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277Martha Nussbaum
Le nuove frontiere della giustizia
Il Mulino, 2007, pp. 464, euro 35,00.

Le nuove frontiere della giustizia sono là dove la filosofia politica moderna e contemporanea, la tradizione contrattualista classica e la sua reinvenzione novecentesca hanno terminato la loro esplorazione, talvolta ignorandone l’altrove, qualche altra intuendone l’esistenza, ma fermandosi al di qua, raramente affacciandosi appena in quei continenti inesplorati. Oltre i confini delle teorie moderne dell’obbligazione politica e di quelle contemporanee della giustizia, vi sono esperienze e condizioni vitali che non hanno trovato, nella tradizione del contrattualismo, titolarità di diritti all’interno del patto sociale. Disabilità, determinazione nazionale, appartenenza di specie: queste, secondo Martha Nussbaum, le sfide ulteriori che l’esperienza di vita e la sensibilità contemporanea portano alle teorie della giustizia di matrice contrattualista. Di quali diritti possono godere nelle società contemporanee le persone con gravi disabilità fisiche o psichiche, gli uomini e le donne appartenenti a contesti nazionali diseguali, gli esseri viventi non umani, che – in alcuni casi – condividono con gli umani parte consistente della loro esperienza di vita? Il modello contrattualista, sin dalle sue origini, ha elaborato una simmetria tra gli attori del contratto sociale e i beneficiari dei diritti da essi derivati. Nonostante la tensione universalista, nel tempo sempre più rilevante, i titolari pienamente legittimati a godere delle garanzie offerte dalle forme moderne del patto sociale sono rimasti confinati, per gran tempo e in gran parte, nella figura tipo del soggetto di diritto: l’essere umano, di sesso maschile, partecipe per nascita o agnizione della comunità nazionale, capace giuridicamente ed economicamente di determinarsi nelle proprie scelte di vita. Nel tempo, però, la talpa universalista ha scavato a fondo, erodendo le fondamenta della esclusione sociale e di genere, fino a configurare – almeno astrattamente – una comunità politica sempre più vasta e tendenzialmente somigliante alla universalità delle cittadine e dei cittadini abitanti all’interno dei confini di vigenza del patto sociale. Restano però irrisolti i casi individuati da Martha Nussbaum, ai quali neanche la teoria della giustizia di John Rawls – alla quale l’Autrice fa costantemente riferimento - è riuscita a dare soluzione. E nel solco dell’opera di Rawls, si muove Nussbaum, cercando di arrivare – attraverso l’approccio delle capacità - là dove il suo maestro non ha potuto. L’approccio delle capacità è il frutto maggiore della ricerca di Martha Nussbaum, che la studiosa americana ha condiviso con Amartya Sen. Con le sue stesse parole, Nussbaum l’ha utilizzato «per fornire una base filosofica necessaria a dare conto dei diritti umani che dovrebbero essere rispettati e applicati dai governi di tutte le nazioni, e una base minima per il rispetto della dignità umana» (p. 87). Una società liberale pluralista deve essere in grado di riconoscere le capacità essenziali alla fioritura dell’esperienza di vita, quali che siano le proprie condizioni di esistenza. Un simile approccio, che nelle opere di Nussbaum ha già avuto una puntuale individuazione nelle capacità umane centrali (e che in questo testo viene ripresa e aggiornata alle pp. 93-95), può essere trasposto oltre i confini del titolare dei diritti della tradizione contrattualistica e dare risposte alle domande di giustizia che essa non era in grado di riconoscere. Questa la tesi di Nussbaum, che – tema per tema – passa in rassegna le risposte delle teorie contrattualistiche e utilitaristiche, ne rileva le insufficienze e ne propone il superamento grazie all’approccio delle capacità. L’obiettivo della fioritura nell’esperienza di vita riesce a fare i conti con le differenze soggettive, finanche tra umani e non, in misura inimmaginabile per il vincolo umanistico e razionalistico delle teorie tradizionali. Ogni esperienza di vita, certamente ogni esperienza di vita senziente, atta ad avvertire gli stati emozionali basilari della gioia e del dolore, porta con sé un nucleo di capacità fondamentali, il cui pieno sviluppo ne può consentire la fioritura, la vita degna di essere vissuta. Il riconoscimento della esistenza di queste capacità e le politiche necessarie al loro dispiegarsi sono le nuove frontiere della giustizia che le società politiche liberali non possono più rimuovere.

Stefano Anastasia

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