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228Stagioni
Mario Rigoni Stern
Einaudi, Milano 2006, pagg. 143, euro 10,80.

Come presentare questo libro - non recentissimo e tuttavia attuale come sempre - di Mario Rigoni Stern? Quattro capitoli, ovviamente uno per ciascuna stagione, a partire dall’inverno, seguito in naturale successione dalla primavera, dall’estate, dall’autunno. Forse, si potrebbe proporre di sfogliare questo volumetto a ogni inizio di stagione, utilizzandolo come una piccola guida con consigli, o meglio istruzioni per l’uso della natura, nel tentativo di ritrovare ancora qualche aspetto descritto dall’autore; comunque, si può certamente assegnare come compito per le vacanze nel periodo estivo. Se ancora esistono luoghi e situazioni come quelle narrate, allora cerchiamole, seguendo questo piccolo manuale per novelli esploratori (che potremmo essere noi) di un mondo spesso dimenticato o mai conosciuto, alla scoperta anche di parole della nostra lingua che non è accaduto di udire. Si tratta di una sollecitazione a osservare lo scorrere del tempo, ad accorgersi delle cose che ci circondano e accadono, con un’attenzione ai luoghi e agli spazi umani e naturali (viene da pensare al Manifesto del Terzo paesaggio di Gilles Clément, 2004; trad. it. 2005). Può essere utile come libro per ripassare la storia e la geografia attraverso le storie delle montagne, affollate da episodi relativi alle due guerre mondiali, che affiorano di frequente nella lettura e, senza prevaricare, si affiancano alla più lineare e autentica descrizione del quotidiano. Nelle cronache dettagliate si rievocano fatti che, nel corso dei tempi delle stagioni, hanno coinvolto lo stesso autore (dalle letture – il Corriere dei piccoli o Il monello - e dai giochi dell’infanzia fino all’oggi, passando per le diverse esperienze drammatiche vissute), molte persone, da lui conosciute o a lui note da racconti diretti e indiretti, ma anche molti animali dei boschi e animali che sopportano l’uomo, come il cane Waldmann, descritto come terribile cacciatore, che mollava la preda solo perché goloso della cioccolata che gli veniva offerta come premio dal padrone. C’è anche, nel ricordo di Rigoni Stern, l’omaggio a scrittori, poeti (alcuni anche amici) e a personaggi che hanno lasciato in lui qualche segno, come Andrea Zanzotto ed Elio Vittorini, Primo Levi, Italo Calvino, Diego Valeri, ma anche Oscar Wilde per un racconto, Hans Christian Andersen per le favole di un libro portato dalla Befana, Giovanni Pascoli per un sonetto preso in prestito dalle suore dell’asilo infantile, Roberto Rossellini o Giuseppe Verdi, Goldoni, Hemingway, Montale. E tanti altri (il maestro Marcant o il medico Arrigo, per esempio), il cui nome assume un’importanza collettiva, per chi legge, nello svolgersi della narrazione. Sorprende, poi, da parte dell’uomo di montagna, una descrizione inattesa e una dichiarazione d’amore per il mare; tra Puglia e Lucania, Magna Grecia, Salento, Murge, sole, estate, ulivi, l’idea di passare lì la vita. La neve non sorprende: apre e chiude il volume, eppure nel leggerlo emana non gelo, ma un senso di calore che conforta.

Daniela Cavallo

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