Aeneas, un'epopea hip hop multietnica
per l'aggregazione giovanile e la co-integrazione dei giovani immigrati

di Oreste Tappi* 

Un'idea di Enea
"C'ho un'idea, disse Enea… profugo per suo destino, oggi come oggi sarebbe un clandestino".
Con il sottofondo di queste parole degli "Assalti frontali" a ritmo di rap, alla fine dello spettacolo Aeneas, la regista e coreografa Angela Cocozza esprime il senso forse più importante di tutta l'operazione "Eneide un'epopea hip hop", chiamando alla ribalta i 42 giovani attori e ballerini secondo le nazionalità e le etnie: 16 per la precisione, fra le quali Perù, Afganistan, Cina, Spagna, Ruanda, India, Russia, Albania, Sudan, Capoverde, Italia…

È avvenuto al teatro Palladium di Roma lo scorso 17 dicembre nella matinée dedicata alle scuole, durante la quale i 400 studenti in sala (in maggioranza provenienti dall'istituto tecnico) hanno partecipato vivamente allo spettacolo, scandendo i ritmi della musica e sottolineando i momenti più intensi della rappresentazione, e alla fine si sono spellati le mani alle ultime esibizioni acrobatiche di Turno riportato in vita da un ballerino di breakdance italo-africano.

Alla base del successo di questa originale messa in scena di un'opera che è pur sempre un classico, c'è certamente il difficile ma riuscito mix di recitazione (su una traduzione italiana ad hoc), di musiche moderne (Queen, Pink Floyd) dal vivo (Piccola Banda Ikona) o registrate, e soprattutto di danza moderna (breakdance, hip hop). Sul maxischermo scorrono i filmati dei barconi degli odierni profughi sulle coste siciliane, o del ragazzo afgano che legge i passi di raccordo del testo virgiliano in traduzione affacciandosi sul foro romano o passeggiando sul greto del Tevere, mentre le parole salienti del testo latino scorrono in sovrimpressione: Antiquam exquirite matrem… Quis fallere possit amantem?....
Le coreografie sono sempre di grande effetto: particolarmente intensa per esempio la scena del suicidio di Didone, accompagnata nell'Oltretomba dalla danza circolare e ossessivamente ritmata di giovani donne incappucciate in nero, quali ancestrali sacerdotesse delle divinità della Morte.  
 
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Arte Lavoro Integrazione
Aeneas è tuttavia il punto di arrivo provvisorio di un'operazione culturale e sociale di lungo respiro, patrocinata in questo caso, nel 2007, dalla Comunità Europea e dal Ministero italiano del Lavoro, e realizzata per conto della ong CIES (Centro di Informazione ed Educazione allo Sviluppo) dall'associazione ALI (Arte Lavoro Integrazione).
L'ALI ormai da sei anni sottrae ragazzi italiani e stranieri alla disgregazione e all'emarginazione (con tutto ciò che comportano) per portarli nei sotterranei della stazione Termini nei locali del dopolavoro ferroviario, con i treni che passano sopra la testa come unica eco, attutita e ritmata anch'essa, del caos cittadino, per coinvolgerli in progetti artistici di musica, danza, recitazione.
L'integrazione fra ragazzi italiani e stranieri è reciproca, perché la coreografia funziona se tutti vanno allo stesso ritmo e respiro, mentre nessuno perde le sue caratteristiche di cultura e di tradizione. I ragazzi stranieri migliorano l'italiano, e tutti imparano ad orchestrarsi sul palco, cioè a muoversi in modo coordinato con gli altri, e così anche a elaborare e organizzarsi la vita.
In uno dei primi incontri per l'allestimento di Aeneas, quando abbiamo raccontato ai ragazzi le peripezie dei Troiani fuggiaschi che attraversano pericolosamente l'Egeo partendo dalle coste oggi turche, Sahel, 19 anni, fuggiasco due volte dall'Afganistan, ora pizzettaro, ma anche alunno di terza media a Roma, nel suo incerto, ma molto espressivo italiano ha cominciato a raccontare la sua, di Eneide, a piedi attraverso i monti della Turchia dove ha visto morire accanto a sé due compagni di fuga, e attraverso il mare dove, buttato fuori bordo con gli altri dagli scafisti, si è fatto a nuoto di notte gli ultimi 200 metri fino alla costa greca ("mare di giorno bello, ma la notte terible"). Non a caso è stata affidata a lui, nei filmati fuori scena, la parte del lettore dei passi dell'Eneide.
 
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Eneide multietnica
Nei corpi e nella voce di questi ragazzi, che nulla o poco sapevano di Enea, Didone, Turno, alcuni ai primi approcci nella conoscenza stessa della lingua italiana, il poema di Virgilio rivive di nuova vita. Fa un certo (gradevole) effetto vedere un Niso cinese ostacolare nella corsa un Salio italiano per far vincere un Eurialo sudamericano, tutto al ritmo di hip hop. E vedere i profughi troiani essere accolti da un re Latino nero rhuandese, convinto che due popoli che si fondono sono meglio di ognuno per conto suo. Come racconta Livio nella sua seconda versione dello stesso episodio, un attimo prima che i due eserciti comincino ad azzuffarsi, Latino ha un'illuminazione improvvisa, corre alle prime file e fa ai nuovi arrivati la domanda semplice, ovvia, risolutiva: chi siete? E si capisce come fosse ben chiaro alla lingua latina che 'ospite' indica alla pari entrambi, chi arriva nuovo e chi c'era già; e che la nuova patria (anzi, per l'oracolo dell'Eneide, "matria") è comune a tutti.
Come sappiamo, Virgilio segue la versione tradizionale, nella quale tutto ciò è preceduto da una guerra cruenta. Che del resto offre ai bravissimi ballerini la possibilità di mimare il combattimento finale in una coinvolgente, acrobatica, scatenata battaglia di breakdance con la quale lo spettacolo si conclude alla grande.
 
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Tutto questo dopo un anno di studio e di lavoro, di prove, di entrata progressiva nel testo di Virgilio, durante il quale pian piano i ragazzi hanno dato vita, la propria vita, a un testo del quale spesso la retorica classicistica e scolastica ha spento la forza di provocazione. Al punto che in una delle ultime prove, nella celebre scena in cui Didone volge le spalle a Enea nell'Oltretomba, la giovane interprete si allontana compiendo il gesto del dito medio alzato. Gesto certamente (ancorché 'confortato' da passi classici di Aristofane, Persio, Marziale) da non ripetere sul palcoscenico (e magari nemmeno nella vita), ma lì, durante le prove, testimonianza a suo modo della partecipazione e dell'ironia viva con la quale i ragazzi hanno vissuto un testo tanto riverito quanto spesso poco compreso.
Se tutto va bene, quest'anno si riparte con un progetto forse ancora più ambizioso, I Promessi Sposi.
 
Lo spettacolo si può replicare su richiesta in tutte le scuole.
 
 
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*Già insegnante di lettere classiche nei licei, esperto di educazione linguistica, autore di testi di e per la didattica del latino.
 

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