Orientamenti di letteratura in inglese: dal Beowulf a Stephen King

Immagine tratta dal sito: marghe.rita.online.fr

di Luca Gallesi*

Il fascino della letteratura è la sua perenne attualità: i classici sono tali solo quando, resistendo all'usura del tempo, continuano a entusiasmare intere generazioni di lettori, che oggi, però, devono essere maggiormente motivati, poiché si tratta di giovani più abituati a pigiare i tasti della playstation che a sfogliare le pagine di un libro; ecco perché è importante, se e quando possibile, sottolineare eventuali collegamenti con film, musica e, perché no, videogiochi.

Gli albori: sangue e onore
Tra i primi grandi poemi anglosassoni troviamo il Beowulf, conosciuto se non altro a causa delle numerose trasposizioni cinematografiche. Composto anonimamente attorno al VII secolo dopo Cristo, è il poema epico per eccellenza, che esalta i valori pagani della forza, della fedeltà e del coraggio, lievemente temperati dalle virtù cristiane. L'eroe Beowulf, che si sacrifica per uccidere il mostro Grendel e sua madre, è il modello di uno spirito aristocratico e guerriero che anticipa il cavaliere cristiano medievale.
Un altro capolavoro anonimo della poesia allitterativa anglosassone è The Seafarer, a volte tradotto in italiano come Il Nocchiero, oppure Il Navigatore, un lungo e struggente monologo in prima persona di un marinaio esiliato che rimpiange i suoi avventurosi viaggi, descrivendo sentimenti comuni agli spiriti inquieti di ogni epoca.

Il medioevo britannico e la varia umanità di Chaucer
Con la conquista normanna del 1066, anche se l'inglese non è più la lingua della classe dirigente, abbiamo delle opere notevoli, come l'anonimo romanzo cavalleresco Sir Gawain and the Green Knight,assai apprezzato dal Tolkien filologo e medievalista. La storia sovrannaturale di un misterioso guerriero verde a cui Sir Gawain – cavaliere di Re Artù – taglia la testa senza però ucciderlo, racconta simbolicamente la forza del rinnovamento vegetale che si compie ogni primavera. L'arrivo della primavera, con tutto il suo carico simbolico, apre il capolavoro della letteratura inglese medievale: I racconti di Canterbury, scritti da Geoffrey Chaucer, un letterato che era stato anche soldato, cortigiano e viaggiatore, capace quindi di descrivere personaggi reali e veridici, descritti con le loro passioni e i loro difetti. Di quell'epoca resta anche un'altra storia, quella immortale di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola rotonda, raccontata da Sir Thomas Malory durante un lungo soggiorno nelle prigioni di sua Maestà.

La rinascenza da Shakespeare ai Metafisici
La cosiddetta età elisabettiana è dominata dall'opera di William Shakespeare, una presenza così ingombrante da risultare quasi inflazionata. Per rimetterlo tra gli autori 'classici' – che, lo ripetiamo, non è sinonimo di 'noiosi' – sarebbe utile dimenticare per un attimo i vari Amleti, Cesari, Giuliette e Romeo, Gentiluomini di Verona e Mercanti di Venezia per indugiare, magari, sui drammi storici come l'Enrico V e il Riccardo III, che ci danno un quadro vivace e credibile della politica e della società del loro tempo, guidata da sovrani illuminati e coraggiosi come il primo, oppure da re astuti e traditori, come il crudele Riccardo. Naturalmente, non possiamo lasciare Shakespeare senza leggere i suoi Sonetti: dedicati a un giovane nobile, a una misteriosa dark lady e a un poeta rivale, sono raffinate meditazioni sul passare inesorabile del tempo e sulla forza straordinaria dei sentimenti. Su una simile lunghezza d'onda troviamo i cosiddetti Poeti Metafisici, autori più apprezzati nel Ventesimo secolo che dai loro contemporanei, a volte sconcertati dalle complesse metafore delle loro liriche, ben rappresentate dai Sonetti di John Donne e da quelli di Andrew Marvell.

Dalle guerre civili e religiose alla Restaurazione
Il Seicento delle guerre civili e della prima, vera rivoluzione europea è incarnato da John Milton, appassionato sostenitore di Cromwell e soprattutto autore dell'immortale Paradiso perduto, con la sua forse involontaria esaltazione di Satana. Durante la Restaurazione spicca la figura di John Dryden, poeta, critico e drammaturgo di cui si possono certamente ancora apprezzare La festa di Alessandro e la Canzone per il giorno di Santa Cecilia, rappresentative del gusto anche musicale dell'epoca come ci dimostrano le belle trasposizioni di Haendel.

L'avvento della borghesia: il romanzo e il giornalismo
L'ascesa delle classi medie cambia radicalmente il gusto letterario dell'epoca: nascono i giornali e si diffonde il romanzo, un nuovo genere letterario più adatto alla descrizione e all'analisi dei sentimenti e dei costumi. Daniel Defoe ha scritto, tra l'altro, le avventure di Robinson Crusoe e quelle di Moll Flanders, descrizioni efficaci e senza retorica di personaggi ancora credibili. Al realismo dei romanzieri si oppone il cinismo ironico dei cosiddetti scrittori satirici, tra i quali spiccano Laurence Sternecon il suo capolavoro sempre attuale Tristram Shandy, e Jonathan Swift con I viaggi di Gulliver, erroneamente considerato un libro per ragazzi.

Romanticismi, impegno sociale ed espansione coloniale
William Blake
è il padre di tutti i romantici: pittore, artigiano, poeta e soprattutto visionario mistico ci ha lasciato delle poesie immortali come quelle raccolte nei Canti dell'Innocenza e dell'Esperienza o nel Matrimonio tra Paradiso e Inferno. Dopo di lui vengono i celebrati Wordsworth, Coleridge, Byron, Shelley e Keats, le cui opere poetiche sono sicuramente ancora degne di studio e attenzione, in particolare la Ballata dell'Antico Marinaio, di S.T. Coleridge, che recentemente è stata musicata addirittura da un gruppo di heavy rock.
Il romanzo dell'Ottocento assume forti connotazioni sociali grazie soprattutto alle popolarissime opere di Charles Dickens, che denunciano l'avida dittatura materialista del profitto; romanzi come David Copperfield, Oliver Twist, Il Circolo Pickwick e Martin Chuzzlewit continuano a essere pubblicati, letti e apprezzati. Con l'incoronazione della Regina Vittoria (1837) si apre una nuova era di consolidamento e di espansione dell'Impero Britannico, mirabilmente raccontata da scrittori come Joseph Conrad, autore di romanzi avvincenti come Cuore di tenebra e Lord Jim, e Rudyard Kipling, di cui si possono apprezzare, oltre ai celebri Libri della Giungla, tutti i racconti e il suo capolavoro, Kim.

Un Modernismo che sa di antico

Le Poesie scelte di W.B.Yeats sono una lettura obbligata per chiunque voglia conoscere la letteratura in inglese del Novecento. A lui si ispirano, o comunque con lui devono confrontarsi, i protagonisti del Modernismo letterario: gli esuli americani T.S. Eliot ed Ezra Pound e l'irlandese James Joyce, autori di opere colte che non concedono nulla la lettore pigro o superficiale. Caratteristica comune a tutti e tre è il recupero e l'utilizzo del Mito come strumento più adatto della ragione a descrivere e capire la realtà. Di T.S.Eliot si possono apprezzare tutte le poesie – in particolare Gli uomini vuoti o Il canto d'amore di A.J.Prufrock – e soprattutto il suo capolavoro, La terra desolata, esempio calzante e attuale dell'alienazione occidentale. Ezra Pound, autore di Hugh Selwyn Mauberley la più spietata critica alla guerra moderna, ha scritto con i suoi Cantos il poema epico americano. Di James Joyce è inevitabile citare il suo capolavoro, l'Ulysses, ma è sicuramente più facile amare opere come la raccolta Gente di Dublino o il Ritratto dell'artista da giovane.

Dopo la guerra
Dopo la Seconda guerra mondiale gli orizzonti mutano radicalmente: l'olocausto nucleare e il dissolvimento dell'Impero britannico spostano irrevocabilmente l'asse del mondo oltre l'Oceano Atlantico. Qui, gli autori della cosiddetta Beat generation esprimono per primi un disagio esistenziale che si trasforma in un netto rifiuto della vincente società dei consumi; Jack Kerouac si dà al vagabondaggio, come racconta nel libro di culto Sulla strada; Gregory Corso esorcizza le paure degli ordigni atomici nel suo poema ironico La bomba, mentre Allen Ginsberg si rivolge a Oriente e alle droghe, come racconta nel suo Urlo. Si diffonde infine, a partire dagli anni Settanta, un revival della narrativa fantastica, fantascientifica e dell'orrore, rappresentativa delle ansie collettive del dopoguerra, il cui maestro indiscutibile e indiscusso è lo scrittore di culto Stephen King, incoronato maestro del brivido grazie a libri come Carrie o Shining, ma anche autore di It,uno dei più bei romanzi sull'adolescenza e sull'amicizia che siano mai stati scritti.

*Docente di Lingua e letteratura inglese al Civico Liceo Linguistico 'Manzoni' di Milano. Collabora alle pagine culturali di numerosi quotidiani e periodici e ha curato e/o tradotto opere di J.Florio, W.Blake, W.B.Yeats, Ezra Pound.

Pubblicato il 29/1/2008

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