Pirro Ligorio
Carmelo Occhipinti
Edizioni della Normale, Pisa 2007, pagg. CVI e 543, euro 40,00.
Nel compilare le sue Antichità di Roma, Pirro Ligorio attinse da uno straordinario bagaglio di fonti storiche: ai testi classici associò testi cristiani, tardoantichi e medievali, di varia natura e con notizie sui monumenti di Roma e sull’ iconografia e sulle immagini sacre, ritrovati e rivalutati soprattutto negli anni del Concilio di riforma di Trento. Carmelo Occhipinti, storico dell’arte (con un’evidente inclinazione per l’analisi dei testi manoscritti) e ricercatore presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha affrontato l’opera enciclopedica del Ligorio puntando l’attenzione proprio su questi documenti. Dopo una breve prefazione, l’Autore propone una solida e articolata introduzione, quasi un saggio nel saggio, che si rivela fondamentale per una lettura consapevole dello studio, che riflette sulle problematiche di carattere religioso e politico alla base delle dinamiche storiche. La sezione introduttiva, pur non limitandosi a questo unico aspetto, evidenzia infatti gli eventi relativi alla complessa situazione riconducibile al fermento degli anni del Concilio tridentino e del progressivo consolidarsi del pensiero protestante. I tempi imponevano una definizione di continuità storico-culturale tra la Roma cristiana e la Roma classica, indispensabile, quest’ultima, per rendere universale proprio la storia cristiana della città eterna. Quella continuità poté essere analizzata anche attraverso mezzi tra i più visibili, pubblici e riconoscibili di Roma, i monumenti e le opere d’arte, attraverso la valutazione della storia monumentale. Quanto di pagano-classico fu possibile mantenere in Roma (che tanto classica doveva ancora rivelarsi) in quegli anni e in seguito? Quale doveva essere l’uso delle immagini nella pittura e nella scultura e dei monumenti architettonici del passato in appoggio alla storia cristiana di Roma (oltre il valore strettamente storico-artistico)? Dalla metà del Cinquecento, l’intraprendere attività come il restauro, il riordino, l’abbellimento di chiese (vale a dire il valorizzarle) creò certo una cesura con quanto riconducibile, invece, alla classicità, resa altro dalla cristianità e discriminata da un «programma d’epurazione» attuato in alcune basiliche con l’allontanamento di «marmi e statue antichi», svuotate così «d’ogni ingombro pagano» (p. XIII). Questa accurata analisi dell’opera di Pirro Ligorio offre l’occasione di conoscere le complesse personalità e gli eventi legati alla vita, alla formazione culturale e sociale dell’artista, napoletano di nascita, pittore, architetto e antiquario; uno sguardo acuto viene posto in particolare sull’attività di studio del teologo e storico Onofrio Panvinio, la cui figura si affianca, seppur con peculiarità diverse, a quella di Ligorio. Segue una trattazione puntuale del tema insito nell’oneroso progetto di Occhipinti, attraverso capitoli che citano monumenti tra i più noti di Roma (Santa Maria Maggiore, Battistero Lateranense, Colosseo) e personaggi storici quali Costantino, Teodorico, Raffaello Sanzio. Strumenti di approfondimento sono la completa bibliografia, divisa in antica e moderna, un indice analitico ricco e necessario (soprattutto in opere di elevato tenore come questa) e una mirata scelta di illustrazioni.
Daniela Cavallo
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