Bianca Garavelli
Nelle pagine dell'anima
Bergamo, Moretti &Vitali, 2010, 300 pp., 18 euro
Un’attività coltivata in una militanza assidua e precisa, in cui si sente il radicamento nella serietà filologica dei suoi inizi.
Lo conferma un suo recente volume, Nelle pagine dell’anima, in cui è raccolta una scelta di interventi che coprono l’arco dell’ultimo ventennio.
Si tratta di saggi di un certo respiro, recensioni a testi letterari e a volumi di critica, interviste a scrittori italiani e stranieri. Tutte le parti del volume sono però sostenute da una precisa idea di letteratura, in cui la coerenza del percorso critico si coglie nell’attenzione alla dimensione etica e ai più ampi riflessi (storici e culturali in senso lato) del fare letterario, oltre che ai semplici valori estetici. Così il “metodo Garavelli” funziona e convince. Sia che si parli di Goethe, di Sylvia Plath, di David Grossman o di Susanna Tamaro.
Il volume è diviso in quattro sezioni: la prima dedicata alla contemporaneità, alle recensioni di romanzi e racconti; l’ultima dedicata alle interviste. Insieme queste due parti possono essere considerate – come si esprime l’autrice nella postfazione del libro – “un’autentica narrazione in presa diretta della vita letteraria degli anni Novanta e del primo decennio del Duemila”. Ma questa sorta di “abbraccio della contemporaneità” contiene, dando loro coerenza, altre due sezioni più riflessive: una imperniata sui saggi e l’altra sulle “riscoperte”, cioè libri (magari classici dimenticati) che tornano a un certo punto alla ribalta. E compito della studiosa è quello di mostrare le ragioni della loro nuova attualità.
Roberto Carnero
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