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Odoardo Borrani, Il 26 aprile 1859, 1861, olio su tela, Viareggio, Istituto Matteucci 1861. I pittori del Risorgimento
Roma, Scuderie del Quirinale, fino al 16 gennaio 2011

È il 1861, si diffonde nell'aria un grido di affermazione: "l'Italia è unita".
Già, ma chi ha costruito quest'idea, chi ha reso possibile quest'unione di più regni e possedimenti frammentati in un unico territorio? Chi parlava da tempo di una pluralità di culture, lingue e tradizioni vive all'interno di un solo spazio geografico?
 
A queste domande cerca di rispondere 1861. I pittori del Risorgimento curata da Fernando Mazzocca e Carlo Sisi con Anna Villari.
Avvolti in uno scenografico -a tratti claustrofobico- tricolore che fodera dal pavimento al soffitto le malleabili sale di Gae Aulenti, si dispiegano gli episodi artistici che celebrano il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Arte e storia inevitabilmente si intrecciano. Le vicende salienti del biennio 1859-1861 che portano alla nascita del Regno di Italia - con l'esclusione ancora per un decennio del Regno Pontificio - sono testimoniate dalle opere in grande, grandissimo formato del primo piano e di quelle più contenute del secondo, se non di quadratura ridotta a una stringa, com'è il caso dello splendido Soldati francesi del '59 di Giovanni Fattori.

Si comprende allora chi sono i protagonisti di quell'epoca in cui il sentimento dell'unione italiana doveva, e anzi voleva risorgere nonostante i sedimentati asset politici e gli episodi sfumati con i moti rivoluzionari degli anni precedenti. Un manipolo di soldati, un gruppo di intellettuali illuminati, una camicia rossa e un battaglione di pastelli, colori ad olio e blocchi di marmo per fermare e documentare gli avvenimenti e i sentimenti che attraversano in quel periodo la penisola fino a coinvolgere le isole.

Momenti di stanchezza dal punto di vista della qualità artistica sono visibili fin dall'ingresso con il Ritratto di Vittorio Emanuele II di Gangeri, e nell'accoppiata rivoluzionaria ante litteram
del Masaniello che chiama il popolo di Alessandro Puttinati e lo Spartaco di Vincenzo Vela. Due sculture forti però nel messaggio che intendono trasmettere, chiare nel prendere dal passato tutto italiano gli esempi eroici come modello.
E se il pescivendolo napoletano nel 1636 si era ribellato alle imposizioni vicereali spagnole, una fanfara polverosa, scardinata dai ranghi, del partenopeo Michele Cammarano è posta nella stessa visuale al termine del corridoio. Sono i bersaglieri che corrono avidamente senza più freni per conquistare Porta Pia (1870), ma solo con quell'unico forte obiettivo di completare l'idea di un'Italia intera, senza ulteriori divisioni territoriali e politiche. Un respiro più pacato nella composizione calibrata dei bersaglieri e della paranza di zaini e fucili si avverte nel quadrone accanto, quando Cammarano alla vigilia della Grande Guerra nel 1915 quasi paradossalmente dipinge per la seconda volta i soldati in procinto di prendere Roma quarantacinque anni prima.
L'evento reso mitico de L'imbarco a Genova del generale Giuseppe Garibaldi ma anche gli scontri satellitari della Cernaja, La presa di PalestroLa Battaglia di Magenta sono riprese da Gerolamo Induno, pittore soldato che combatte in prima linea, unendo una trasposizione realistica dei fatti con una sfumatura di sapore epico.
Sui campi di battaglia ci sono anche Eleuterio Pagliano - attento fotografo dei protagonisti delle vicende risorgimentali nell'algido Passaggio del Ticino a Sesto Calende alle luci tenui dell'alba - e Federico Faruffini che rende omaggio all'amico Ernesto Cairoli ucciso durante La battaglia di Varese (1862), il quale aveva lasciato su legato testamentario 1800 lire per la realizzazione di un dipinto di storia patria per la Civica Scuola di pittura di Pavia.

Le giornate di combattimento vissute dai familiari dei soldati nell'attesa di una lettera dal campo o di un racconto del ferito sono interni rustici ed estremamente dettagliati, tratteggiati ancora una volta da Induno, mentre un pathos eccessivo è nella Sepoltura garibaldina di Liardo, dove, pur non mancando alcun particolare patriottico, il risultato finale è una finta disinvoltura dei mezzi espressivi. Il sentimentalismo dispiega poi le sue fauci nella Venezia che spera di Andrea Appiani jr e nell'anomima famiglia delle Cinque giornate di Milano, versione antesignana delle illustrazioni da Domenica del Corriere.
 
Strappa un sorriso la "soldatina di piombo" di Molteni, ritratto ufficiale della deliziosa e fiera marchesina Anna Pallavicino Trivulzio con la divisa delle Cinque giornate.
Infine in questa rappresentazione di osterie, case, sentimenti e aspettative, un posto a parte meritano Fattori con i suoi drammatici cavalli confusi ai soldati, e Odoardo Borrani che ripercorre il Seicento di de La Tour, Valentin de Boulogne nell'assorto ascolto della lettura ad alta voce delle notizie di guerra e nella ragazza che con pazienza imbastisce il tricolore Il 26 aprile 1859, quello stesso che reiteratamente, ma per fortuna inutilmente, si cerca di scucire.

Irene Tedesco 

Info:
Roma, Scuderie del Quirinale,
Via XXIV maggio 16
Orari: da domenica a giovedì ore 10-20; venerdì e sabato ore 10-22.30
Ingressi: intero € 10; ridotto € 7,50
Contatti: tel. +39 0639967500
info@scuderiequirinale.it;
www.scuderiequirinale.it

 

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