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215Pensare. Leggi ed errori del ragionamento
Annalisa Coliva, Elisabetta Lalumera
Roma, Carocci, 2006, pp. 140, euro 13,00

Tra le finalità dell'insegnamento della filosofia raccomandate dai Programmi Brocca (1992) troviamo "l'esercizio del controllo del discorso attraverso l'uso di strategie argomentative e di procedure logiche". Un auspicabile 'ideale' comune a molte discipline scolastiche ma non certo facile da raggiungere, soprattutto quando noi tutti, studenti compresi, ci troviamo immersi in un universo mediatico dove il 'parlare' (il chiacchierare a vuoto e gli imbonimenti) viene spesso confuso con il 'ragionare' (l'argomentare correttamente). Il libro di Annalisa Coliva e Elisabetta Lalumera nasce dalla constatazione - maturata dall'esperienza di insegnamento in una facoltà umanistica ma sicuramente condivisa da un gran numero di docenti nelle scuole italiane - che nella maggioranza degli studenti "mancava del tutto la propensione a riflettere in astratto, a tenere le questioni distinte e a usare le parole con precisione". Da qui l'esigenza di fornire uno strumento per lo studio delle leggi del pensiero e per apprendere le regole del buon ragionamento. Un invito alla conoscenza della logica che mira pedagogicamente a un duplice scopo: 'creativo' – la capacità di costruire argomentazioni corrette – e 'difensivo' – fornire gli attrezzi per orientarci con maggiore consapevolezza nella giungla di messaggi che ci circondano, e imparare a distinguere "gli argomenti dagli imbonimenti e le inferenze dalle tentate interferenze con la nostra capacità di giudizio". Le pagine del libro avvicinano progressivamente il lettore al formalismo della logica, alternando la formulazione linguistica delle principali strutture argomentative (deduzione, induzione e abduzione) all'uso del simbolismo logico (logica proposizionale e uso dei quantificatori). Non mancano nel libro brevi e stimolanti incursioni su problematiche relative alla mente che da sempre attirano l’interesse non solo di logici, ma anche di filosofi, antropologi, psicologi. Per esempio, la logica formale considera valide e corrette soltanto le inferenze deduttive (uno dei ragionamenti più comuni di questo tipo è: "se A, allora B; ma A; dunque B": se le premesse sono vere, lo sarà necessariamente anche la conclusione). Nella vita quotidiana, come nella soluzione di casi polizieschi - ma anche nella scoperta scientifica –, ricorriamo invece a un tipo di inferenza non deduttiva (del tipo: "se A, allora B; ma B; dunque A"). Dal punto di vista logico-formale si tratta quindi di un ragionamento invalido, chiamato 'abduzione' (o 'affermazione del conseguente'). Eppure questa modalità del nostro pensiero oltre che frequente è anche assai utile nella vita di tutti i giorni, ma spesso causa di errori non solo, per esempio, in campo giudiziario, ma anche in quello della ricerca scientifica, come la storia della scienza dimostra. A tal proposito si consideri il seguente ragionamento abduttivo: "Se un corpo celeste ruota intorno alla Terra, allora sembrerà muoversi rispetto ad essa. Il Sole sembra muoversi rispetto alla Terra. Dunque il Sole ruota intorno alla Terra". Una spiegazione plausibile e ‘naturale’ del movimento del Sole, ma errata. E' interessante riflettere sul motivo dell'apparente validità e del successo di simili ragionamenti nella specie umana; Peirce ne dava una giustificazione in termini evoluzionistici, essendosi la mente umana sviluppata in modo da poter comprendere efficacemente il mondo della natura. L'induzione e l'abduzione - contrariamente alla deduzione la cui norma è la validità - , possono produrre quindi ragionamenti non validi ma corretti o 'buoni'. Per di più, la mente dell'uomo ha elaborato anche tipi di argomentazioni particolarmente persuasivi, usati intenzionalmente o in buona fede, che non sono né validi né corretti: le fallacie. Nel libro ne vengono analizzate alcune varianti, anche alla luce dei risultati nel settore della psicologia. La 'fallacia del giocatore', per esempio, basata sull'illusione cognitiva per cui se un numero del lotto non esce da anni, è assai probabile che uscirà alla prossima estrazione. Si tratta di un genere di inferenze profondamente radicato nel nostro modo di pensare – e quindi di agire – difficile da estirpare ma di cui è bene conoscerne l'esistenza, onde evitare di cadere in facili errori. Un quesito, proposto dalle autrici, su cui possiamo riflettere e provare la nostra capacità di giudizio, è il seguente: Stefano è preciso, metodico e particolarmente colto, porta gli occhiali e ama il jazz. Quale delle seguenti ipotesi su Stefano è più probabile? a) fa l'agricoltore; b) fa il redattore in una casa editrice di testi universitari; c) fa l'agricoltore ma ha fatto il redattore in una casa editrice per diversi anni. La soluzione esatta è che Stefano fa l'agricoltore, in quanto è più 'probabile', essendo il numero degli agricoltori di gran lunga superiore a quello delle altre due categorie. Un errore dovuto alla tipicità della nostra classificazione: Stefano corrisponde al 'prototipo' del redattore, non a quello dell'agricoltore.

Claudio Chianella

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