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Alberto Giacometti, Tête de Diego, col roulé, 1947-51, Succession Giacometti, all rights riserved.Giacometti. L'anima del Novecento
Gallarate (Varese), Museo MAGA, fino al 19 giugno 2011

Grovigli e sagome longilinee nelle opere di Alberto Giacometti, artista svizzero, di cultura italiana e d’adozione parigina.
Nella mostra, prorogata fino al 19 giugno, a cura di Michael Peppiatt sono presenti sculture, dipinti e disegni provenienti dalla collezione privata degli eredi dell’artista.

Immersi direttamente in una fase precisa della sua vita, la mostra si concentra su quel ‘microcosmo’, come lo ha definito il suo curatore, di Giacometti che trovava spazio in pochi, ristretti metri quadrati del XIV arrondissement in rue Hippolyte-Maindron a Parigi, dove ha vissuto dal 1927 al 1966.
È un Giacometti maturo quello che si vede, dagli anni ‘50 fino alla morte nel 1966, attraverso le 49 sculture, i dipinti e soprattutto i disegni e gli schizzi realizzati su fogli, taccuini, giornali e tutto ciò che capitava sotto le sue mani. L’operosità di Giacometti prende forma non soltanto nella quantità di opere realizzate, ma anche negli oggetti di cui si circondava, idee lasciate a metà sottoforma di frammenti (nasi, occhi, gambe, braccia).

Lavorava con ogni tipo di supporto e in maniera anche ossessiva, incidendo sulle pareti del suo studio graffiti e segni che nell’allestimento di Maurizio Sabatini si possono osservare grazie alle fotografie che ricreano l’ambiente.
Nato in una famiglia interessata alla pratica artistica, il padre era infatti un pittore di paesaggio, Giacometti fa i conti con le opere degli ‘antichi’ nella Scuola di Arti Industriali di Ginevra, e poi per vivere appieno la modernità del suo tempo non può non trasferirsi a Parigi nel 1922 insieme al fratello.
Con Diego apriranno quello studio che diverrà una sorta di rifugio e dove vivrà insieme alla moglie Annette, ad esclusione degli anni dell’esilio durante il secondo conflitto mondiale (dal 1939 al 1945).
 
È proprio al ritorno a Parigi dopo gli eventi bellici che Giacometti diventa Giacometti, ovvero l’artista dalle figure allungate, pensose, riprodotte mentre camminano o rimangono stanti ma seducenti nei loro silenzi pieni di gravezza. È il caso di Annette in piedi senza braccia (1954), esile donna dalla forte plasticità. Soggetti principali per Giacometti sono i membri della sua famiglia, dalla madre al padre, comprendendo naturalmente i fratelli - la Testa di Diego è tra le prime sculture in bronzo che realizza nel 1919, ancora giovanissimo essendo nato nel 1901 - e la sorella Ottilia (1925-26), che ritrae secondo un canone via di mezzo tra l’ovale perfetto di matrice classica e i lineamenti metafisici.
Del resto erano ormai maturi gli anni della filosofia come elemento fondante l’opera d’arte nelle intenzioni di De Chirico, ma anche del recupero della classicità da parte di Picasso.

C’è inoltre un interessante terzetto di ritratti del padre (1927), caratterizzati dal passaggio di materia differente – argilla, granito e infine bronzo – e dalla scomposizione geometrica della forma del volto. Soprattutto la Tête du père in marmo a scolpire negli occhi dell’osservatore un triangolo formato dalla barba e dagli occhi che se da una parte richiama la scultura addirittura preistorica, dall’altra mostra invece un’essenzialità e una velocità di tratto tutte moderne.
“Per lui ogni volto umano rappresentava tutti i volti umani” afferma Michael Peppiatt, evidenziando quel senso di umanità che è anche nei dipinti, come in Ottilia del 1934, importante per la fase della maturazione dell’artista in quanto segna l’abbandono progressivo del Surrealismo fino ad arrivare, un decennio dopo, con La madre dell’artista (1947) a un groviglio angoscioso di mani e pensieri che trova non pochi addentellati con la pittura di Francis Bacon.

Ruolo da protagonista è svolto in questa occasione dal disegno.
Giacometti infatti disegnava copiosamente e Peppiatt ha potuto osservare la grande collezione conservata dagli eredi, scegliendo gli schizzi tracciati sui giornali come Da Jacques Lipchitz, Pierrot, 1925 e Pierrot col clarinetto (1926), le copie da Matisse, il ritratto di Braque sul letto di morte, e ancora il foglio con un ‘ritratto’ molto importante, il suo studio (1932) immerso nella confusione tra oggetti, cavalletti, sculture. Luogo di sperimentazione, lo studio di Giacometti ha ospitato le grandi sculture realizzate nel 1959 per il Manhattan Plazadi New York: quattro donne di grandi dimensioni in piedi, due uomini che camminano e una grande testa.
È la sintesi della metafora esistenziale creata da Giacometti, siamo uomini di passaggio su questa terra, in continuo movimento.

Irene Tedesco

Info:
MAGA – Museo Arte Gallarate
via De Magri 1
Orari: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30; l’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
Ingressi: intero € 9,00 - ridotto € 6,00; Gratuito fino ai 14 anni e oltre 70, accompagnatore ogni gruppo (25 persone), portatori handicap + accompagnatore, soci AMACI e ICOM
Contatti: www.museomaga.it
info@museomaga.it
Info e prenotazioni: 02542757

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