Un’opera tra Medioevo e Umanesimo. I temi e le scelte stilistiche
La fama di Francesco Petrarca è indissolubilmente legata al successo del suo Canzoniere, quei Rerum vulgarium fragmenta (frammenti di cose in volgare, ma anche ‘popolari’, ‘di poco conto’) che, non a caso, l’autore definisce catullianamente “nugae”: ‘cosette di poco valore’, ‘bagatelle’.
Contraddittoria l’indicazione che ci dà Petrarca. Da una parte, la scelta del volgare, che per un autore di grande cultura potrebbe sembrare quasi una ‘seconda scelta’, e un titolo, in latino, che indica un giudizio di valore se non basso, almeno ‘secondario’ dei componimenti. Dall’altra, il lavoro instancabile di decenni, testimoniato dai tantissimi autografi che ci mostrano ripensamenti, correzioni, modifiche, intorno a un’opera alla quale l’autore non sembra voler affidare la sua fama presso i posteri (che per lui fu sempre un obiettivo manifesto), e che, invece, rappresenta proprio la sua produzione di maggior successo e più innovativa.
La vicenda biografica di Petrarca / La produzione precedente e successiva al Canzoniere / Concetti di dissidio interiore, di donna angelicata, di amore stilnovista.
Il Canzoniere è una raccolta di 366 componimenti lirici: 317 sonetti, più canzoni, ballate, sestine. Evidente l’allusione ai giorni dell’anno, più un componimento proemiale, di tipo programmatico, in cui Petrarca chiarisce i motivi del suo scrivere quest’opera, rivolgendosi direttamente al lettore (Voi c’ascoltate in rime sparse il suono; tra le risorse web sono presenti due letture e altrettante parafrasi della lirica posta in incipit di raccolta). Tra i testi del tardo Medioevo, si tratta di una tradizione molto fortunata, dal momento che possediamo un manoscritto in gran parte autografo, databile allo stesso anno della morte, che deve essere considerato, quindi, la redazione definitiva di un’opera la cui tormentata composizione ha evidenziato, attraverso gli studi filologici, addirittura 9 redazioni diverse! Non altrettanto precisa la datazione dell’inizio della stesura dell’opera, forse la fine degli anni Quaranta del XIV sec. Sembra evidente, però, sempre dal sonetto proemiale, che Petrarca abbia cominciato a comporre il Canzoniere compattando “rime sparse” risalenti a periodi anche remoti. Probabilmente, infatti, l’interesse nei confronti della poesia lirica appare negli anni in cui il poeta visse a Bologna. Qui si era trasferito nel 1320, insieme con il fratello, per continuare, di malavoglia, gli studî giuridici iniziati a Montpellier, e che abbandonò definitivamente nel 1326, alla morte del padre.
Personaggio cardine dell’opera è senza dubbio Laura, la donna amata, figura idealizzata e fortemente simbolica già a partire dal nome, nonché dalle circostanze in cui avvenne il primo incontro, il venerdì di Pasqua in una chiesa di Avignone. Il Canzoniere è diviso in due sezioni: “Rime in vita” e “Rime in morte di madonna Laura”. In apparenza, la Laura di Petrarca ha una stretta parentela con le donne degli stilnovisti; di là dalla stereotipata descrizione (sempre allusa e suggerita, mai concretamente denotata, che ovviamente ci restituisce un angelo biondo, dalla pelle chiarissima e dagli occhi azzurri, con denti di perla e labbra di rubino) essa appare come una sorta di essere superiore, quasi metafisico, venuta, avrebbe detto Dante “da cielo in terra a miracol mostrare”.
Il dramma interiore di Petrarca, però, consiste proprio nell’inadeguatezza di questa immagine; laddove Beatrice ancora rappresenta quel catalizzatore di pensieri di santità che portano a chinare gli occhi e a innalzare la lode di Dio, Laura non può più essere percepita come un essere metafisico, ma assume prepotentemente connotati di umanità e di sensualità.
Siamo ancora ben lontani, tuttavia, da quel distacco dalla concezione teocentrica che, di qui a pochi anni, consentirà all’uomo umanista e rinascimentale di guardare all’amore terreno con sana e diversa leggerezza. Petrarca non è in grado, nella sua posizione di uomo medioevale, di accettare quella visione che sente come irrevocabilmente terrena dell’amore e che costituirà – assieme alla ricerca per la gloria terrena, quelle che nel Secretum chiama “le catene di diamante” – il dramma di una vita.
A testimonianza di un tormento interiore anche un’altra osservazione, legata alla struttura dell’opera: se da una parte il Canzoniere rappresenta senza dubbio un liber organico, a costruzione quasi ‘gotica’; dall’altra, il soggettivismo imperante ce lo fa leggere anche come un insieme di liriche che seguono soltanto l’andamento di un animo sofferente: in questo senso si tratta di un’opera che ha già ampiamente superato il Medioevo nella direzione dell’Umanesimo.
Benché la presenza di Laura sia, infatti, certamente prevalente, il vero protagonista dell’opera è il poeta stesso; e in questo consiste l’importante evoluzione rispetto alla lirica tanto dei trovatori quanto dei Siciliani; non più una domina protagonista, magari lontana e inconsapevole – tuttavia ugualmente dominatrice – ma il proprio animo tormentato, secondo il meccanismo poetico già presente nell’elegia greca e latina. Tanto che Petrarca nel sonetto proemiale si rivolge ai suoi lettori chiedendo comprensione per sé in nome del proprio tormento, che egli sa di poter condividere con altri uomini. L’animo tormentato è dunque il protagonista reale: esso viene studiato in ogni minima piega, accompagnato nelle reazioni più contraddittorie, analizzato con cura meticolosa.
Dopo la morte di Laura (che l’autore colloca nel 1348), il mondo del poeta sembra diventare più ristretto e chiuso, oltre che più triste e proiettato verso un desiderio di purificazione in chiave ultraterrena; permane il ricordo di lei, accanto al quale sono ancora presenti le altre tematiche affrontate liricamente da Petrarca: la situazione politica degli Stati italiani, con particolare riferimento alla questione della Curia papale, e un sentimento di cosmopolitismo inquieto accompagnato da una forte nostalgia nei confronti dei luoghi che man mano rappresentano la propria patria.
Molto interessante la scelta linguistica, soprattutto se contestualizzata nel momento storico e se comparata a quella di Dante, da questi teorizzata nel De vulgari eloquentia e messa in pratica finalmente nella Commedia.
Per Dante il volgare è una scelta senza appello, che prevede la creazione di un idioma che sia aulico, curiale, illustre e cardinale, ma che contemporaneamente sappia spaziare in un amplissimo ventaglio di registri e di scelte lessicali; per Petrarca, al contrario, il volgare deve tendere a riprodurre la perfezione lessicale e strutturale del latino. La letteratura latina, infatti, ha raggiunto una perfezione che ormai non si può che imitare; il volgare, d’altro canto invece, può elevarsi al livello di lingua letteraria, purché sottoposto a un processo continuo di labor limae. Del resto, che per Petrarca si tratti di una scelta letteraria, quasi ‘estranea’ al parlato, è ampiamente testimoniato dalle sue stesse glosse ai propri testi: “optime!”, “hic corrige” si autocommenta a margine, parlando tra sé e sé in latino.
Canzoniere, III
Era ‘l giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo Fattore i rai,
quando i’ fui preso, e non me ne guardai,
che i be’ vostr’occhi, Donna, mi legaro.
Tempo non mi parea da far riparo
contr’a’ colpi d’Amor; però n’andai
secur, senza sospetto: onde i mei guai
nel comune dolor s’incominciaro.
Trovommi Amor del tutto disarmato,
ed aperta la via per gli occhi al core,
che di lacrime son fatti uscio e varco.
Però, al mio parer, non li fu onore
ferir me di saetta in quello stato,
ed a voi armata non mostrar pur l’arco.
Comprensione del testo
Fai la parafrasi puntuale del testo.
Riassumi in 5/6 righe il contenuto della lirica
Quali sono i due piani temporali su cui si colloca la poesia?
Analisi testuale
Descrivi struttura metrica e rimica della poesia
La divisione in strofe corrisponde all’andamento sintattico? Motiva la tua risposta
Analizza l’uso delle maiuscole nel testo; quale significato assumono?
Scegli due o tre parole chiave del testo, quindi motiva la tua scelta.
Nei versi 7-8 l’autore parla di “guai” personali e di “dolore comune”: a cosa si riferisce? Questo confronto può essere letto come una sorta di giustificazione? Motiva la tua risposta.
Approfondimento
Nei versi 10-11 Petrarca riprende la tematica dello sguardo come fonte di coinvolgimento emotivo; qual è la fonte di tale concetto? Sai fare qualche esempio tratto dalla tradizione poetica precedente?
Secondo quanto testimoniato da Petrarca stesso, siamo in grado di collocare esattamente nel tempo l’evento di cui si parla in questa lirica; di che giorno si tratta? In quale verso del testo vi si allude chiaramente?
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