Il capolavoro di Verga, uscito nel 1881, è considerato il più importante romanzo del Verismo italiano; un’opera fortemente innovativa dal punto di vista della scrittura, dell’ambientazione e della vicenda narrata: i personaggi, la storia, le tecniche narrative.
È consigliabile la lettura integrale dei Malavoglia nell’estate precedente l’ultimo anno di liceo sia per motivi di tempo, sia per mettere l’alunno direttamente di fronte al testo, senza preparazione, mantenendo così quello’straniamento’ perseguito dall’autore che rimane caratteristica essenziale del romanzo.
La vasta produzione di Giovanni Verga sarà affrontata in tre lezioni:
Giovanni Verga. La prima produzione. Dalla fase 'patriottico-romantica' e dall’influsso di Antonio Abate a quella 'sentimentale-borghese', ispirata agli ambienti fiorentino e milanese e alle frequentazioni dei salotti artistico-letterari di quelle città.
Giovanni Verga Verista. Le grandi opere che gli sono valse un posto insostituibile nella letteratura italiana.
I Malavoglia. Zoom sull'opera.
La situazione politico culturale dell’Europa ottocentesca; i principali elementi di narratologia: novella, romanzo; il narratore, il punto di vista, ecc.
I Toscano (detti i Malavoglia) sono, contrariamente a quanto dice il loro soprannome, una famiglia di pescatori molto laboriosi, che vivono dignitosamente nella loro casa (la casa del nespolo, centro della narrazione, degli affetti e dei valori familiari) grazie alla loro barca di proprietà, la Provvidenza. Il capofamiglia ‘Ntoni è il patriarca; suo figlio Bastianazzo, sposato con Maruzza, ha cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Filomena, Alessi e Rosalia. Vivranno moltissime disgrazie, causate in primis dall’allontanamento, forzato o spontaneo, di alcuni membri della famiglia. La partenza del giovane ‘Ntoni per la leva militare (1863, la prima chiamata alla leva per l’appena formato Regno d’Italia) priva la famiglia della sua forza lavoro: ne conseguirà un tentativo di affare commerciale, fallito, che, insieme alla morte di Bastianazzo, al naufragio della Provvidenza, al colera che si porterà via Maruzza, getterà i restanti membri della famiglia sul lastrico, costringendoli a vendere la casa del nespolo. Successivamente, la morte di Luca nella battaglia di Lissa (ulteriore tributo pagato dai Malavoglia alla per loro incomprensibile causa del Regno d’Italia) sarà ulteriore causa del dissesto familiare. Solo con lo sforzo congiunto di coloro che resteranno e che abbracceranno il sistema di valori familiari tradizionali si otterrà il risultato di riacquistare la casa del nespolo e di riunire e salvare la famiglia decimata e dispersa. Coloro che, però, si sono allontanati da questo sistema di valori e che non riescono a rientrarvi (per scelta, Lia, o per essere diventati incompatibili con esso, ‘Ntoni giovane) devono sperimentare l’amara sconfitta della vita. Il vecchio padron ‘Ntoni è il simbolo di questa sconfitta: morirà in un letto di ospedale, avendo saputo che il nipote Alessi ha riacquistato la casa del nespolo, ma senza la possibilità di rientrarvi.
Nel romanzo maggiore di Verga sono presenti tutte le tecniche narrative che caratterizzano la sua produzione novellistica e romanzesca verista; anzitutto, nell’incipit del romanzo quella tecnica della regressione presente già in Rosso Malpelo.
“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron 'Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch'era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla”.
Come si vede dall’esempio, l’autore ‘regredisce’ al livello del narrato e dei personaggi; non guarda a ciò che scrive dalla posizione di chi, in quanto creatore dell’opera, la vede nella sua completezza e lascia che i luoghi, le cose, financo le persone si presentino sulla scena da sole, come generate dalla lettura stessa, nel momento stesso in cui l’occhio del lettore scorre la pagina. Unico ‘aiuto’, talvolta non sufficiente a evitare un certo ‘scoraggiamento’ nella lettura, è l’uso del corsivo per i nomi propri o per i soprannomi. Del resto, sono le parole dello stesso Verga che ci spiegano le sue scelte:
“Io mi son messo in pieno, e fin dal principio, in mezzo ai miei personaggi e ci ho condotto il lettore come ei li avesse conosciuti diggià, e più vissuto con loro e in quell'ambiente sempre. Parmi questo il modo migliore per darci completa l'illusione della realtà; ecco perché ho evitato studiatamente quella specie di profilo che tu mi suggerivi pei personaggi principali”.
(Dalla lettera a Felice Cameroni, che aveva recensito i Malavoglia)
A fianco alla regressione, en pendant con essa, è presente l’impersonalità, che Verga teorizzò in alcune lettere a colleghi e amici letterati (vedi anche la lezione Giovanni Verga – La prima produzione) e sulla base della quale l’opera d’arte avrebbe dovuto cadere dalla mano dell’autore “come un frutto maturo”, senza serbare con la pianta che lo aveva generato alcun elemento di contatto.
Nella novella Fantasticheria, raccolta in Vita dei campi, che precede di pochi mesi la stesura dei Malavoglia, Verga teorizza il cosiddetto “ideale dell’ostrica” che si trova alla base della narrazione in questo romanzo.
“Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell'ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace com'è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui. - E sotto questo aspetto vedrete che il dramma non manca d'interesse. Per le ostriche l'argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio”.
L’idea risale allo scrittore francese Honoré de Balzac (1799-1850) che aveva progettato, sin dal 1835, di unire in un progetto comune un insieme di romanzi e novelle che dessero un quadro esaustivo della società francese contemporanea. Il titolo ideato in un primo momento, Studi sociali, lasciò successivamente posto a La comédie humaine, un’opera composta da 137 scritti, che secondo l’autore avrebbe potuto e dovuto “fare concorrenza allo stato civile”. Nei decenni successivi, il romanziere francese Émile Zola riprese l’idea di ciclo di romanzi, seguendo lo sviluppo di vari personaggi in romanzi consecutivi, che narravano epoche diverse della vita dei vari personaggi. Verga nella Duchessa di Leyra (terzo titolo del progettato e mai compiuto ciclo dei Vinti) avrebbe dovuto narrare la storia della figlia di Mastro-don Gesualdo, protagonista del secondo romanzo del ciclo. Come appare evidente, il ciclo di romanzi è fortemente legato al darwinismo sociale.
TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO
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