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MelozzoMelozzo da Forlì.
L'umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello
Forlì, Musei San Domenico, fino al 12 giugno 2011

Un artista e il suo contesto storico, politico, culturale, sociale.
 È il modo migliore (per alcuni ma non per tutti) per comprendere le opere in rapporto ai suoi autori e all'ambiente in cui sono state realizzate.
Senza questo assunto, che trova fondamento nel metodo conoscitivo di Roberto Longhi, probabilmente non si coglierebbe bene il senso della mostra a cura di Daniele Benati, Mauro Natale e Antonio Paolucci attualmente in corso nei Musei di San Domenico a Forlì.
 
Melozzo degli Ambrosi, nato a Forlì nel 1438, è per la terza volta destinatario di un'esposizione nella sua città d'origine, ma stavolta è circondato dagli 'altri' che rendono l'atmosfera ancora più carica di interesse.
Altre figure di primissimo livello, personalità artistiche un po' ingombranti senza dubbio, ma che partecipano a quel clima di ripresa dell'interesse per l'uomo nella sua centralità e lo rendono protagonista della storia del mondo.
Dai primi tre - Donatello, Masaccio, Brunelleschi - agli inizi del Quattrocento, l'Umanesimo si declina in differenti linguaggi, da quello religioso di Beato Angelico, a quello algido e matematico di Piero della Francesca, passando per il tono distaccato dal presente e immerso nel recupero di una classicità antiquaria del Mantegna. Melozzo ha assimilato la lezione di questi maestri, fondendone la conoscenza in un fare leggero ma preciso dei personaggi, delle ambientazioni e rendendosi interprete profondamente diplomatico della politica e del ruolo svolto dalla Chiesa in quegli anni.
 
Testimonianze di questo apprendistato extra-bottega in direzione della scuola padovana sono nella pala raffigurante la Santa Eufemia di Mantegna (Napoli, Museo di Capodimonte), i Santi Giovanni Battista e Prosdocimo attribuiti a Bono da Ferrara (Firenze, coll. privata), l'affresco staccato con il Pestapepe - in passato affidato proprio al nome di Melozzo -, esempio di pittura della realtà, rappresentazione del quotidiano di stampo ferrarese che il pittore poteva vedere direttamente a Forlì.
Nonostante gli esordi non siano precisati del tutto, Melozzo compare come pictor già nel 1461 e magister nel '64 ed è probabile che Ansuino da Forlì, avendo partecipato ai lavori nella Cappella degli Ovetari di Padova a fianco di Mantegna, abbia fatto da apripista per il giovane compaesano, autore delle due tavole con l'Annunciazione degli Uffizi.

La congiuntura in chiave prospettica verificatasi a Urbino presso la corte di Federico da Montefeltro tra Piero della Francesca, Giusto di Gand, Paolo Uccello e Pedro Berruguete è felicemente descritta in una grande sezione della mostra.
Qui compaiono, idealmente affrontate, la prospettiva razionale, matematica di Piero attraverso la Madonna di Senigallia (Urbino, Galleria Nazionale) fresca di restauro, il San Giuliano (Sansepolcro, Museo Civico) dalla corona di riccioli biondi che richiama immediatamente agli angeli serafici melozziani, e quella fantastica di Paolo Uccello con il Miracolo dell'ostia profanata, una lunga sequenza di immaginifici scenari sul tramonto della pittura tardogotica.

È a Roma che Melozzo percorre la tappa fondamentale per la sua maturità artistica. Nel 1477 realizza l'affresco con Sisto IV che nomina Palatina prefetto della Biblioteca Vaticana, trasformando la regola matematica della prospettiva in un gioco teatrale dove la bellezza si fonde con l'arte, la diplomazia, l'eleganza.
Alle spalle c'è l'Ordinazione diaconale di san Lorenzo dell'Angelico, ma anche qualcosa di più contemporaneo come la tavoletta con il San Bernardino risana la figlia di Giovanni Antonio Petrazio di Perugino. Passo successivo si coglie negli affreschi staccati del monumentale ciclo da lui ideato per l’abside della chiesa dei Santi Apostoli (ora disperso tra i Musei Vaticani e il Quirinale) nel 1480 con l'Ascensione di Cristo e gli Angeli musicanti in rapporto inverso con i giganti di Bramante (Milano, Pinacoteca di Brera) degli anni 1487-92.

Infine un ricco itinerario per immagini degli affreschi della sagrestia della Santa Casa di Loreto e di quelli della Cappella Feo in San Biagio (distrutti nel 1944) chiudono questa panoramica su Melozzo, che si spegne nel 1494, ma che lascia il campo all'interpretazione della umana bellezza ad allievi come Marco Palmezzano, collaboratori come Antoniazzo Romano e, nella visione di Paolucci, al giovane Raffaello.
 
Irene Tedesco

Info:
Forlì
Musei San Domenico 
Piazza Guido da Montefeltro
Orari: da martedì a venerdì 9.30-19.00; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20.00; lunedì chiuso. 25 aprile apertura straordinaria.
Ingressi: intero € 10; ridotto € 7 (per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 e maggiori di 65 anni, titolari di apposite convenzioni, studenti universitari e residenti nella provincia di Forlì-Cesena);
speciale € 4 (per scolaresche - scuole primarie secondarie);
gratuito (per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, diversamente abili con accompagnatore, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino).
Contatti: tel. 199.75.75.15
www.mostramelozzo.it
Visite guidate e laboratori tel. 02.43.35.35.25
servizi@civita.it

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