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Il secondo principio della dinamica

La dinamica delle collisioni, impulso e quantità di moto.

Video: Crash test frontale con il tempo misurato in millesimi di secondo

RIFERIMENTI DIDATTICI

La fisica delle collisioni è regolata dal secondo principio della dinamica. Il punto materiale che si considera è il centro di massa del sistema.

 L’importanza pratica della fisica degli urti è ovvia. Non è un caso se uno dei pochi quesiti che i colleghi pongono a noi  insegnanti di fisica è la verifica dei calcoli fatti dall’assicurazione sull’incidente che li ha coinvolti. In un’epoca basata sulla crescita dei trasporti di persone e merci in rapido movimento, inevitabilmente, si moltiplicano gli urti. La sicurezza delle persone all’interno dei mezzi è così affrontata con varie strategie, iniziamo da un’analisi delle caratteristiche dei materiali.

Nello spettacolare incidente ferroviario parigino del 1895 (v. fig. sotto) la locomotiva e alcuni vagoni congiungono il piano stradale esterno alla stazione di Montparnasse e le vetrate del piano elevato della stazione stessa. La motrice sembra quasi integra dopo aver sfondato le barriere, il muro e un volo di diversi metri di altezza. La locomotiva è costruita per resistere, il materiale è studiato per subire una piccola deformazione anche per urti intensi.

Fig.1 Incidente ferroviario parigino del 1895 alla stazione di Montparnasse

 

Un esempio ancora più evidente è osservabile nelle gare automobilistiche di Formula 1, dove la carrozzeria di una monoposto, in urto frontale, sembra subire una sorta di esplosione (si veda la foto sotto dell’incidente di Robert Kubica nel circuito di Montreal del 2007), in cui migliaia di pezzi dell’auto, insieme agli pneumatici anteriori, si allontanano a grande velocità dall’abitacolo che protegge il pilota.

 Fig.2 Immagine dell’incidente di Robert Kubica nel circuito di F1 di Montreal nel 2007

Se si vogliono ridurre le forze (quindi gli effetti) subiti dalle persone all’interno dei veicoli, bisogna massimizzare il tempo di durata dell’urto. Da un altro punto di vista, una parte consistente dell’energia cinetica dell’auto è utilizzata per la rottura dei legami dei materiali o nel lavoro degli sforzi di deformazione permanente.Nel caso delle auto non sportive, l’azione congiunta delle cinture di sicurezza e degli airbag frena l’impatto del conducente e dei passeggeri con le pareti interne dell’abitacolo. Gli airbag sono azionati attraverso sensori che misurano la decelerazione dell’auto nell’urto e hanno tempi di attivazione di pochi decimi di millisecondo (solitamente tra i trenta millisecondi e i cinquanta millisecondi). Essenziale a questo punto un poggiatesta morbido e inclinato per attutire il colpo che la testa riceve al termine della collisione quando, dopo l’impatto con l’airbag, ritorna all’indietro. La breve durata complessiva della collisione è studiata nei crash test con videocamere ad alta velocità capaci di riprendere migliaia di fotogrammi al secondo e con misure di accelerazione affidate a sensori. Se si analizza, con questi strumenti, l’urto di una palla elastica contro una parete (oggetti più semplici di un’auto contro un ostacolo di dimensioni ridotte) si nota la deformazione della pallina da baseball e la successiva elongazione nella fase di rimbalzo. Nell’esempio l’energia cinetica del corpo che urta la parete è conservata quasi completamente al termine della deformazione che, a differenza dei casi precedenti, non è permanente. L’urto è approssimabile al caso elastico.

Nell’ambito classico tutte le collisioni (elastiche o non elastiche) sono trattate introducendo una nuova grandezza vettoriale: la quantità di moto, prodotto tra la massa e la velocità del corpo, generalmente indicata nei manuali di meccanica con il simbolo q o Q (mentre nella fisica delle particelle si preferisce il simbolo p) che permette una diversa formulazione del secondo principio della dinamica del punto materiale. La quantità di moto in ambito quantistico e relativistico ha una diversa definizione applicabile anche a particelle come i fotoni di massa nulla. Essa appare come una delle misure standard della fisica degli acceleratori dove tutte le interazioni sono studiate tramite “collisioni” tra particelle. Inoltre, è facile mostrare, come anche la definizione classica, applicata a semplici problemi atomici, consente importanti conclusioni. Del resto anche nel campo della ricerca, se è vero che le leggi generali delle interazioni tra particelle sono quelle della meccanica quantistica, in molti casi è possibile ottenere informazioni sulla struttura della materia adottando il punto di vista classico e introducendo solo in un secondo momento il formalismo dei quanti. Le simulazioni numeriche di dinamica molecolare, riguardante un gran numero di particelle interagenti, non sono temi di questa lezione, ma saranno affrontate in seguito quando parleremo delle leggi dei gas e della teoria cinetica.

Per approfondire

Per gli approfondimenti sulla conservazione della quantità di moto e l’esperienza di Rutherford si rimanda all’appendice del libro di Steven Weinberg, La scoperta delle particelle subatomiche, Zanichelli, 1986. Per le dimostrazioni matematiche si rimanda al manuale di Antonio Caforio e Aldo ferilli, Fisica! Le regole del gioco, edizione riforma per il triennio dei licei scientifici, Le Monnier, 2012. Per l’esame dei crash test si possono vedere le pagine web in lingua inglese: How crash testing works oppure Forces in car crashes.

Prerequisiti

Le leggi della meccanica e i principi di conservazione.

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