Insegnare la musica con i concetti
Piergiorgio Todeschini, Primarosa Bosio
Franco Angeli Editore 2007, 18 euro.
La musica nella scuola elementare è purtroppo spesso trascurata nonostante sia ufficialmente presente nei programmi da più di un ventennio. Il problema principale sta nella scarsa preparazione dei maestri nella didattica di questo linguaggio e nella assenza della figura di un docente specifico. Benvenga quindi un testo come questo che propone Alla base di questo percorso didattico sta la scelta di affrontare la musica come linguaggio, quindi nell’ambito linguistico-espressivo (coerentemente con i programmi e gli indirizzi che dal ministro De Mauro in poi si sono succeduti in un travagliatissimo iter) ma non manca la consapevolezza della specificità artistica di tale linguaggio e della necessaria ‘solidarietà’ tra la dimensione cognitiva e quella affettiva che la musica per sua natura stabilisce. Il metodo scelto dagli autori è evidente fin dal titolo del libro e cioè l’insegnamento della musica attraverso i concetti, secondo una precisa sequenza metodologica divisa in quattro tappe: innanzitutto quella che gli autori definiscono ‘ascolto/produzione’ che è sostanzialmente il confronto degli alunni con quello che è il ‘testo’ della disciplina in esame, cioè con le musiche e con il suono, a questa fase di primo incontro seguirà quella di ‘analisi’ in cui si guarderà dentro al testo/suono cercando di indagarne le regole interne e di comprenderne il senso. La fase successiva è quella della ‘registrazione’ cioè la traduzione/elaborazione grafica di quanto visto nelle precedenti fasi. In ultimo si potrà tornare ad una nuova fase di produzione e ascolto in cui l’alunno sia pienamente consapevole dei mezzi espressivi a sua disposizione nell’esecuzione di brani musicali o nell’improvvisazione, così come nella fruizione di musiche di varia provenienza. Tutte le sei unità di didattiche seguono questo percorso iniziando nelle classi prime con la presentazione del suono e delle sue sorgenti che siano strumenti musicali o oggetti sonori, analizzati attraverso la riproduzione onomatopeica della loro sonorità e tramite la attribuzione ad essa di significati. Nelle classi seconde è proposto un percorso relativo al concetto di intensità, quindi con la differenziazione tra forte e piano ma anche di crescendo e diminuendo e quindi con la identificazione del contrasto dinamico. Per le classi terze sono proposte due unità la prima relativa alla voce ed in particolare alla differenza tra parlato e cantato attraverso l’analisi di conte, filastrocche o semplici canzoni infantili e la seconda (a mio personale avviso la più interessante) in cui a partire dall’ascolto del brano ‘sogno’ dalle scene infantili di R.Schumnn si arriva ad elaborare un brano composto collettivamente dagli alunni per descrivere un sogno. Per le quarte troviamo un percorso relativo al paesaggio sonoro e per le quinte una unità didattica che ha l’obiettivo di riflettere sulla distinzione tra generi musicali, in particolare tra musica colta e musica popolare. Ad ogni unità è allegata una verifica consistente nella formalizzazione in una mappa concettuale dell’esperienza svolta e come attività didattiche complementari sono proposte varie soluzioni al problema delle formalizzazioni grafiche che dalla scrittura onomatopeica arrivano fino alla scrittura musicale tradizionale. In conclusione si tratta di un testo che può essere senz’altro molto utile all’insegnante di scuola elementare che avverta (come dovrebbe!) la necessità di fare della musica un insegnamento non episodico e generico, come purtroppo troppo spesso avviene.
Paolo Botti
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