono l’ambiente fisico”.

L’idea La citazione dal testo corrisponde alle prime righe del breve saggio di Ivan Illich, scritto oltre trenta anni fa con il titolo originale Energie, vitesse et justice sociale e tradotto da Bollati Boringhieri nell’ottobre 2006. Illich, vissuto tra il 1926 e il 2002, è stato autore di saggi di critica radicale alla società, alla scuola e alla medicina a lui contemporanee; ha scritto questo Elogio della bicicletta per dimostrare come la società fosse diventata sempre più divoratrice di energia, condizionata dal monopolio dell’industria del trasporto e da una tecnologia ad alto contenuto energetico.

Il commento È sorprendente scoprire come molte delle riflessioni presenti in questo saggio siano ancora attuali; dagli anni Settanta - quando è stato pubblicato per la prima volta lo scritto di Illich – la situazione è senz’altro peggiorata: se allora già si parlava di crisi energetica e ‘fine del petrolio’, oggi ci si allarma per il crescente inquinamento dell’ambiente e per le alterazioni climatiche dovute al riscaldamento del pianeta. Ma l’originalità di questo scritto sta nell’indicare come l’automobile abbia eliminato il potere reale dell’uomo sulla propria vita. Quello stesso uomo che aveva dominato cavalli e cammelli servendosi del mondo animale come simbiosi di una nuova mobilità si ritrova a essere al servizio di una sua stessa protesi, perde la propria dignità e diventa corpo che presta il cervello alla macchina. La bicicletta, invece, permette all’uomo di andare tre quattro volte più veloce di un pedone, consumando un quinto dell’energia; permette di trasportare un grammo del proprio peso per un chilometro di strada piana, bruciando solo 0.15 calorie. Usando la bicicletta, l’uomo supera in efficienza tutti gli altri animali ma anche qualunque altra macchina. Automobile e bicicletta sono due mezzi di trasporto di cui l’uomo si è dotato contemporaneamente, in seguito all’invenzione del cuscinetto a sfere. Non si tratta di un mezzo ‘moderno’ che si lascia alle spalle uno strumento ‘antico’, sono entrambe figlie di una stessa epoca, ma rappresentano due modelli di società completamente diversi: quella della mobilità autoalimentata resa possibile dalla bicicletta e quella dell’automobile caratterizzata da una maggiore velocità progressivamente paralizzante. E se anche questa analisi risultasse inaccettabile per il modello di società al quale siamo abituati, può essere un utile stimolo per cercare uno spazio alternativo alle ore sprecate nel traffico nervoso delle nostre città e riprendere ad andare a piedi o, ancor meglio, in bicicletta.

Sabina Felici

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